Keigo Higashino.
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L'emporio dei piccoli miracoli.
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Parte 1.
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Titolo originale: Namiya zakkaten no kisei.
Traduzione di Stefano Romagnoli.
2018 Mondadori Libri, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Tre giovani ladri un po' pasticcioni - Shota, Kohei e Atsuya - hanno appena svaligiato una casa in una piccola cittadina di campagna, quando vengono lasciati a piedi dall'auto con cui sarebbero dovuti scappare. Decidono allora di nascondersi in un vecchio negozietto che sembra abbandonato, l'Emporio Namiya. Nel cuore della notte, per, succede qualcosa di strano: una lettera viene infilata sotto la serranda abbassata del negozio.  una richiesta di aiuto, indirizzata all'anziano proprietario dell'Emporio, che anni addietro era diventato celebre perch dispensava massime di saggezza e consigli di vita a chiunque gli chiedesse una mano. I tre, cos, decidono di fare le sue veci e depositano una risposta scritta fuori dalla porta. Shota, Kohei e Atsuya, pensando di aver risolto la questione, tornano a discutere della fuga all'alba, ma dopo qualche istante giunge la replica, e questa volta capiscono che incredibilmente quelle lettere sono inviate da qualcuno che vive nel 1979, pi di trent'anni indietro rispetto al loro presente.
Da quel momento, le lettere di aiuto si moltiplicano, inviate da nuovi mittenti, ognuno con i propri problemi, tutti diversi e tutti complicati. Coinvolti in quella bizzarra macchina del tempo, i tre ladri decideranno di prestare il proprio aiuto a tutti quelli che lo richiedono, provando con le loro risposte a cambiare, in meglio, il passato. Scegliendo il miglior destino possibile per quei perfetti sconosciuti.
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L'AUTORE.
KEIGO HIGASHINO  uno dei pi noti scrittori giapponesi, pubblicato in 14 Paesi.  autore bestseller di romanzi. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali, e da molte delle sue opere sono stati tratti film e serie tv di grande successo.
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PARTE PRIMA.
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La risposta  nella cassetta per il latte.
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Capitolo 1.
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ANDIAMO alla casa abbandonata.
L'idea era di Shota. Diceva che c'era una casa abbandonata che sarebbe stata perfetta.
Perfetta in che senso? chiese Atsuya, guardandolo dall'alto in basso. Oltre a essere piccolo di statura, Shota aveva ancora la faccia da ragazzino.
Perfetta vuol dire perfetta. Ideale per rimanere nascosti per un po'. L'ho scoperta per caso quando sono venuto qui in perlustrazione, ma non pensavo che avremmo dovuto usarla sul serio.
Scusatemi, tutti e due. Kohei si fece piccolo nonostante la sua corporatura massiccia. Guardava sconfortato la vecchia Nissan Crown, ferma l accanto. Non mi sarei mai immaginato che la batteria si sarebbe scaricata proprio adesso.
Atsuya lasci andare un sospiro: Dirlo non serve a niente.
S, ma che sar successo? Non aveva dato problemi finora e non mi sono nemmeno dimenticato i fari accesi.
Sono gli anni che ha, spieg Shota. Hai visto quanti chilometri ha fatto? Pi di centomila,  come se avesse raggiunto la vecchiaia.  arrivata alla fine della sua vita, ha corso fino a qui e poi si  spenta. Per questo ti avevamo detto di rubarne una nuova!
Kohei, a braccia conserte, gemette. Ma le macchine nuove hanno tutte l'antifurto!
Dateci un taglio! fece Atsuya con un gesto di insofferenza. Shota, questa casa abbandonata  vicina?
Lui ci pens un attimo. Se ci sbrighiamo ci vorranno una ventina di minuti.
Bene, allora andiamo. Facci strada.
D'accordo, ma della macchina che ne facciamo? La lasciamo qui?
Atsuya si guard intorno. Erano in un posteggio privato di un quartiere residenziale. Avevano parcheggiato la Crown l perch c'era uno spazio libero, ma se il proprietario se ne fosse accorto avrebbe senz'altro chiamato la polizia.
Sarebbe meglio di no, ma visto che non va che altro possiamo fare? Non avete toccato niente a mani nude, vero? Perci non c' il rischio che ci rintraccino tramite le impronte nell'auto.
Insomma ci affidiamo alla sorte.
Vedi altre possibilit?
Era solo per essere sicuro. Okay, allora seguitemi.
Shota cominci a camminare, e Atsuya gli and dietro. La borsa che reggeva era pesante. Kohei gli si mise a fianco.
Senti, e se prendessimo un taxi? Un po' pi avanti c' una strada trafficata, penso che l ne troveremmo uno.
Atsuya sbuff. Se tre tizi con una borsa prendessero un taxi a quest'ora e in un posto come questo, quanto ci metterebbe l'autista a ricordarsi di loro? I nostri identikit verrebbero diffusi e sarebbe la fine.
Ma l'autista mica ci fisserebbe, no?
E se invece lo facesse? O se magari ricordasse il nostro viso anche solo guardandoci di sfuggita? Che faremmo allora?
Kohei rimase in silenzio per un po', e poi si scus a voce bassa.
Dai, su. Cammina e zitto.
I tre procedevano per il quartiere residenziale, che si trovava su una collina. Erano passate le due di notte. Le case erano tutte uguali e nessuna finestra era illuminata, tuttavia non potevano permettersi nessuna disattenzione. Se avessero parlato ad alta voce e qualcuno li avesse sentiti avrebbe potuto raccontare alla polizia che c'erano degli individui sospetti che si aggiravano da quelle parti nel cuore della notte. Atsuya, dal canto suo, avrebbe voluto che la polizia pensasse che i colpevoli erano fuggiti in auto dal luogo del misfatto. Questo a patto che la Crown rubata non venisse ritrovata subito, ovviamente.
La strada era in leggera salita, ma mentre camminavano la pendenza aument gradualmente e le case si fecero pi diradate.
Dove dobbiamo arrivare? chiese Kohei ansimando. Shota gli rispose che mancava ancora un po', ma in realt si ferm quasi subito. L accanto c'era una casa.
Era una costruzione non troppo grande, che univa assieme casa e negozio.
La parte adibita ad abitazione era la tipica casa giapponese in legno, e la bottega, che consisteva in due locali sul davanti, aveva la serranda abbassata. Su questa vi era una buca per la posta, senza che vi fosse scritto alcun nome. Di lato un capanno che probabilmente era servito da magazzino o da rimessa.
 questa? chiese Atsuya.
Mah, rispose Shota perplesso guardando la casa. Dovrebbe.
Come dovrebbe? Non  questa?
S, credo di s. Il fatto  che quando ci sono venuto l'altra volta mi aveva fatto un'impressione diversa. Mi era sembrata pi nuova.
Ma l'altra volta era pieno giorno. Sar per quello?
Forse s.
Atsuya tir fuori dalla borsa una torcia e illumin la serranda. In alto c'era un'insegna sulla quale si leggeva a malapena la parola EMPORIO. C'era scritto anche il nome del negozio, ma era impossibile decifrarlo.
Un emporio? In un posto del genere? Ci passer mai qualcuno? disse sovrappensiero.
Be', l'avranno chiuso proprio perch non ci veniva nessuno, osserv giustamente Shota.
Gi. Ma da dove si entra?
C' una porta sul retro, la serratura  rotta.
Shota disse ai compagni di seguirlo ed entr nel passaggio tra l'edificio e la rimessa. Gli altri due gli andarono dietro. L'apertura era di circa un metro, e mentre avanzavano alzarono gli occhi al cielo. Sopra di loro si stagliava una luna tonda.
Effettivamente sul retro c'era un'entrata di servizio. Accanto alla porta c'era una cassetta di legno, e Kohei chiese bisbigliando a cosa servisse.
Non lo sai? rispose Atsuya.  una cassetta per il latte. Per mettercelo quando te lo consegnano a domicilio.
Davvero? domand Kohei guardando la cassetta incuriosito.
I tre entrarono dalla porta di servizio. L'interno era polveroso e odorava di chiuso. Nell'ingresso, in terra battuta, una lavatrice arrugginita che probabilmente non funzionava pi, e sulla soglia un sandalo dimenticato. Lo superarono e si introdussero in casa senza togliersi le scarpe.
Il primo locale era la cucina, con il pavimento di assi di legno e il lavello e i fornelli sotto la finestra. In un angolo c'era un frigorifero a due porte, e in mezzo alla stanza un tavolo e delle sedie.
Kohei apr il frigorifero. Non c' niente qui dentro, comment con aria seccata.
 ovvio, non ti pare? ribatt Shota infastidito. Ma se anche ci fosse stato qualcosa, che ci avresti fatto? Te lo volevi mangiare?
Ho soltanto detto che non c' niente.
Accanto c'era il soggiorno in stile giapponese, con il pavimento coperto dai tatami, un cassettone e l'altarino buddista. In un angolo erano impilati dei cuscini e c'era anche un armadio a muro, che per non invogliava ad aprirlo.
Vi era poi la parte adibita a negozio. Atsuya la illumin con la torcia. Sugli scaffali era rimasta un po' di merce: cancelleria, prodotti per la cucina e detersivi.
Shota frugava nei cassetti dell'altarino buddista. Ma che fortuna! Ci sono delle candele. Cos possiamo fare luce.
Ne accese qualcuna con l'accendino, e le dispose in giro per la stanza. Bastarono a illuminare a sufficienza l'ambiente, e Atsuya spense la torcia.
Kohei, visibilmente sollevato, si sedette a gambe incrociate sopra i tatami dicendo: Be', allora non ci resta che aspettare che faccia giorno.
Atsuya prese il cellulare e controll l'ora. Erano passate da poco le due e mezza.
Guardate cosa c'era qui dentro, disse Shota, tirando fuori dall'ultimo cassetto dell'altarino qualcosa che assomigliava a una rivista. Doveva essere un vecchio settimanale.
Fammi vedere, chiese Atsuya, allungando la mano.
Spazz via la polvere e guard meglio la copertina. Vi campeggiava il volto sorridente di una ragazza, forse un personaggio noto della televisione. Gli sembr di averla gi vista da qualche parte e, mentre la scrutava, si rese conto che era un'attrice che impersonava spesso il ruolo della madre negli sceneggiati televisivi. Quella ragazza aveva ormai pi di sessant'anni.
Gir il settimanale e cerc la data: era di quarant'anni prima. Quando lo disse agli altri due quelli spalancarono gli occhi.
Fico! Che cosa succedeva a quell'epoca? domand Shota.
Atsuya sfogli le pagine. L'aspetto era identico a quello dei settimanali attuali.
Supermercati svuotati di carta igienica e detersivi?... Ne avete sentito parlare?
Io s, rispose Kohei. Era il periodo della crisi petrolifera.
Atsuya diede un'occhiata all'indice e and alle pagine in fondo, quelle con le illustrazioni, poi richiuse la rivista. Foto di belle ragazze o di donne nude non ce n'erano.
Chiss fino a quando hanno vissuto in questa casa? Rimise la rivista nel cassetto e si guard intorno. Nel negozio c' ancora un po' di merce, e hanno lasciato qui il frigorifero e la lavatrice. Sembra quasi che se ne siano andati in fretta e furia.
Sono fuggiti di notte, non c' dubbio, sentenzi Shota. Non avevano clienti ed erano pieni di debiti, e quindi una notte se la sono svignata con armi e bagagli. Pi o meno sar questo che  successo.
Probabile.
Che fame! si lament Kohei con voce disperata. Ci sar un konbini da queste parti?
Anche se ci fosse un supermercato aperto non ti ci lascerei andare, rispose Atsuya, guardandolo torvo. Fino a domattina ce ne restiamo qui zitti e fermi. Se dormiamo, il tempo passer in un attimo.
Kohei si strinse nelle spalle e si abbracci le ginocchia. Ma se ho fame non riesco a dormire.
Oltretutto non ci si pu certo sdraiare su questi tatami pieni di polvere! disse Shota. Se almeno ci fosse qualcosa da stenderci sopra.
Aspetta un po', rispose Atsuya, alzandosi in piedi. Prese la torcia e and nella bottega. Si mosse tra gli scaffali e li illumin, sperando di trovare dei teli di plastica o qualcosa del genere.
C'erano dei rotoli di carta per gli shoji.a Se li avessero srotolati e distesi a qualcosa potevano servire. Fu proprio nel momento in cui allung la mano per prenderli che alle sue spalle ci fu un suono lieve. Trasal e si volt in tempo per vedere qualcosa di bianco che cadeva nella scatola di cartone poggiata contro la serranda. Ne illumin l'interno con la torcia, sembrava una busta.
Si sent gelare il sangue. Avevano infilato la lettera nella buca, ma non era possibile che recapitassero la posta a quell'ora, per di pi in una casa abbandonata. Questo voleva dire che qualcuno si era accorto che erano l dentro, ed era venuto ad avvertirli di qualcosa. Fece un respiro profondo, apr lo sportellino della buca delle lettere e guard fuori. Gi immaginava che fossero circondati da auto della polizia, ma invece era tutto buio e non si vedeva anima viva.
Tir un sospiro di sollievo e raccolse la busta. Sul davanti non c'era scritto niente, ma sul retro, in una grafia rotondeggiante, spiccava la scritta Lepre nella Luna.
Torn nel soggiorno con la busta in mano, e quando la mostr agli altri due, entrambi assunsero un'espressione sgomenta.
Ma scusa, sar stata l da prima, disse Shota.
L'hanno appena imbucata. L'ho visto con i miei occhi e poi guarda la busta,  nuova. Se fosse stata l avrebbe dovuto essere coperta di polvere.
Kohei si rannicchi. Sar la polizia.
L'ho pensato anch'io, ma non  cos. La polizia non perde tempo a fare questi giochetti.
Gi, esclam Shota. E non si firma certo Lepre nella Luna.
E allora chi sar? chiese Kohei, guardandosi attorno pieno d'apprensione.
Atsuya esamin la busta. Era voluminosa, se si trattava di una lettera doveva essere bella lunga. Ma che cosa poteva mai esserci scritto?
No, disse tra i denti, non  per noi.
Gli altri lo guardarono con aria interrogativa.
Pensateci un attimo. Quanto tempo  passato da quando siamo entrati in questa casa? Potrei capire se fosse un biglietto, ma per scrivere una lettera di questa lunghezza ci sar voluta almeno una mezz'ora.
S, in effetti hai ragione, assent Shota. Per non  detto che sia una lettera.
Gi,  vero, rispose Atsuya, guardando di nuovo la busta. Era perfettamente sigillata, e ne prese un lembo con entrambe le mani.
Che fai? chiese Shota.
La apro. Facciamo prima a vedere cosa contiene.
Ma non  indirizzata a noi, disse Kohei. Non  brutto se la apriamo?
Che altro possiamo fare? Non c' nemmeno scritto il destinatario.
Atsuya strapp la busta, e con ancora indosso i guanti tir fuori i fogli. Quando li dispieg vide che erano scritti con una grafia fitta in inchiostro blu. La prima riga diceva:  la prima volta che le scrivo, e vorrei avere il suo consiglio.
Ma che roba ? mormor Atsuya.
Kohei e Shota si avvicinarono e sbirciarono da sopra le sue spalle.
Era proprio una strana lettera.
 la prima volta che le scrivo, e vorrei avere il suo consiglio.
Il mio nome  Lepre nella Luna, e sono una donna. Ci sono delle ragioni per cui non posso rivelarle il mio vero nome, e la prego di scusarmi. Il fatto  che pratico uno sport. Mi scusi, non posso proprio dirle quale. Suona presuntuoso, lo so, ma ho ottenuto dei buoni risultati e sono tra gli atleti scelti per partecipare alle Olimpiadi del prossimo anno. In altre parole, se le svelassi la mia specialit potrebbe riuscire a capire chi sono. D'altronde non potrei chiederle consiglio su questa questione senza rivelarle che sono stata selezionata per le Olimpiadi. Spero capir.
Amo un uomo.  la persona che pi mi capisce, mi spalleggia e mi sostiene. Lui spera dal profondo del suo cuore che io prenda parte alle Olimpiadi. Mi ha anche detto che  disposto a fare qualunque sacrificio perch accada, ed effettivamente mi  stato di enorme aiuto, sia sul piano materiale sia su quello psicologico. Se ho raggiunto questo traguardo  merito della sua devozione. Sono riuscita a sopportare allenamenti durissimi, e credo che salire sul podio olimpico sia l'unico modo per sdebitarmi con lui.
Tuttavia una disgrazia si  abbattuta su di noi. Lui si  ammalato all'improvviso, e quando ho saputo di che cosa si trattava sono piombata in un incubo. Ha un cancro.
Il medico ha confidato soltanto a me che non c' speranza di guarigione e che ha davanti circa sei mesi di vita. Ma credo che probabilmente lui stesso se ne sia reso conto.
Dal suo letto d'ospedale mi ha detto di non pensare a lui e di concentrarmi sulle gare, visto che siamo in un periodo cruciale. In effetti  cos, tra ritiri e trasferte all'estero. Per essere scelta come rappresentante del Giappone devo impegnarmi al massimo, lo so benissimo.
Per, nel profondo, quella parte di me che non  l'atleta vorrebbe soltanto stare assieme a lui. Vorrebbe piantare tutto e rimanergli accanto per assisterlo. In realt gli ho anche proposto di rinunciare alla mia partecipazione alle Olimpiadi, ma se ripenso alla sua espressione amareggiata mi viene da piangere persino ora. Mi ha detto di non pensarci proprio, che la mia presenza alle Olimpiadi  il suo sogno pi grande e quindi non devo toglierglielo. Qualunque cosa accada non morir finch non salirai su quel podio, perci promettimi che ti impegnerai a fondo, mi ha detto.
Abbiamo tenuta nascosta a tutti la sua malattia. Progettavamo di sposarci una volta terminate le Olimpiadi, ma non ne abbiamo parlato alle nostre famiglie.
Trascorro le giornate senza sapere che fare. Anche quando mi alleno non riesco a rimanere concentrata, e ovviamente i miei risultati ne risentono. Se devo continuare cos, forse  meglio che lasci lo sport, ma se ripenso alla sua espressione mesta non riesco a prendere una decisione.
Mentre mi tormentavo senza nessuno a cui chiedere aiuto, ho sentito per caso la storia dell'Emporio Namiya. Mi sono aggrappata alla speranza che forse potrei ricevere un buon consiglio, e quindi mi sono permessa di scriverle questa lettera.
Accludo una busta per la risposta. La prego, mi aiuti.
Lepre nella Luna

a. Pannelli che nelle case tradizionali giapponesi fungono da portafinestra. Sono formati da una cornice e da una griglia in legno, sulle quali viene incollata della carta traslucida. Poich la carta  soggetta a usura viene sostituita periodicamente. (N.d.T.)


Capitolo 2.

TERMINATA la lettura, i tre si guardarono.
Il primo a parlare fu Shota. Ma che significa? Perch inviare qui una lettera del genere?
Perch non sa che fare, rispose Kohei. C' scritto cos.
S, quello l'avevo capito. Intendevo dire perch mandare a un emporio una richiesta di consigli? E per di pi a un emporio abbandonato in cui non vive pi nessuno.
Be', non chiederlo a me. Che ne so?
Non lo sto chiedendo a te. Ragionavo ad alta voce.
Atsuya non ascoltava il battibecco. Sbirci nella busta. C'era una seconda busta piegata e al posto del destinatario c'era scritto Per Lepre nella Luna con il pennarello.
Alla fine disse: Di che si tratter? Non sembra uno scherzo, sta veramente chiedendo un consiglio. Ed  pure un bel problema.
Non avr sbagliato posto? domand Shota. Da qualche parte ci sar un emporio dove si va per avere consigli e lei si  senz'altro confusa con quello.
Atsuya prese la torcia e si alz. Vado a controllare.
Usc dalla porta sul retro, e and sul davanti della bottega. Con la torcia illumin l'insegna scrostata e aguzz la vista. La vernice era venuta via e si leggeva malissimo, ma dopo la parola EMPORIO c'era scritto senza alcun dubbio NAMIYA.
Torn dentro e rifer la cosa agli altri.
Shota era perplesso. Quindi si tratta proprio di questo negozio? Ma a chi verrebbe in mente di infilare una lettera in questa catapecchia e aspettarsi una risposta?
Forse  un altro Namiya, disse Kohei. Da qualche parte c' il vero Emporio Namiya, e siccome il nome  lo stesso si sar sbagliata, no?
Mi sembra improbabile. Nessuno riuscirebbe a leggere quei caratteri sbiaditi se non sapesse gi che c' scritto NAMIYA. Ma piuttosto... Atsuya tir fuori la rivista di prima, mi sembra di averla gi vista da qualche parte.
Averla vista? chiese Shota.
La scritta Namiya. Mi pare che fosse proprio in questa rivista.
Davvero?
Atsuya apr la pagina dell'indice, e la scorse velocemente. I suoi occhi si fermarono su un articolo, il cui titolo era: Grande successo per l'Emporio che risolve i problemi.
Eccolo qui. Ah, non diceva Namiya, ma problemi'a...
And alla pagina corrispondente, dove c'era l'articolo che segue.
Un emporio  diventato famoso perch risolve qualunque problema. Il negozio in questione  l'Emporio Namiya, nella citt di XX. Se di notte si infila nella buca sulla serranda una lettera in cui si parla dei propri tormenti, la mattina si trova la risposta nella cassetta per il latte dietro il negozio. Ce ne parla il proprietario, il signor Namiya Yuji, un uomo allegro di settantadue anni: Tutto  nato da un battibecco con i bambini del vicinato. Continuavano a storpiare apposta il nome del negozio, chiamandolo Emporio dei problemi. Siccome sull'insegna c' scritto che possiamo ordinare le cose e di consultarci senza remore, mi hanno chiesto se allora potevano rivolgersi a me per i loro problemi. Quando gli ho risposto che erano i benvenuti, quelli sono venuti davvero. Visto che  cominciato come un gioco, all'inizio le loro domande erano scherzose. Odio studiare ma in pagella vorrei tutti dieci, come posso fare? Roba del genere, insomma. Per io ho insistito a rispondere seriamente e quindi a mano a mano si sono fatte serie anche le domande. Per esempio: mamma e pap non fanno altro che litigare, e io non ce la faccio pi. A quel punto ho deciso di far scrivere i problemi per cui si chiedeva consulenza in una lettera da imbucare nella serranda. Le risposte invece le metto nella cassetta per il latte sul retro. Cos possono chiedermi consiglio in modo anonimo. E poi, inaspettatamente, sono cominciate ad arrivare anche delle lettere da parte di adulti. Non so quanto siano utili i suggerimenti di un modesto vecchietto come me, ma cerco di fare del mio meglio nel pensare alle risposte da dare.
Quando gli chiediamo quali siano i problemi pi frequenti, ci risponde che sono di gran lunga quelli d'amore. Ma in realt sono quelli in cui sono meno bravo a dar consigli, confessa il signor Namiya. Sembra proprio che qualche problema ce l'abbia anche lui.
Nell'articolo c'era anche una fotografia in cui appariva senza alcun dubbio quel negozio. Un vecchietto minuto se ne stava l davanti.
Non  un caso che ci fosse questo settimanale, l'avr conservato apposta visto che si parlava del suo negozio. Eppure, che strano... C' ancora qualcuno che viene a chiedere consiglio, nonostante siano passati pi di quarant'anni? disse Atsuya guardando la lettera di Lepre nella Luna.
Shota prese il blocco di fogli. Dice che ha sentito parlare dell'Emporio Namiya, e sembrerebbe che lo sia venuta a sapere di recente. Quindi questa storia circola ancora?
Atsuya incroci le braccia. Sembrerebbe di s. Di sicuro  abbastanza incredibile.
Non l'avr sentita da qualche vecchio rimbambito? chiese Kohei. Qualcuno che non sa che il negozio  ridotto in questo stato e ne ha parlato alla signorina Lepre?
No, non credo. Se anche fosse cos, quando l'ha visto avrebbe dovuto accorgersi che qualcosa non andava.  evidente che non ci vive nessuno.
Allora forse non ha le rotelle a posto. Con tutti quei problemi le sar venuto un esaurimento nervoso.
Atsuya pareva poco convinto. Non mi sembrano le parole di una che non ci sta con la testa.
Ma allora come si spiega?
Stiamo cercando di capirlo, no?
Shota prov a dire la sua: Ma se invece stesse continuando?
Cosa? chiese Atsuya guardandolo.
Ma ovvio, la faccenda dei consigli. Proprio qui.
Proprio qui? Che intendi dire?
Ora non ci vive nessuno, ma forse viene usato soltanto come punto di raccolta delle richieste. Il vecchietto vive da qualche altra parte e, ogni tanto, viene qui a ritirarle. E poi mette le risposte nella cassetta per il latte. Cos tutto fila.
S, certo, fila. Ma questo significherebbe che quell'uomo  ancora vivo. Avrebbe passato da un pezzo i centodieci anni!
Magari lo far qualcun altro al posto suo.
Per non c' nessuna traccia del passaggio di qualcuno.
Ma non entra mica in casa. Se apre la serranda pu ritirare la posta.
Il ragionamento di Shota era sensato, e i tre andarono nella bottega per verificare la cosa. Tuttavia la serranda era stata saldata dall'interno, in modo che non si aprisse.
Merda! sibil Shota. Ma che accidenti di storia ?
Rientrarono nella stanza, e Atsuya lesse di nuovo la lettera di Lepre nella Luna.
E quindi, che facciamo? gli chiese Shota.
Non ci starei tanto a pensare, tanto domattina ce ne andiamo. Atsuya rimise la lettera nella busta e la poggi sul tatami.
Ci fu un lungo silenzio. Si sentiva il rumore del vento, e le fiammelle delle candele tremolavano leggermente.
E quindi lei che dovrebbe fare? borbott Kohei.
Riguardo a cosa? chiese Atsuya.
Ma alle Olimpiadi! Deve lasciar perdere?
Boh, rispose Atsuya, poco interessato.
Ma non pu, non vi pare? ribad Shota. Il fidanzato spera di vederla partecipare.
S, per la persona che ama  malata e presto morir. In una situazione del genere come pu allenarsi?  meglio che stiano insieme! Probabilmente  quello che pensa anche lui, aveva ribattuto con tono risoluto Kohei, contrariamente al solito.
Io non credo. Il fidanzato sta combattendo con la malattia perch vuole poterla vedere in un momento cos importante. Penso che stia stringendo i denti e cercando di vivere almeno fino a quel giorno. Se lei rinunciasse alle Olimpiadi, a lui verrebbe a mancare la ragione per farsi forza.
D'accordo, per qui c' scritto che non riesce a restare concentrata. Se continua cos alle Olimpiadi non ci andr comunque. Non potr stare con l'uomo che ama e non riuscir nemmeno a esaudire il suo desiderio. Oltre al danno la beffa, non vi pare?
Per questo deve impegnarsi fino all'ultimo respiro, e non stare l a tormentarsi. Allenarsi al massimo, anche per il suo fidanzato, e qualunque cosa succeda andare alle Olimpiadi e vincere. Questa  l'unica cosa che pu fare!
Kohei fece una smorfia. No, non potrei mai.
Ma infatti mica lo dicevo a te! Parlavo della signorina Lepre.
Io non sono capace di dire alle persone di fare cose che io stesso non sono in grado di fare. Tu s, Shota?
Preso alla sprovvista, Shota non seppe che rispondere, e immusonito si gir verso Atsuya, chiedendogli: E tu?
Atsuya guard alternativamente l'uno e l'altro, e rispose: Ma perch ne state discutendo con tanta seriet? A noi che ci importa di questa faccenda?
E allora della lettera che ne facciamo? chiese Kohei.
Che ne facciamo?... Un bel niente!
Ma non possiamo lasciarla cos, senza risposta.
Eh? disse Atsuya, guardando diritto il volto tondo di Kohei. Hai intenzione di rispondere?
Kohei fece cenno di s.
Non sarebbe meglio farlo? In fondo abbiamo aperto la lettera senza permesso.
Ma che dici? Qui non ci vive nessuno, quindi  da cretini imbucarci una lettera.  ovvio che non ci sia risposta. Shota, sei d'accordo anche tu, no?
Lui si accarezz il mento. In effetti, messa cos...
Ecco. Lasciamo perdere e non facciamo cose inutili.
And nella bottega e port dei rotoli di carta per gli shoji, che diede agli altri due. Forza, stendiamoli e dormiamo. Quelli li presero e lo ringraziarono.
Poi ne srotol uno sul tatami e con cautela vi si distese sopra. Chiuse gli occhi e cerc di dormire, ma ebbe l'impressione che gli altri fossero rimasti dov'erano, quindi riapr gli occhi e sollev la testa.
Stavano seduti a gambe incrociate con ancora i rotoli in mano.
Ma non potrebbe portarlo con s? bisbigli Kohei.
Chi? chiese Shota.
Il fidanzato, quello malato. Se potesse portarlo con s potrebbe allenarsi e gareggiare rimanendo insieme a lui.
Mi sembra poco fattibile. Dopotutto  malato e gli rimangono sei mesi di vita.
Per non sappiamo se possa muoversi o no. Se fosse in grado di spostarsi, magari con una sedia a rotelle o qualcosa del genere, allora potrebbe andare con lei, no?
Ma se le cose stessero cos non avrebbe chiesto consiglio, non ti pare? Probabilmente  allettato e non  in grado di muoversi.
Gi, sar cos.
Gi, probabilmente.
Ehi, voi due, li chiam Atsuya. Fino a quando avete intenzione di stare a parlare di queste scemenze? Vi ho detto di lasciar perdere.
I due, imbarazzati, tacquero e abbassarono la testa, ma subito Shota la rialz e disse: Capisco il tuo punto di vista, ma io non riesco a lasciar perdere. Questa signorina Lepre sembra tormentarsi sul serio. Non ti viene voglia di fare qualcosa per lei?
Atsuya sbuff e si tir su. Fare qualcosa per lei? Mi fai ridere! Che pu fare gente come noi, senza soldi, senza istruzione e senza agganci? Siamo solo dei ladri di mezza tacca, e non siamo nemmeno capaci di seguire i piani. Non abbiamo fatto in tempo a rubare un oggetto di valore che la macchina su cui dovevamo fuggire si  guastata, e siamo finiti qui a riempirci di polvere. Non riusciamo a far bene le nostre cose, figuriamoci se siamo in grado di dare consigli agli altri.
Mentre Atsuya sbottava e parlava senza fermarsi, Shota teneva gli occhi bassi.
Comunque sia, vediamo di dormire. Quando si far mattina fuggiremo mischiandoci agli impiegati che vanno al lavoro. Detto ci si sdrai di nuovo.
Dopo poco anche Shota cominci a distendere il foglio di carta, ma i suoi movimenti erano lenti.
Senti, ma intanto non potremmo scriverle qualcosa? domand Kohei, esitante.
Qualcosa? chiese Shota.
S, una risposta. Non ce la faccio a lasciare le cose cos.
Ma sei cretino? rispose Atsuya. Che cavolo te ne frega?
Secondo me fa una bella differenza se le scriviamo qualcosa, bastano due righe. Spesso succede che le persone ti sono grate anche solo per averle ascoltate. Lei sta soffrendo e non pu rivelare a nessuno ci che la affligge. Non servono grandi consigli, basterebbe risponderle che capiamo la sua sofferenza e di farsi forza, e sicuramente questo le darebbe un po' di conforto.
Fa' come ti pare, razza di cretino! disse Atsuya stizzito.
Kohei si alz: C' qualcosa con cui scrivere?
Mi pare di aver visto della cancelleria.
Shota e Kohei andarono nella bottega e dopo qualche minuto tornarono indietro.
C'era? chiese Atsuya.
S. I pennarelli non scrivono pi, ma le penne a sfera s. E ci sono anche dei blocchi di carta da lettere, rispose Kohei con aria felice, entrando nella cucina l accanto. Apr il blocco sul tavolo e si accomod su una sedia. Bene, cosa scrivo?
Quello che hai appena detto: capisco le tue sofferenze, fatti forza. Cos andr bene, no? disse Atsuya.
Mah, come risposta sarebbe troppo fredda.
Atsuya schiocc la lingua. Fa' come vuoi.
E la proposta di prima? Quella di portare con s il fidanzato? domand Shota.
Ma non avevi detto che se lo avesse potuto fare non avrebbe chiesto consiglio?
S,  vero. Per ho pensato che  meglio accertarsi che le cose stiano davvero cos.
Kohei si avvicin ad Atsuya con aria esitante. Tu che ne pensi? gli chiese, ma quello si gir dall'altra parte borbottando un che ne so. Allora prese in mano la penna, ma prima di iniziare a scrivere si volt di nuovo verso gli altri due. Cos' che si scrive all'inizio di una lettera?
Ah, gi, rispose Shota, quelle cose tipo spettabile' o gentilissima'. Forse in questo caso possiamo farne a meno, visto che anche lei  andata subito al dunque. Fa' come se stessi scrivendo una email.
Ah s. Una email, eh? Vediamo un po'. Ho letto la sua email, cio no, la sua lettera. Ho let-to la su-a let-te-ra...
Non c' bisogno di sillabare ad alta voce, lo rimprover Shota.
Il suono di Kohei che scriveva le parole arrivava fino alle orecchie di Atsuya. Evidentemente stava calcando parecchio. Dopo poco annunci che aveva finito e port il foglio agli altri due.
Shota lo prese. Che grafia orrenda! comment. Anche Atsuya sbirci. La grafia era veramente orrenda e per di pi la lettera era scritta usando solo il sillabario hiragana.
Ho letto la sua lettera.  davvero un bel problema, capisco bene il suo tormento. Mi  venuta in mente una cosa: non potrebbe portare con lei il suo ragazzo nei posti dove deve andare? Scusi se non ho idee migliori.
Che ne pensate?
Mi pare che vada bene, no? rispose Shota, cercando l'assenso di Atsuya che non sembrava interessato.
Kohei pieg con cura il foglio e lo inser nella busta su cui era scritto Per Lepre nella Luna. Poi disse: Vado a metterla nella cassetta, e si diresse verso l'uscita sul retro.
Atsuya sospir. Che gli sar saltato in mente? Mettersi a dare consigli a una perfetta sconosciuta. E anche tu, Shota, che gli dai corda. Non ti capisco.
Dai, non dire cos. Per una volta tanto...
Una volta tanto cosa?
Di solito non ci mettiamo ad ascoltare i problemi degli altri. E a nessuno passa per la testa di venirci a chiedere consigli. Probabilmente questa sar la prima e l'ultima volta in tutta la nostra vita, e quindi ho pensato che non sarebbe stato male.
Atsuya sbuff. A me pare che vi siate dimenticati qual  il vostro posto.
Kohei rientr nella stanza. Il coperchio della cassetta per il latte era durissimo. Si vede che non l'hanno usato da un sacco di tempo.
Be',  ovvio. Al giorno d'oggi chi userebbe mai... Atsuya si interruppe di colpo. Ehi, Kohei, che fine hanno fatto i tuoi guanti?
I guanti? Sono l! rispose indicando il tavolo.
Quando te li sei tolti?
Quando ho scritto la lettera. Scusa, come facevo con i guanti?
Testa di cazzo! sbott Atsuya, alzandosi in piedi. E adesso magari ci sono le tue impronte digitali sul foglio.
Impronte digitali? E sarebbe un problema?
Kohei faceva il finto tonto, e ad Atsuya venne voglia di prendere a schiaffi quella sua faccia tonda.
Prima o poi la polizia si accorger che ci siamo nascosti qui, ma se Lepre nella Luna, o come diavolo si fa chiamare, non venisse a prendere la risposta nella cassetta del latte, che succederebbe? Se controllassero saremmo fregati. Ti hanno preso le impronte quando ti hanno fermato per violazione del codice stradale, no?
Ah,  vero.
Ecco, appunto. Per questo ti avevo detto di lasciar perdere, e invece tu niente. Atsuya afferr la torcia e tagli a grandi passi attraverso la cucina uscendo dalla porta sul retro.
Il coperchio della cassetta per il latte era chiuso saldamente. Era duro proprio come aveva detto Kohei, ma facendo forza si apr.
Atsuya lo illumin ma dentro non c'era nulla. Allora apr la porta e, sporgendosi all'interno, chiese: Ehi, Kohei, dove l'hai messa?
Come dove? L nella cassetta!
Non c'.
Impossibile.
Non  che volevi infilarcela e invece ti  caduta? domand Atsuya, illuminando il terreno l intorno.
Assolutamente no. Sono sicuro di averla messa dentro.
E allora dov' sparita?
Mentre Kohei scrollava le spalle, si sentirono dei passi e Shota arriv di corsa.
Che c'? Che  successo? chiese Atsuya.
Ho sentito un rumore nel negozio e quando sono andato a vedere ho trovato questa per terra, sotto la buca per le lettere. Shota era pallido e gli porse una busta.
Ad Atsuya manc il fiato. Spense la luce e, cercando di non fare rumore pass lentamente a lato della casa. Poi, rimanendo nell'ombra, spi lo spazio antistante la bottega. Eppure... Non c'era nessuno, n sembrava che qualcuno si fosse allontanato in fretta.

a. In giapponese c' un'assonanza tra il cognome Namiya e la parola nayami, che significa problemi, preoccupazioni. (N.d.T.)


Capitolo 3.

La ringrazio per la sua risposta cos sollecita. Dopo aver imbucato la lettera, ieri sera, ho pensato per tutto il giorno a quanto disturbo le abbia arrecato infastidendola con i miei problemi. Quando ho ricevuto la sua risposta ho tirato un sospiro di sollievo.
Il suo dubbio  legittimo. Anche io, potendo, vorrei portarlo con me ai ritiri e alle trasferte, ma in considerazione del suo stato di salute ci  impossibile. In ospedale, infatti,  sottoposto a delle cure che stanno rallentando l'avanzare della malattia.
Forse penser che allora dovrei allenarmi in un posto l vicino, ma dalle parti del suo ospedale non ci sono luoghi n strutture adatti. Al momento posso vederlo soltanto nei giorni di pausa, facendo un lungo viaggio.
E, mentre me ne sto qui a tormentarmi, il giorno della partenza per il prossimo ritiro si avvicina. Oggi sono stata a trovarlo. Mi ha detto di portare a casa dei risultati, e io ho annuito, ma la verit  che non voglio andarci. Avrei voluto dirgli che tutto quello che desidero  stargli vicino, per mi sono fatta forza e mi sono trattenuta perch so che cos lo avrei fatto soffrire.
Vorrei poter vedere almeno il suo volto, anche se siamo lontani. Mi capita di fantasticare su come sarebbe bello avere uno di quei videotelefoni che compaiono nei fumetti, ma  soltanto un modo di fuggire dalla realt.
Signor Namiya, le sono veramente grata per aver ascoltato i miei problemi. Poter parlare di queste cose con qualcuno, anche solo per lettera, mi fa sentire meglio. So che la risposta la devo trovare da sola, ma se le venisse in mente qualche buona idea le sarei grata se me la scrivesse. Se invece, al contrario, ritenesse di non avere consigli da darmi, la prego di farmelo sapere comunque. Scusi se continuo a darle disturbo.
In ogni caso, anche domani andr a guardare nella cassetta per il latte.
Lepre nella Luna
Il primo a leggere la lettera fu Shota, che alz la testa e sbatt le palpebre perplesso: Ma che significa?
E che ne so? ribatt Atsuya. Che storia  questa?
Non  la risposta? Quella della signorina Lepre?
Atsuya e Shota si girarono nello stesso istante a guardare Kohei. Ma perch  arrivata?
In che senso perch? chiese Kohei, grattandosi la testa.
Atsuya indic la porta sul retro: Sono passati soltanto cinque minuti da quando hai messo la risposta nella cassetta per il latte. Quando sono andato a guardare, poco dopo, era sparita. Anche ammettendo che questa Lepre sia andata a ritirarla, le ci sarebbe voluto un po' di tempo a scrivere una risposta del genere, invece la seconda lettera  stata imbucata subito dopo. Tutto considerato,  decisamente strano.
S,  strano, ma la lettera  sicuramente della signorina Lepre, non vi pare? Ha risposto in modo preciso a quello che le avevo chiesto.
In effetti era proprio cos, e Atsuya non seppe cosa controbattere. Dammela un attimo, disse, strappando la lettera dalle mani di Shota, e la rilesse da capo. Non poteva essere stata scritta senza conoscere il contenuto della risposta di Kohei.
Merda! Che sta succedendo? Qualcuno ci sta prendendo in giro? esclam Shota, con la voce piena di rabbia.
Esatto! rispose Atsuya, puntandogli il dito contro il petto. Qualcuno ci sta giocando un brutto tiro.
Gett via la lettera e apr l'armadio a muro, ma all'interno c'erano soltanto dei futon e degli scatoloni di cartone.
Che fai? chiese Shota.
Controllo che non ci sia qualcuno nascosto qui dentro. Avranno ascoltato quello che ci siamo detti e avranno cominciato a stendere la risposta prima che Kohei scrivesse la lettera. O potrebbero aver usato delle microspie. Forza, voi cercate da quella parte.
Aspetta un attimo. Perch mai qualcuno farebbe una cosa del genere?
A saperlo! Magari gli piacciono le cose strane e si diverte a prendere in giro le persone che si nascondono in questa topaia, rispose Atsuya, illuminando con la torcia l'interno dell'altarino buddista. Tuttavia n Shota n Kohei accennarono a muoversi.
Che c', perch non cercate?
E Shota, poco convinto, rispose: Ci deve essere un'altra spiegazione. Non posso pensare che esistano persone del genere.
Ci sono eccome!  l'unica spiegazione possibile.
Mah, ribatt Shota, per nulla persuaso. E il fatto che la lettera sia scomparsa dalla cassetta per il latte, allora?
Sar stato un trucco, come quelli dei prestigiatori.
Un trucco, eh?
Kohei, che stava rileggendo la seconda lettera, alz la testa. Questa tizia  un po' strana.
Che intendi dire? domand Atsuya.
Be', scrive che sarebbe bello se esistessero i videotelefoni. Ma un cellulare non ce l'ha? O forse il suo non ha la funzione video.
Probabilmente intende dire che dentro all'ospedale non si possono usare i cellulari, replic Shota.
Per parla di telefoni che compaiono nei fumetti. Non ha proprio idea che esistano dei cellulari con cui si possono fare le videochiamate.
Dai, non ci posso credere! Al giorno d'oggi?
Sono abbastanza sicuro che sia cos. Bene, allora adesso glielo spieghiamo! Kohei si sedette al tavolo della cucina.
Ma che fai, scrivi un'altra lettera? Guarda che ci stanno soltanto prendendo in giro, ribad Atsuya.
Ancora non lo sappiamo per certo.
Sicuro che  cos. Ci hanno ascoltato anche adesso, e ci stanno anticipando scrivendo la risposta. Ma... Aspetta un attimo! Ad Atsuya era balenata un'idea in mente. D'accordo, scrivi la risposta. Ho avuto una bella pensata!
Che ti succede all'improvviso? Che hai escogitato? chiese Shota.
Vedrai.
Poco dopo Kohei pos la penna dicendo che aveva finito. Atsuya si avvicin e guard il foglio: come al solito la grafia era pessima.
Ho letto la sua seconda lettera, e le dico una cosa utile. Ci sono dei cellulari che fanno le videochiamate, di qualsiasi marca. Potreste utilizzarli di nascosto anche dentro l'ospedale, senza farvi scoprire.
Che ne dite? chiese Kohei.
Va benissimo, rispose Atsuya. Va bene qualunque cosa. Sbrigati, infilala nella busta!
Anche alla seconda lettera era acclusa una busta per la risposta, dove era indicato Lepre nella Luna come destinatario. Kohei pieg il foglio e ce lo mise dentro.
Vengo anch'io con te. Tu, Shota, rimani qui.
Atsuya prese la torcia e si diresse verso la porta sul retro. Una volta uscito, si assicur che Kohei inserisse la risposta nella cassetta per il latte.
Ottimo! Ora nasconditi da qualche parte e controlla la cassetta.
D'accordo, e tu?
Vado sul davanti. Voglio proprio vedere chi  che imbuca le lettere.
Percorse il fianco dell'edificio e, nascosto nell'ombra, scrut la facciata, ma non c'era anima viva.
Rimase cos per un po', finch si accorse di una presenza alle sue spalle. Si volt e vide Shota che si stava avvicinando.
Ma insomma, ti avevo detto di rimanere in casa! disse Atsuya.
Si  visto qualcuno?
Ancora no, per questo sono rimasto qui.
Al che Shota assunse un'espressione afflitta, con la bocca mezza aperta.
Che c'? Che  successo? chiese Atsuya, e Shota gli mise davanti agli occhi una busta.
 arrivata.
Che cosa?
La terza lettera, rispose Shota, inumidendosi le labbra.


Capitolo 4.

La ringrazio per avermi risposto di nuovo.
Sapere che c' qualcuno che capisce il mio tormento  per me fonte di sollievo.
Sicuramente il suo intento era un altro, e la prego di scusarmi, ma stavolta a essere onesta non riesco proprio a comprendere la sua risposta.
Probabilmente la colpa  della mia ignoranza, e per questo non ho colto la battuta che ha scritto per tirarmi un po' su di morale. Sono veramente mortificata.
Mia madre mi dice spesso: Quando non sai qualcosa non devi andare subito a chiedere. Prima di tutto informati bene per conto tuo! e quindi mi sforzo per quanto possibile di fare cos. Ma stavolta non sono proprio riuscita a capire.
Che cos' esattamente un cellulare?
Visto che lo ha scritto in katakana,a mi  venuto il dubbio che sia una parola straniera e l'ho cercata sul dizionario inglese, ma non ho trovato niente. Probabilmente non  nemmeno inglese.
Finch non capisco cosa significhi cellulare, le sue preziose parole saranno buttate al vento, delle perle ai porci, per cui la prego infinitamente di spiegarsi meglio.
Scusi davvero se continuo a darle disturbo,
Lepre nella Luna
I tre poggiarono la terza lettera sul tavolo e vi si sedettero attorno.
Cerchiamo di ragionare, disse Shota. Anche stavolta la lettera che Kohei ha messo nella cassetta del latte  sparita. L'ha anche tenuta d'occhio rimanendo nell'ombra, ma non si  visto nessuno vicino alla cassetta. Dall'altro lato Atsuya ha sorvegliato la facciata del negozio. Nessuno si  avvicinato alla serranda, eppure qualcuno ha infilato dentro la terza lettera. Fin qui tutto corretto?
S, biascic Atsuya, e anche Kohei annu in silenzio.
In altre parole, continu Shota alzando l'indice, nonostante nessuno si sia avvicinato a questa casa, le lettere di Kohei sono sparite e quelle di Lepre sono state recapitate. Abbiamo controllato con attenzione sia la cassetta per il latte sia la serranda, ma non abbiamo trovato nessun trucco. Come pensate possa essere possibile?
Atsuya si appoggi allo schienale e intrecci le dita dietro la nuca. Vallo a sapere! Non  proprio per cercare di capirlo che ci stiamo lambiccando il cervello?
E tu, Kohei? Che ne pensi?
Lui scosse le guance paffute. Boh.
Tu invece ci hai capito qualcosa? gli chiese Atsuya, e Shota gir lo sguardo sulla terza lettera.
Non pensate che sia strano? Non ha mai sentito parlare di telefonini, e pensa che cellulare sia una parola straniera.
Secondo me ci sta prendendo in giro.
Chiss.
Ma certo che  cos. Al giorno d'oggi tutti sanno cos' un cellulare.
Shota indic la prima lettera. E allora questa? Parla delle Olimpiadi dell'anno venturo. Pensateci un attimo: l'anno prossimo non ci saranno Olimpiadi n d'estate n d'inverno. Sono appena finite quelle di Londra.
Ad Atsuya scapp un'esclamazione di stupore, che cerc di nascondere sfregandosi il naso. Si sar sbagliata, di sicuro.
Ma  possibile che si sbagli su una cosa del genere? Sulla competizione a cui sta cercando di partecipare? E poi sembra che non sappia niente dell'esistenza delle videochiamate. Non vi sembra che ci siano troppe cose che non quadrano?
In effetti s, per...
E c' anche un'altra cosa, disse Shota, abbassando la voce.  una cosa veramente strana. Me ne sono accorto prima, quando ero fuori.
Cosa?
Shota esit un attimo, poi prosegu. Atsuya, che ora fa il tuo cellulare?
Il cellulare? Atsuya lo tir fuori dalla tasca e controll lo schermo: Le tre e quaranta.
Okay. Quindi in pratica  passata pi di un'ora da quando siamo arrivati qui.
Gi, e allora?
Shota si alz. Venite con me.
Uscirono di nuovo dalla porta sul retro. Shota si ferm nel passaggio tra la casa e la rimessa e alz lo sguardo verso il cielo.
Quando siamo passati di qui la prima volta ho notato che la luna era proprio sopra di noi.
S, anche io. E quindi?
Shota fiss Atsuya in viso. Non ti sembra strano che la posizione della luna non sia cambiata per niente, anche se  passata pi di un'ora?
Per un attimo Atsuya non cap quel che Shota stava dicendo e rimase sconcertato, ma poi tutto si fece chiaro. Il cuore gli balz in gola, il sangue gli and alla testa e dei brividi gli corsero lungo la schiena.
Prese di nuovo il cellulare: l'orologio indicava le tre e quarantadue minuti.
Che accidenti sta succedendo? Perch la luna non si muove?
Forse in questa stagione la luna si muove poco? ipotizz Kohei, ma Shota ribatt che non era possibile.
Atsuya guardava alternativamente il cielo e il proprio cellulare. Non aveva alcuna idea di cosa stesse succedendo.
Ma certo, disse Shota, e armeggi col suo telefonino come se stesse facendo una chiamata.
Il suo volto si irrigid e continu a sbattere gli occhi irrequieto.
Che c'? Chi stai chiamando? chiese Atsuya.
Shota rimase in silenzio e gli pass il cellulare.
Atsuya avvicin l'orecchio e sent una voce di donna.
Sono le ore due e trentasei minuti.
Rientrarono tutti e tre in casa.
Non credo che sia un problema del cellulare,  questa casa che ha qualcosa di strano, disse Shota.
Dici che qualcosa fa sballare l'orologio? chiese Atsuya, ma Shota scosse la testa.
Secondo me l'orologio non  sballato, funziona a dovere. Per il display mostra un'ora diversa da quella reale.
Atsuya aggrott la fronte: Perch mai dovrebbe succedere una cosa del genere?
Mi chiedo se non ci sia uno scarto temporale tra il dentro e il fuori della casa. Forse  il modo in cui scorre il tempo a essere diverso: un periodo lungo qui dentro corrisponde a un solo attimo l fuori.
Eh? Ma che stai dicendo?
Shota diede ancora un'occhiata alla lettera e poi guard Atsuya. A questa casa non si  avvicinato nessuno, eppure le lettere di Kohei sono sparite e sono arrivate quelle di Lepre. Normalmente cose del genere non dovrebbero succedere. Proviamo a pensarla in questo modo: qualcuno ha preso le lettere di Kohei e le ha portate via, le ha lette e poi ha portato le risposte. Per noi non possiamo vederlo.
Una persona invisibile? chiese Atsuya.
Ah, ho capito!  opera di un fantasma! Dici che ce ne sono, qui dentro? chiese Kohei, guardandosi attorno spaventato.
Non  n un fantasma n un uomo invisibile, ma semplicemente qualcuno che non  di questo mondo, disse Shota indicando le tre lettere.  una persona del passato.
Atsuya fece una smorfia. Del passato? Ma che dici!
La mia teoria  questa: la buca delle lettere sulla serranda e la cassetta per il latte sono collegate al passato. Quando qualcuno imbuca una lettera all'Emporio Namiya di quell'epoca, la lettera arriva a quello del presente e, al contrario, quando noi la infiliamo nella cassetta per il latte finisce dentro quella del passato. Perch questo accada non lo so proprio, ma la spiegazione fila, disse Shota, e concluse: La signorina Lepre  una persona del passato.
Atsuya non riusc a controbattere nulla. Era confuso e il suo cervello si rifiutava di pensare. Ma va'! disse dopo un po'. Una roba del genere  impossibile.
Ne sono convinto anch'io, per non so darmi un'altra spiegazione. Se tu ne hai una migliore, una che spieghi quello che  successo, allora prego!
Incalzato cos da Shota, Atsuya non seppe che dire. Ovviamente non era in grado di dare una risposta che avesse una qualche coerenza, quindi se la prese con Kohei.  colpa tua, che hai voluto rispondere.
Scusa!
Non devi prendertela con lui. E poi, se la mia teoria  giusta,  una cosa eccezionale: ci stiamo scambiando delle lettere con una persona del passato! disse Shota, con gli occhi che gli brillavano.
Atsuya and in confusione. Non riusciva pi a capire cosa fosse meglio fare, ammesso che ci fosse qualcosa da fare. Usciamo! disse alzandosi. Andiamocene da questo posto.
Gli altri due lo guardarono meravigliati. Perch mai? domand Shota.
Non vi d i brividi? E poi abbiamo gi abbastanza problemi anche senza questa seccatura. Andiamocene! Di posti dove nasconderci ce ne sono a migliaia. E poi, se anche restiamo in questa casa il tempo reale rimarr praticamente fermo, e non si far mai mattina. Che senso ha stare qui?
Nessuno dei due, per, gli diede ragione. Rimasero in silenzio con espressione abbattuta.
Che vi succede? Dite qualcosa! url Atsuya.
Shota alz il volto. I suoi occhi brillavano di determinazione. Io rimarr qui un altro po'.
Eh? E per far che?
Shota sembr pensarci un attimo: Non lo so neanch'io, ma so che sto vivendo un'esperienza straordinaria. Un'occasione del genere  pi unica che rara, una di quelle che probabilmente non mi ricapiteranno mai nella vita, e perci non voglio sprecarla. Tu vattene pure, se vuoi, ma io rimarr qui ancora un po'.
E che pensi di fare, stando qui?
Shota guard le lettere allineate sul tavolo. Per prima cosa scriver una risposta. Poterlo fare con una persona del passato  una cosa sorprendente!
S, infatti, annu Kohei, e dobbiamo anche risolvere il problema della signorina Lepre.
Atsuya, con gli occhi fissi su di loro, indietreggi di qualche passo e scosse il capo.
Voi siete matti! Ma che vi passa per la testa? Che c' di divertente a scambiarsi lettere con qualcuno che appartiene al passato? Lasciamo perdere, dai! E se poi vi ci ritrovate invischiati? Io non voglio averci niente a che fare.
Per questo ti ho detto che puoi andartene senza problemi, ribatt Shota, con espressione placida.
Atsuya fece un sospiro. Avrebbe voluto ribattere qualcosa ma non trovava le parole.
Fate come volete. Va' a sapere che succeder!
Rientr nel soggiorno, prese la borsa e usc dalla porta sul retro senza guardare in faccia gli altri due. Poi alz lo sguardo verso il cielo. La luna, tonda, non si era praticamente mossa.
Tir fuori il telefono e, ricordandosi che c'era una funzione apposita, avvi l'aggiornamento automatico dell'orologio. Un attimo dopo, l'ora visualizzata sul display era la stessa che aveva ascoltato poco prima dal segnale orario: non era trascorso nemmeno un minuto.
Si incammin per la strada scarsamente illuminata. L'aria della notte era gelida, ma non gli dava fastidio perch aveva il volto in fiamme.
La buca della posta e la cassetta del latte erano collegate al passato, e da l arrivavano le lettere di una ragazza chiamata Lepre nella Luna? Che sciocchezze! Certo, messo cos il discorso filava, ma cose del genere non potevano accadere nella realt. Dovevano essersi sbagliati: qualcuno li stava prendendo in giro.
Comunque, anche supponendo che Shota avesse ragione, era scontato che fosse meglio non aver niente a che fare con una situazione tanto anomala. Se fosse capitato loro qualcosa chi mai avrebbe potuto aiutarli? Dovevano pensare a loro stessi, come avevano fatto fino a quel momento. Non pu venire niente di buono a preoccuparsi troppo degli estranei. Figuriamoci di una persona del passato. Cosa avrebbero potuto fare per lei?
Cammin per un po' e arriv su una strada pi grande dove ogni tanto sfrecciavano delle macchine. Costeggiandola si accorse che pi avanti c'era un konbini.
Gli torn in mente Kohei, che con voce mesta si lamentava di avere fame. Se rimanevano l senza dormire gliene sarebbe venuta ancora di pi. Ma che gli era saltato in testa? O magari, visto che il tempo non procedeva, non sarebbe cambiato niente.
Se fosse entrato nel konbini a un'ora del genere c'era il rischio che il personale si ricordasse del suo volto. O, ancora peggio, che venisse ripreso dalle telecamere di sorveglianza. Che si arrangiassero, quei due, non era affare suo!
Nonostante tutto, si ferm. All'interno non c'era nessuno a parte il commesso. Atsuya sbuff, dicendosi:  proprio vero che sono troppo buono! Nascose la borsa dietro i bidoni dell'immondizia ed entr attraverso la porta a vetri.
Compr degli onigiri, le tipiche polpette di riso, dei dolcetti e delle bevande in bottiglia, e usc. Il ragazzo alla cassa non alz mai lo sguardo. Poteva darsi che le telecamere fossero in funzione, ma il solo fatto di comprare qualcosa a quell'ora non era un motivo sufficiente a destare i sospetti della polizia. Anzi, sarebbe stato un comportamento strano da parte del colpevole. Decise che era proprio cos.
Recuper la borsa che aveva nascosto e segu lo stesso percorso a ritroso. Avrebbe consegnato i viveri agli altri due e sarebbe subito venuto via: non intendeva rimanere un minuto di pi in quel luogo inquietante.
Ci mise poco a tornare indietro, e per fortuna non incroci nessuno lungo il tragitto.
Osserv di nuovo la costruzione e, guardando la buca della posta sulla serranda abbassata, si chiese cosa sarebbe successo se ci avesse imbucato una lettera. Chiss in quale epoca si trovava l'Emporio Namiya dove sarebbe arrivata.
Attravers lo stretto passaggio tra l'edifico e la rimessa e si ritrov sul retro. La porta era aperta, e sbirciando all'interno mise un piede dentro casa.
Ehi, Atsuya! gli disse Kohei con aria felice. Allora ci hai ripensato.  passata pi di un'ora, quindi credevamo che non saresti tornato indietro.
Un'ora? chiese Atsuya, guardando l'orologio del cellulare. Ma se sono stato via appena un quarto d'ora! E poi non ci ho ripensato, vi ho solo portato delle provviste, disse, appoggiando la busta sul tavolo. Non so proprio quanto mi andr di rimanere.
Kohei lasci andare un gridolino di gioia, e con il volto radioso agguant un onigiri.
Rimanendo qui non si far mai giorno, disse Atsuya a Shota.
Per quello abbiamo trovato una soluzione!
Una soluzione?
Hai visto che la porta sul retro era aperta, no?
S.
Lasciandola cos il tempo trascorre nello stesso modo sia dentro sia fuori casa. Lo abbiamo scoperto facendo delle prove. Per quello la differenza di orario tra te e noi  soltanto di un'ora.
Ah s? chiese Atsuya, scrutando la porta. Ma che diavolo ha questa casa?
Non ne ho proprio idea, ma almeno non c' bisogno che tu te ne vada, non ti pare? Baster aspettare qui e si far mattina.
S,  vero.  meglio restare insieme, aggiunse Kohei annuendo.
Per immagino che vogliate continuare quell'assurdo scambio di lettere, vero?
S, ma a te che importa? Se ti d tanto fastidio puoi evitare di prendervi parte. Anche se in realt volevamo chiederti un consiglio.
Atsuya aggrott le sopracciglia: Un consiglio?
Dopo che te ne sei andato abbiamo scritto la terza risposta, ed  arrivata un'altra lettera. Vorremmo che la leggessi.
Atsuya li guard entrambi in volto. Dai loro sguardi era evidente che facevano affidamento su di lui.
Va bene, gli dar un'occhiata, disse, e si accomod su una sedia. Cosa gli avevate risposto?
Shota gli porse un foglio. Ecco, qui c' la brutta copia.
Il contenuto della terza risposta era il seguente. Probabilmente l'aveva scritta Shota, visto che la grafia era chiara e aveva utilizzato anche dei kanji.b
La prego, lasciamo stare il discorso del cellulare, che per ora non la riguarda. Vorrei che mi spiegasse un po' meglio la vostra situazione. Mi ha detto che praticate una disciplina sportiva. Avete altri hobby in comune? Avete fatto qualche viaggio di recente? O visto un film? C' qualcuna delle hit del momento che vi piace in particolare?
Sapere queste cose mi aiuterebbe a consigliarvi meglio. La saluto.
La persona che ha trascritto questa lettera  diversa da quella precedente, quindi la prego di non far caso alla diversa grafia.
Emporio Namiya
Non capisco, perch gli avete chiesto queste cose? chiese Atsuya, sventolando il foglio.
Be', abbiamo pensato che per prima cosa dovessimo capire con precisione in che periodo vive questa Lepre nella Luna. Altrimenti rischiamo di continuare a non comprenderci.
Allora non era meglio domandare: Che anno  l?'
Shota si accigli. Cerca di metterti nei suoi panni, dopotutto lei non sa niente di tutto questo. Se le chiedessimo una cosa del genere penserebbe che il suo interlocutore  fuori di testa.
Atsuya sporse il labbro inferiore e si gratt la guancia con la punta del dito, incapace di controbattere. Poi chiese: E lei cos'ha risposto?
Shota prese una busta da sopra il tavolo: Leggilo da solo.
Quanto la fa lunga, pens Atsuya mentre tirava fuori i fogli dalla busta e li distendeva.
Grazie per aver risposto ancora una volta. Ho cercato di capire cosa fosse un cellulare, ho anche chiesto ad amici e conoscenti, ma nessuno lo sa. Devo dire che mi ha parecchio incuriosito, ma se dice che la cosa non mi riguarda prover a non pensarci pi. Comunque le sar grata se prima o poi vorr spiegarmelo.
Ha ragione, sar meglio che le parli un po' pi in dettaglio di noi due.
Come le ho scritto nella prima lettera, io sono un'atleta. Lui una volta praticava la mia stessa specialit, e infatti  grazie a questo che ci siamo conosciuti. Era anche stato selezionato per le Olimpiadi, come me, ma a parte questo lato comune siamo persone come tante altre. Ci piace andare al cinema, e dall'inizio dell'anno abbiamo visto Superman e Rocky II. Ah, e anche Alien. A lui  piaciuto, a me non tanto. Ci piace anche la musica, in particolare i Godiego e i Southern All Stars. Mia cara Elly  una canzone stupenda, non trova?
Mentre le scrivo queste righe mi ritornano in mente i tempi in cui lui stava ancora bene, e mi sembra di ritrovare un po' di serenit. Forse era questo il suo obiettivo, signor Namiya? A ogni modo questo andirivieni di lettere - forse come modo di dire  un po' strano, credo - mi  davvero di incoraggiamento. A domani, se riuscir a rispondere.
Lepre nella Luna
Ma certo! mormor Atsuya una volta terminato di leggere. Alien e Mia cara Elly ha scritto? Cos dovremmo essere in grado di capire in che anni siamo. Penso sia la generazione dei nostri genitori.
Shota annu. Prima ho cercato col cellulare. Ah, a proposito, in casa non c' segnale, a meno di non tenere aperta la porta sul retro. Comunque, dicevo, ho controllato l'anno di uscita dei tre film scritti nella lettera. Sono tutti del 1979, e anche Mia cara Elly  di quell'anno.
Atsuya si strinse nelle spalle. Be', allora non c' dubbio che sia proprio il 1979.
Esatto! E quindi le Olimpiadi a cui dovrebbe partecipare Lepre sono quelle che si sono tenute nel 1980.
Immagino di s. E come sono andate?
Shota lo fiss come se stesse cercando di leggergli nel pensiero.
Che c'? chiese Atsuya. Ho qualcosa in faccia?
Davvero non lo sai? Da Kohei me lo potevo aspettare, ma da te...
Ma cosa?
Shota prese fiato e cominci a parlare. Le Olimpiadi che si sono tenute nel 1980 erano quelle di Mosca. Quelle a cui il Giappone non ha partecipato per via del boicottaggio.
a. Il sillabario katakana  utilizzato principalmente per trascrivere i termini stranieri, ma viene usato a volte anche per scrivere parole di uso comune, come appunto keitai, cellulare. (N.d.T.)
b. I caratteri di origine cinese che assieme ai sillabari hiragana e katakana costituiscono il sistema di scrittura della lingua giapponese. (N.d.T.)
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OVVIAMENTE anche Atsuya era a conoscenza di quell'episodio, solo che non si ricordava fosse avvenuto nel 1980. Erano gli anni della Guerra Fredda, e il fatto scatenante era stato l'invasione dell'Afghanistan da parte dell'Unione Sovietica. Per protesta, gli Stati Uniti avevano dapprima dichiarato l'intenzione di boicottare la manifestazione, e poi fatto appello ai Paesi del blocco occidentale affinch si schierassero con loro. Il Giappone aveva tentennato fino all'ultimo, ma alla fine aveva seguito gli Stati Uniti scegliendo la via del boicottaggio. Questo era il sunto di ci che Shota aveva trovato cercando in Rete. Era la prima volta che Atsuya sentiva tutti i dettagli della vicenda.
Ma allora  tutto risolto, no? Baster scriverle di lasciar perdere le gare e accudire quanto vuole il suo innamorato, perch tanto il Giappone non parteciper alle Olimpiadi dell'anno prossimo.
Shota si accigli: Se scrivessimo una cosa del genere non si fiderebbe, non ti pare? In realt sembra che fino a quando non  arrivata la decisione ufficiale del boicottaggio gli atleti della delegazione giapponese fossero convinti che avrebbero partecipato.
E se le dicessimo che le scriviamo dal futuro... Atsuya lasci a met la frase e con una smorfia aggiunse: No, impossibile.
Penserebbe che stiamo scherzando.
Atsuya fece schioccare la lingua e batt il pugno sul tavolo.
Scusate, disse esitante Kohei, che fino a quel momento era stato in silenzio, dobbiamo proprio scrivere la ragione?
Gli altri due si voltarono a guardarlo nello stesso momento.
Cio, continu, accarezzandosi la nuca, in fondo possiamo anche non dirle il vero motivo. Scriverle che lasci perdere gli allenamenti e tutto il resto, e si dedichi al suo fidanzato. Sbaglio?
Atsuya e Shota si guardarono e annuirono. Giusto! replic Shota. Hai proprio ragione, facciamo cos. Lei ci sta chiedendo cosa deve fare, vuole un consiglio. Si aggrapperebbe a qualunque speranza, quindi non c' bisogno di spiegarle tutto. Basta risponderle che se lo ama deve stare accanto a lui fino alla fine, e che in fondo  quello che in segreto vorrebbe anche lui.
Shota prese la penna e cominci a scrivere sul blocco di fogli.
Che te ne pare? chiese. Il testo che mostr ad Atsuya era pressappoco identico a quanto aveva appena detto.
Direi che va bene.
Ottimo!
Prese la lettera e usc dalla porta sul retro, chiudendola. Si sent il rumore del coperchio della cassetta del latte, che veniva aperto e poi richiuso. Un istante dopo, nella parte anteriore della casa si ud il suono di qualcosa di leggero che cadeva. Atsuya and a controllare, e vide che nello scatolone sotto la serranda c'era una busta.
La ringrazio molto per la sua lettera.
A essere del tutto sincera non mi aspettavo di ricevere una risposta cos decisa. Pensavo che sarebbe stato evasivo, che si sarebbe tenuto sul vago, lasciando che fossi io a scegliere infine che strada prendere. Ma dopotutto lei non  persona da fare le cose a met, ed  per questo che tutti parlano dell'Emporio Namiya che d consigli sui problemi con affetto e fiducia.
Se lo ama deve stare accanto a lui fino alla fine. Questa frase mi ha colpito nel profondo. Mi sono detta che le cose stanno proprio cos, che non c' pi bisogno di esitare. E tuttavia non riesco a convincermi che questo  ci che in segreto vorrebbe anche lui.
Oggi in realt gli ho telefonato. Ero intenzionata a dirgli che avevo deciso di lasciar perdere le Olimpiadi, seguendo il suo consiglio. Per, come se avesse previsto il mio proposito, ha iniziato a parlare prima lui. Ha detto che anzich telefonargli, avrebbe preferito piuttosto che dedicassi quel tempo ad allenarmi. Certo, gli faceva piacere sentire la mia voce, ma non riusciva a non pensare che mentre parlavamo qualcuno dei miei rivali avrebbe potuto distanziarmi.
Sono combattuta. Se rinunciassi alle Olimpiadi forse le sue condizioni si aggraverebbero per il dispiacere. Fintanto che non avr la garanzia che questo non succeder, non riuscir ad affrontare l'argomento.
Sono una persona debole, a pensarla cos?
Lepre nella Luna
Terminato di leggere la lettera, Atsuya sollev lo sguardo al soffitto impolverato. Non capisco, ma che le prende a questa? Se non vuole dar retta a quel che le diciamo poteva evitare di chiedere consigli.
Shota sospir.  inevitabile. Non sa che stiamo scrivendo dal futuro.
Se ci ha parlato al telefono vuol dire che in questo momento  in un posto diverso da quello dove  lui, disse Kohei guardando i fogli di carta. Poverina.
Anche quell'uomo mi fa venire i nervi, ribatt Atsuya. Che cercasse un po' di capire i sentimenti delle donne! In fondo le Olimpiadi non sono che la versione pi elaborata di una competizione scolastica.  soltanto sport, no? Quando la persona che ami ha un male incurabile non puoi certo stare a pensare a roba del genere. Sar pure malato, ma perch vuole tormentare la propria ragazza con i suoi capricci?
Anche per lui  dura. Sa bene che partecipare alle Olimpiadi  il sogno di lei, e da una parte non vorr che ci rinunci per causa sua. Non so se per orgoglio o per dimostrare di essere forte, ma anche lui sta facendo dei sacrifici.
 questo che mi fa infuriare, che si senta cos compreso nella parte di quello che si sta sacrificando!
Dici?
 evidente che  cos. Si sta dando delle arie da eroina... volevo dire da eroe tragico.
E allora cosa dovremmo risponderle? chiese Shota, tirando a s il blocco di carta.
Scrivile che prima di tutto bisogna che gli apra gli occhi. Deve dirglielo chiaramente: le Olimpiadi non sono niente di pi di una manifestazione sportiva. Non si pu incatenare l'amore della propria compagna per una banale questione di sport. Che non faccia tanto il complicato!
Shota, con la penna in mano, aggrott le ciglia. Vedo difficile farglielo dire da lei.
Difficile o meno, dovr farlo per forza.
Non dire sciocchezze! Se ne fosse stata capace non avrebbe scritto nessuna lettera.
Atsuya si gratt la testa con entrambe le mani. Che razza di seccatura!
E se glielo facesse dire da qualcun altro? borbott Kohei.
Qualcun altro chi? chiese Shota. Non ha parlato con nessuno della sua malattia.
Appunto, non vi sembra brutto che non abbia detto niente ai suoi genitori? Se lo facesse, tutti capirebbero lo stato d'animo di lei, non trovate?
Ecco! disse Atsuya schioccando le dita. Poco importa se ai genitori di lei o a quelli di lui, ma deve rivelare loro la faccenda della malattia. Cos facendo nessuno le dir di concentrarsi sulle Olimpiadi. Shota, scrivi qualcosa del genere!
Shota annu, e cominci a muovere la penna sul foglio. La risposta diceva quanto segue.
Capisco la sua esitazione, ma la prego di credermi. Si fidi e faccia quanto le dico.
Glielo dico apertamente: lui sta sbagliando.
 soltanto uno sport. Le Olimpiadi non sono altro che una grande manifestazione sportiva. Sprecare per una cosa del genere il poco tempo che rimane da trascorrere con la persona che si ama  irragionevole e sciocco. Deve trovare il modo di farglielo capire.
Se potessi glielo direi io stesso, ma non  possibile. Quindi glielo faccia dire dai suoi genitori, o da quelli di lui. Se gli rivelerete della malattia sono certo che tutti cercheranno di aiutarvi.
La smetta di tormentarsi. Si dimentichi le Olimpiadi. Non le darei mai un cattivo consiglio, quindi faccia come le dico. Sono assolutamente convinto che farebbe bene ad ascoltarmi.
Emporio Namiya
Shota torn indietro dopo aver messo la lettera nella cassetta per il latte. Mi chiedo se stavolta andr bene, dato che siamo stati cos insistenti.
Kohei! chiam Atsuya, rivolto verso la parte anteriore della casa,  arrivata la risposta?
Ancora no, rispose Kohei dalla parte adibita a negozio.
Davvero? Che strano, osserv Shota, perplesso. Fino a ora sono arrivate immediatamente. Forse la porta sul retro non  chiusa bene? disse, alzandosi dalla sedia con l'intenzione di andare a controllare.
In quel momento si ud: Eccola! e Kohei ritorn nella stanza con in mano una lettera.
 molto tempo che non ci sentiamo, sono Lepre nella Luna. Sono mortificata di non averle scritto per pi di un mese, dopo che aveva cos gentilmente risposto alla mia.
Ero l che mi dicevo che dovevo sbrigarmi a risponderle quando  cominciato il ritiro. Ma forse  soltanto una scusa, in realt  che non sapevo bene cosa scriverle.
Quando ho letto che, secondo lei, lui era in errore, sono rimasta sorpresa. Avevo pensato che, per quanto affetto da un male incurabile, potesse essere in torto, ma quando l'ho sentito affermare con tanta chiarezza da lei mi  sembrato di togliermi un peso di dosso.
 soltanto uno sport, sono solamente le Olimpiadi... forse  vero. Anzi,  quasi certamente cos. Probabilmente stiamo soffrendo per una cosa insignificante.
Per io non sono assolutamente in grado di parlargliene in questi termini. Capisco che per degli estranei non sia una cosa di grande importanza, ma entrambi abbiamo affrontato questa disciplina sportiva con grande seriet e dando il massimo.
Sono comunque d'accordo che dovremmo parlare della sua malattia ai nostri genitori, ma al momento non  possibile. Sua sorella ha appena avuto un bambino e i suoi genitori sono al colmo della gioia. Lui dice che vorrebbe lasciarli godere ancora un po' di questa felicit, e io capisco il suo stato d'animo.
Durante il ritiro gli ho telefonato diverse volte. Quando gli ho detto che mi stavo impegnando a fondo, ne  stato molto felice. Non mi sembrava stesse fingendo.
Ma allora dovrei davvero dimenticarmi delle Olimpiadi? Dovrei abbandonare lo sport e dedicarmi soltanto ad assisterlo? E lui ne trarrebbe beneficio?
Pi ci rifletto e pi non so cosa fare.
Lepre nella Luna
Mentre leggeva la lettera, Atsuya era sempre pi infastidito, e alla fine aveva voglia di urlare. Che cavolo combina questa deficiente! Le diciamo di lasciar perdere e lei che fa? Se ne va al ritiro! E se nel frattempo lui fosse morto? Come ci sarebbe rimasta?
Mica poteva dirgli che non ci sarebbe andata, disse Kohei, con tono tranquillo.
Ma alla fin fine non sar comunque servito a niente. Pi ci riflette e pi non sa che fare? Ma se glielo abbiamo anche spiegato, perch non ci d retta?
Perch pensa al fidanzato, rispose Shota. Non vuole privarlo del suo sogno.
Ma ne verr privato in ogni caso, visto che lei non potr partecipare alle Olimpiadi. Merda! Ci dovr essere un modo per farglielo capire, disse Atsuya con un tremito.
E se lei dicesse che si  fatta male? chiese Kohei. Se dicesse che per questo non pu andare alle Olimpiadi lui forse si darebbe pace, no?
In effetti potrebbe funzionare, assent Atsuya.
Tuttavia, Shota non era d'accordo. Significherebbe comunque privarlo del suo sogno, e Lepre sta soffrendo proprio perch non se la sente di farlo.
Atsuya arricci il naso. Che palle questa storia del sogno! Come se le Olimpiadi fossero l'unico sogno possibile!
Al che, Shota sgran gli occhi, come se gli fosse venuto in mente qualcosa. Ecco! Dovrebbe far capire al fidanzato che non c' solo quello, dargli qualcos'altro da sognare al posto delle Olimpiadi. Per esempio... Ci pens un momento e poi continu: Un bambino.
Un bambino?
Un figlio! Facciamole dire che  incinta. Ovviamente di lui. In questo modo sar inevitabile che rinunci alle Olimpiadi, ma potr comunque sognare la nascita del proprio bambino. Gli sar anche di stimolo per continuare a lottare.
Atsuya esamin l'idea per un momento, e poi batt le mani. Shota, sei proprio un genio!  perfetto, facciamo cos. A lui restano da vivere pi o meno sei mesi, quindi anche se  una bugia non potr scoprirlo.
Ottimo! disse Shota e si sedette al tavolo.
Atsuya si chiese se avrebbe funzionato. Non sapevano quando avessero scoperto la malattia di lui, ma a giudicare da quel che avevano letto dalle lettere fino a quel momento aveva la sensazione che si trattasse di qualche mese prima.
Sembrava che fino ad allora avessero condotto una vita normale, quindi era logico che avessero anche fatto sesso. Forse avevano usato degli anticoncezionali, ma in qualche modo lei sarebbe riuscita a giustificarlo lo stesso.
Comunque, una volta inserita la lettera nella cassetta del latte, la risposta che arriv nella buca fu la seguente.
Grazie per la sua lettera. Mi sono un po' meravigliata di quest'idea, che non mi era venuta in mente, e ne sono rimasta colpita.  senz'altro vero che dargli qualcos'altro da sognare  un buon espediente. Se sentisse che sono rimasta incinta di certo non mi direbbe di abortire e di pensare alle Olimpiadi, e sicuramente spererebbe che io dessi alla luce un bambino sano.
Tuttavia vedo una serie di problemi. Il primo  la gestazione. L'ultima volta che ho avuto un rapporto con lui deve essere stato pi di tre mesi fa. Se gli dicessi di aver scoperto solo ora di essere incinta sarebbe strano, no? E se mi chiedesse delle prove non saprei cosa fare. Inoltre, se mi credesse, immagino che ne parlerebbe con i genitori, e ovviamente lo verrebbero a sapere anche i miei e la notizia si spargerebbe tra parenti e conoscenti. Ma non potrei dire loro che si tratta di una bugia, perch poi dovrei spiegare per quale motivo io abbia mentito.
Non sono brava a fare finta, n a dire il falso. Se raccontassi di essere rimasta incinta, non credo che poi sarei in grado di continuare la commedia anche in mezzo a tutta la gioia di chi mi sta intorno. Inoltre, visto che sarebbe strano che col passare del tempo non mi cresca la pancia, dovrei simularla con qualche trucco, e non sono affatto convinta che riuscirei a non farmi scoprire.
Ma c' un problema ancora pi grande. Se la sua malattia dovesse procedere pi lentamente del previsto, c' la possibilit che lui arrivi all'ipotetico giorno del parto. Se a quel punto il bambino non nascesse, capirebbe che  tutta una menzogna. Se penso alla delusione che ne avrebbe mi si spezza il cuore.
Credo che la sua idea sia ottima ma, per tutti questi motivi, mi  impossibile metterla in pratica.
Signor Namiya, le sono veramente grata per essersi tanto prodigato. Sono colma di riconoscenza per i buoni consigli che mi ha dato, per mi sono resa conto che  un problema a cui devo trovare risposta da sola. Non c' bisogno che risponda a questa lettera.
Mi scusi se fino a ora l'ho incomodata.
Lepre nella Luna
Atsuya butt via i fogli dicendo: Dannazione! e si alz in piedi. Dopo tutto questo chiedere e chiedere, proprio arrivati all'ultimo dice che invece non vuole una risposta. Allora non aveva tutta questa necessit di domandare l'opinione altrui. Quello che le diciamo non le interessa.
Be', per quel che dice  ragionevole. Continuare a fingere  senza dubbio difficile, disse Kohei.
Cazzate! Quando non sai se la persona che ami vivr o meno non stai tanto a questionare. Se pensi che morir sei disposto a fare qualunque cosa! Atsuya si sedette al tavolo della cucina.
Vuoi scrivere una risposta? La grafia sar diversa.
Chi se ne importa. Devo assolutamente buttarla gi subito!
Ho capito, allora tu detta e io scrivo, rispose Shota, sedendosi dalla parte opposta del tavolo.
Signorina Lepre,
 una cretina? Anzi, lei  una cretina!
Mi sono sforzato a darle dei buoni consigli, perch non li segue?
Se continuo a dirle di dimenticare le Olimpiadi, le entrer in testa?
Non ha nessun senso continuare ad allenarsi per andarci.
Lei non potr assolutamente prendervi parte. Quindi lasci perdere.  INUTILE.
Anche tormentarsi  inutile. Se ha tanto tempo libero vada da lui, subito, ora.
Se rinuncia alle Olimpiadi lui sar triste?
Per il troppo dispiacere la sua malattia peggiorer?
Non diciamo sciocchezze. Se non vi prendesse parte quanto potrebbe essere mai grave la cosa?
Nel mondo scoppiano in continuazione delle guerre, ci sono molti Paesi in cui altro che le Olimpiadi!
Comunque sia, ora basta. Faccia quello che vuole, e se ne penta quanto le pare.
Voglio dirglielo un'ultima volta: lei  una cretina.
Emporio Namiya
6
SHOTA accese un'altra candela. Probabilmente i loro occhi si erano abituati, perch riuscivano a vedere in ogni angolo della stanza soltanto con qualche fiammella.
Non arriva niente, eh? chiese Kohei con un filo di voce. Non  mai passato cos tanto tempo, si vede che non ha voglia di scrivere.
Probabilmente non scriver, rispose Shota sospirando. Di solito, a sentirselo dire cos chiaro e tondo, le reazioni sono due: o si cede o ci si arrabbia. In entrambi i casi dubito che ti venga voglia di scrivere una risposta.
Che vorresti dire, che ho fatto male? domand Atsuya, guardando Shota di traverso.
Non  quello che ho detto. La penso come te, e credo che tu abbia fatto bene a scriverle quelle cose. Ma, considerato che le hai detto tutto quello che volevi dirle, anche se la risposta non arriva non c' da restarci male. Questo intendevo.
In questo caso... rispose Atsuya, voltandosi di lato.
Per mi chiedo come sia andata, disse Kohei. Avr continuato gli allenamenti? E se poi  stata scelta tra gli atleti olimpici, chiss che choc sar stato il boicottaggio delle Olimpiadi da parte del Giappone. Ci teneva tanto.
Se  questo quel che  successo, le sta bene! Ha fatto male a non ascoltare quello che le abbiamo detto, ribatt Atsuya con astio.
Chiss il fidanzato. Quanto sar vissuto? Abbastanza a lungo da arrivare al giorno in cui si  deciso il boicottaggio?
Alle parole di Shota, Atsuya tacque. I tre furono avvolti da un silenzio sgradevole.
Sentite, ma fino a quando la lasciamo cos? chiese Kohei all'improvviso. La porta di dietro! Se rimane chiusa il tempo non trascorre, giusto?
Se per l'apriamo, il legame col passato si interrompe. Se lei ci mandasse una lettera non arriverebbe, rispose Shota, e si gir verso Atsuya. Che facciamo?
Atsuya si morse il labbro inferiore, e cominci a far scrocchiare le dita. Quando ebbe finito con la mano destra, guard Kohei e gli disse: Vai ad aprirla.
Faremo bene? chiese Shota.
Ma s, chi se ne importa. Lasciamola perdere! Tra l'altro non  affare nostro. Kohei, vai, sbrigati!
Proprio nel momento in cui Kohei si alz con un gesto di assenso, dalla facciata venne un rumore sordo. I tre si immobilizzarono e dopo essersi guardati l'un l'altro si voltarono in quella direzione. Atsuya si alz lentamente e si diresse verso la parte del negozio, e gli altri due gli andarono dietro.
Il rumore si ripet: qualcuno stava battendo sulla serranda, come se cercasse di capire cosa succedeva all'interno. Atsuya si ferm e trattenne il fiato. Un istante dopo, una lettera cadde all'interno della buca.
Signor Namiya, vive ancora qui? Se per caso non fosse cos e fosse un'altra persona ad aver trovato questa lettera, le sarei grata se volesse bruciarla. Non vi  infatti scritto niente di importante e non gliene verrebbe nulla a leggerla.
Da qui in poi inizia la lettera indirizzata al signor Namiya.
 ormai passato tanto tempo, si ricorda ancora di me? Sono Lepre nella Luna e sul finire dello scorso anno ci siamo scambiati diverse lettere. Sembra ieri, e invece sono trascorsi pi di sei mesi. Come sta?
La ringrazio ancora per avermi consigliato con tanta sollecitudine, non lo dimenticher mai. Ciascuna delle sue risposte era piena di premura.
Ci sono due cose che vorrei farle sapere.
La prima, anche se immagino che lo sappia gi,  che  stato stabilito ufficialmente che il Giappone boicotter le Olimpiadi. In un certo senso me lo aspettavo ma, quando la decisione  arrivata davvero, per me  stato un grande choc. Anche se non avrei comunque potuto prendervi parte, se penso ai miei amici la cui partecipazione era ormai sicura mi si stringe il cuore.
Credo che sport e politica siano due cose completamente distinte, ma quando diventa una questione internazionale  difficile continuare ad affermarlo, non crede anche lei?
La seconda notizia riguarda il mio fidanzato.
Lui ha continuato a combattere con tutte le sue forze contro la malattia, ma alla fine si  spento il 15 febbraio di quest'anno. Per caso sono riuscita ad accorrere al suo capezzale poco prima della fine, e l'ho visto andarsene tenendogli stretta la mano.
Le ultime parole che mi ha rivolto sono state: Grazie per il sogno. Penso volesse dire che fino all'ultimo ha sperato che potessi partecipare alle Olimpiadi. Immagino sia stato questo a tenerlo in vita.
Perci, dopo aver assistito alla sua dipartita, ho ripreso subito ad allenarmi. Ho pensato che mettermi in gioco con tutte le mie forze per quest'ultima occasione sarebbe stato un modo di onorarne la memoria, anche se non c'era pi molto tempo prima delle selezioni.
Da quel che ho scritto avr gi capito com' andata: non sono stata scelta. Non ero abbastanza forte. Visto che ce l'ho messa tutta non sono delusa, inoltre, se anche fossi stata selezionata, non avrei comunque potuto prendervi parte. Questo per non significa che io ritenga che la maniera in cui ho trascorso quest'ultimo anno sia sbagliata.
Se la penso cos  grazie a lei, signor Namiya.
Devo confessarle una cosa: quando la prima volta le ho inviato una lettera chiedendo consigli, mi ero quasi del tutto convinta che avrei dovuto lasciar perdere le Olimpiadi. Sentivo di voler rimanere accanto all'uomo che amavo e di volerlo accudire fino all'ultimo, certo, ma in realt il motivo non era solo quello. In quel periodo sentivo anche di essere arrivata a un punto morto con lo sport. L'impazienza non portava risultati, e ogni giorno mi rendevo sempre pi conto dei miei limiti. Ero affaticata dalla competizione con le mie rivali, e non reggevo pi la pressione di dover arrivare alle Olimpiadi. Volevo fuggire.
Fu allora che si scopr la malattia del mio fidanzato, e non posso negare di aver pensato che cos mi sarei potuta sottrarre ai duri allenamenti. L'uomo che amavo soffriva di un male incurabile, ed era ovvio che mi dedicassi ad accudirlo. Nessuno avrebbe potuto biasimarmi per questo. E, soprattutto, questo avrebbe messo a tacere la mia coscienza.
Per lui si accorse di questa mia debolezza. Perci continuava a dirmi che voleva che non rinunciassi, qualunque cosa fosse accaduta. Di non privarlo del suo sogno. Per sua natura non era una persona che avrebbe detto una cosa tanto egoista.
E cos mi ritrovai a non sapere pi cosa fosse meglio fare, e dentro di me si rincorrevano pensieri contrastanti: stare accanto a lui, fuggire dalle Olimpiadi, realizzare il suo desiderio. Non capivo pi nemmeno cosa volessi davvero.
Fu nel mezzo di questo tormento che le scrissi la prima volta. Tuttavia in quella lettera non le dissi la verit, anzi le nascosi il fatto che, dentro di me, volevo scappare dalla competizione.
Per lei, signor Namiya, riusc a cogliere questa mia disonest. Dopo diversi scambi di lettere, all'improvviso mi rispose di lasciar perdere, che se lo amavo dovevo stare accanto a lui fino alla fine. Quando ho letto quella frase  stato uno choc, come se qualcuno mi avesse colpito in testa con un martello. I miei pensieri infatti erano tutt'altro che puri. Erano astuti, erano bassi, erano meschini.
E anche in seguito mi ha dato dei consigli validi.
 soltanto uno sport.
Le Olimpiadi non sono altro che una grande manifestazione sportiva.
Anche tormentarsi  inutile. Se ha tanto tempo libero vada da lui, subito, ora.
Ero abbastanza stupita e mi chiedevo come facesse ad affermare queste cose con tanta sicurezza. Ma poi ho capito: mi stava mettendo alla prova.
Se, sentendomi dire di rinunciare alle Olimpiadi, avessi seguito senza riserve il suo consiglio, ci avrebbe significato che la mia determinazione non era dopotutto cos tenace. Quindi avrei davvero fatto meglio a dedicarmi al mio fidanzato lasciando perdere lo sport. Se per, invece, non fossi riuscita a decidermi anche sentendomi dire diverse volte di mollare, questo avrebbe voluto dire che il mio desiderio di andare alle Olimpiadi era forte.
E a quel punto mi resi conto di una cosa.
Nel profondo tenevo veramente alle Olimpiadi. Era il mio sogno fin da quando ero bambina, e non avrei potuto rinunciarvi tanto facilmente.
Un giorno lo dissi anche a lui. Ti amo pi di ogni altro, e vorrei che un giorno stessimo insieme. Se lasciando lo sport potessi salvarti la vita, lo farei senza esitazione. Ma siccome non  cos, non voglio gettare via il mio sogno. Credo di aver vissuto come ho vissuto proprio perch ho inseguito questo sogno, e che sia questo che ti ha fatto innamorare di me. Non mi dimenticher mai di te, ma ti prego di lasciarmi inseguire il mio sogno.
Lui giaceva sul letto, e si mise a piangere. Erano quelle le parole che stava aspettando. Soffriva nel vedere che mi tormentavo a causa sua: costringere la persona che amava a rinunciare ai propri sogni lo angosciava pi dell'idea della morte. Se anche fossimo stati in luoghi diversi, i nostri cuori sarebbero stati sempre uniti. Non c'era nulla da temere, e voleva che inseguissi il mio sogno senza rimpianti. Questo fu ci che mi disse.
Da quel momento sono stata di nuovo in grado di affrontare la competizione, perch ho capito che accudirlo non era l'unico modo per stargli vicino.
E poi, quando ha esalato l'ultimo respiro, le sue parole: Grazie per il sogno, e il suo volto appagato di fronte alla morte sono stati il mio premio pi grande. Non sono riuscita ad andare alle Olimpiadi, ma ho avuto qualcosa che vale pi di una medaglia d'oro.
Signor Namiya, grazie davvero. Se non avessi parlato con lei avrei perso qualcosa di prezioso, e lo avrei rimpianto per tutta la vita. Mi inchino di fronte alla sua capacit di vedere oltre le cose e la ringrazio dal profondo del cuore.
Forse non vive pi in questa casa, ma prego affinch la mia lettera riesca comunque a raggiungerla.
Lepre nella Luna
Shota e Kohei rimasero in silenzio. Atsuya pens che probabilmente non veniva loro in mente niente di appropriato da dire. Era lo stesso per lui.
Quella lettera di Lepre nella Luna era qualcosa di veramente inaspettato. Non aveva desistito e, dopo aver lottato fino alla fine, non soltanto non era stata scelta come rappresentante, ma la partecipazione del Giappone stesso era stata annullata. Ci nonostante, non provava il minimo rimpianto e gioiva dal profondo del cuore per aver ottenuto qualcosa di ancora pi prezioso di una medaglia d'oro.
E oltretutto, lei pensava che il merito fosse dell'Emporio Namiya. Credeva che, grazie alla lettera piena di rabbia e irritazione che loro tre avevano scritto, fosse riuscita a scegliere la strada giusta. Non c'erano sarcasmo e ironia nelle sue parole, altrimenti non avrebbe potuto scrivere una lettera del genere.
Gli venne da ridere, tanto era assurdo. Una risata gli scosse il petto, all'inizio sommessa e poi sempre pi forte.
Che hai? gli chiese Shota.
Non lo trovi comico?  proprio una cretina. Anche se le abbiamo detto di lasciar perdere le Olimpiadi, ha interpretato la cosa come le faceva pi comodo. E siccome alla fine tutto si  sistemato ci  riconoscente. Si inchina di fronte alla nostra capacit di vedere attraverso le cose, come ha scritto. Ma quale capacit? Quando mai!
Al che l'espressione di Shota si addolc. Be', meglio che tutto si sia sistemato.
S, infatti. E poi  stato divertente, disse Kohei. Finora non era mai successo che qualcuno venisse a chiedermi un consiglio. E anche se tutto si  sistemato soltanto per caso, sono comunque felice di averla aiutata. Non ti pare, Atsuya?
Effettivamente non  una brutta sensazione.
Vero?  proprio cos!
S, ma non sono felice quanto te! E direi che a questo punto possiamo anche aprire la porta sul retro, altrimenti il tempo qui non scorre, rispose, andando verso la porta.
Aveva afferrato la maniglia e stava per aprirla quando Shota disse: Aspetta un momento!
Che c'?
Shota non rispose e and verso la zona negozio.
Che succede? chiese a Kohei, ma quello si limit a scrollare le spalle.
Shota torn indietro con aria abbattuta.
Che c'? chiese di nuovo Atsuya.
Ne  arrivata un'altra, rispose Shota sollevando lentamente la mano destra. Il mittente  diverso, continu tenendo fra le dita una busta marrone.


PARTE SECONDA
Un'armonica nel cuore della notte


Capitolo 1.

ALLO sportello per i visitatori c'era un uomo magro che dava la netta impressione di aver superato i sessanta. L'anno precedente non era l, quindi probabilmente aveva raggiunto l'et della pensione in qualche ufficio pubblico e poi era venuto a lavorare in quel posto. Con un po' di apprensione Katsuro gli disse: Sono Matsuoka.

Come previsto, l'uomo gli chiese: E chi la manda, signor Matsuoka?
Mi chiamo Matsuoka Katsuro, sono qui per il recital.
Il recital?
Quello di Natale...
L'uomo finalmente diede segno di aver capito. Avevo sentito che sarebbero venuti per un concerto, quindi mi aspettavo un'orchestra o gi di l.  solo lei, invece.
Gi, mi spiace. Senza volerlo si stava scusando.
Aspetti un momento, per favore. L'uomo fece una telefonata e, dopo aver scambiato qualche parola con la persona all'altro capo del filo, disse a Katsuro di attendere l.
Poco dopo arriv una donna con gli occhiali, che ricordava di aver gi visto. Era la persona incaricata di gestire la festa l'anno precedente. Sembrava ricordarsi di lui, e con un sorriso gli domand come stava. Grazie per essere venuto anche quest'anno, gli disse, e lui la ringrazi a sua volta. Poi lo condusse al camerino, una stanza arredata in modo essenziale, con un divano, un tavolino e delle poltrone.
Il tutto dovrebbe durare una quarantina di minuti. Se  d'accordo, per la scelta dei brani e la scaletta ci affideremmo a lei, come l'anno scorso.
Va bene. Saranno per lo pi canti di Natale e poi qualche brano originale.
Ah s? rispose la donna, con un sorriso ambiguo. Probabilmente si stava chiedendo cosa intendesse per brano originale.
Mancava ancora un po' di tempo all'esibizione, quindi Katsuro dovette aspettare nella stanza. Dato che avevano portato del t verde in bottiglia, se ne vers un po' in un bicchiere di carta e lo bevve.
Era il secondo anno consecutivo che veniva alla Comunit di accoglienza per minori Marumitsuen. L'edificio di tre piani in cemento armato era stato costruito sul fianco di una collina e, oltre alle camere, vi erano un refettorio, delle stanze da bagno e altre strutture comuni dove bambini e ragazzi fino ai diciotto anni vivevano tutti assieme. Katsuro era stato in diversi centri del genere, ma per dimensioni questo era uno dei pi grandi.
Prese la chitarra e controll l'accordatura. Prov anche qualche attacco. Era tutto a posto, e il suo stato d'animo era discreto. Rientr la donna di prima e lo avvis che era quasi il momento di iniziare. Katsuro bevve un altro bicchiere di t e si alz.
Il recital si teneva nella palestra. I bambini sedevano composti sulle sedie disposte a file, e la maggior parte di loro era nell'et delle elementari. Quando Katsuro fece la sua entrata in scena lo applaudirono, come erano probabilmente stati istruiti a fare. Avevano predisposto un microfono, una sedia e un leggio. Si inchin verso il pubblico e si sedette.
Buongiorno a tutti voi, disse, e quelli contraccambiarono il saluto.  la seconda volta che vengo qui, e anche l'anno scorso sono arrivato alla Vigilia, un po' come Babbo Natale. Purtroppo, per, di doni non ne ho. Qualcuno ridacchi. Comunque, proprio come l'anno scorso, voglio regalarvi delle canzoni.
Il primo brano fu Rudolph, la renna dal naso rosso. I bambini lo conoscevano bene, e durante l'esecuzione cominciarono a cantare. Poi esegu una serie di canti natalizi classici, inframmezzandoli con qualche racconto. I bambini sembravano divertirsi e battevano le mani a tempo. Insomma, si poteva dire che l'atmosfera generale si era fatta vivace. Tuttavia, durante lo spettacolo, l'attenzione di Katsuro fu catturata da una ragazzina. Era seduta in un posto all'estremit della seconda fila e, ipotizzando che fosse un'alunna delle elementari, doveva essere agli ultimi anni. Aveva gli occhi rivolti da un'altra parte e sembrava non avere alcuna intenzione di guardare verso Katsuro. Non muoveva nemmeno le labbra, forse perch le canzoni non la interessavano.
Eppure Katsuro fu attratto dalla sua espressione inquieta. C'era una sensualit del tutto insolita per una bambina, e avrebbe voluto trovare il modo di farla girare verso di lui. Pens che quelle canzoncine erano troppo da bambini e prov a cantare Il mio ragazzo  come Babbo Natale di Matsutoya Yumi. Quel brano faceva parte della colonna sonora di Portami a sciare, un film di grande successo uscito l'anno precedente, il 1987. A voler essere pignoli, cantarla in un posto del genere costituiva una violazione del diritto d'autore, ma dubitava che qualcuno l'avrebbe denunciato.
Molti dei bambini esultarono ma lei rimase girata di tre quarti e, anche in seguito, quando suon canzoni che sarebbero dovute piacere a una ragazzina di quell'et, ci non sort alcun effetto. Alla fine dovette rinunciare, e pens che forse non le interessava la musica.
Eccoci arrivati all'ultimo brano.  quello che suono sempre alla fine di ogni concerto, spero vi piaccia.
Katsuro pos la chitarra e tir fuori un'armonica. Dopo aver inspirato, chiuse gli occhi e cominci a soffiare dolcemente nello strumento. Lo aveva eseguito migliaia di volte, non aveva bisogno di guardare lo spartito. Suon per circa tre minuti e mezzo, e la palestra rimase avvolta nel silenzio. Poco prima di terminare apr gli occhi, e in quell'istante trasal: la ragazzina lo stava guardando. Il suo sguardo era serio, e a Katsuro cominci a battere il cuore all'impazzata, quasi si fosse scordato dell'et che aveva.
Finito il concerto, lasci la palestra accompagnato dagli applausi dei bambini. Arriv anche la responsabile, che si congratul con lui. Katsuro avrebbe voluto chiederle della ragazzina, ma si morse la lingua: non gli venne in mente nessun buon pretesto e quindi lasci perdere. Tuttavia riusc comunque a scambiare qualche parola con lei in modo del tutto inatteso.
Dopo il concerto si tenne infatti un rinfresco presso il refettorio, a cui era invitato anche lui. Mentre stava mangiando fu la ragazzina ad avvicinarsi.
Come si chiama quel brano? gli chiese, guardandolo dritto negli occhi.
Quel brano?...
Quello che hai suonato per ultimo con l'armonica. Non lo conoscevo.
Katsuro annu, sorridendo. Eh, lo immagino.  originale.
Originale?
L'ho scritto io. Ti  piaciuto?
La ragazzina fece segno di s con la testa. Penso che sia molto bello. Voglio sentirlo ancora.
Davvero? Allora aspettami qui un momento. Era gi stabilito che Katsuro avrebbe passato la notte in quella struttura. Si diresse alla stanza che gli avevano preparato e torn al refettorio con l'armonica. Port la ragazzina nel corridoio e suon di nuovo il brano. Lei lo ascoltava con sguardo serio.
Non ha un titolo?
S, si chiama Rinascita.
Rinascita... ripet lei tra s e s, e cominci a canticchiarla. Nel sentirla Katsuro rimase stupito: stava riproducendo esattamente la melodia del brano.
L'hai gi imparato? chiese.
Per la prima volta lei sorrise. Sono brava a memorizzare le canzoni.
Incredibile.
Katsuro continu a fissarla. Una parola si fece largo nella sua mente: talento.
Hai mai pensato di diventare un cantautore professionista?
Un professionista, eh? Mah... Katsuro scosse il capo e cerc di dissimulare l'emozione che aveva avvertito nel petto.
Quel brano venderebbe senz'altro bene.
Credi?
Lei annu. Mi piace.
Katsuro sorrise. Ti ringrazio.
In quel momento qualcuno chiam la bambina e una donna usc dal refettorio dicendo: Seri, potresti venire a far mangiare Tatsu?
Certo, rispose lei, e accennando un inchino rientr nella stanza.
Katsuro lasci passare qualche minuto e poi torn anche lui nel refettorio. Seri si era seduta accanto a un bambino e cercava di fargli tenere in mano un cucchiaio. Il bambino era minuto e il suo volto era privo di espressione. Visto che la responsabile del concerto era l accanto, Katsuro le chiese con finto distacco di quei due. Al che la donna assunse un'aria afflitta.
Sono fratello e sorella, e sono arrivati qui quest'anno, in primavera. Pare che abbiano subito dei maltrattamenti dai genitori. Il minore dei due, Tatsu, parla solamente con Seri.
Katsuro guard la ragazzina che si occupava del fratello. Gli sembr di capire per quale ragione lei avesse un atteggiamento di rifiuto nei confronti dei canti natalizi.
Terminato il rinfresco, Katsuro si ritir nella propria stanza. Si distese sul letto, ma sent delle voci festanti fuori dalla finestra e quindi si alz a vedere che cosa succedeva.
Stavano facendo i fuochi artificiali e i bambini sembravano non avvertire affatto il freddo. C'erano anche Seri e Tatsu, che guardavano tenendosi in disparte.
Hai mai pensato di diventare un cantautore professionista?
Sentirsi rivolgere quella domanda, dopo tanto tempo. Erano trascorsi pi di dieci anni da quando l'aveva evitata ridendo, eppure lo stato d'animo di allora e quello di oggi erano completamente diversi.
Pap, bisbigli rivolto al cielo notturno, perdonami, non sono ancora riuscito a fare niente, nemmeno a perdere la battaglia.
Il suo pensiero riand a otto anni prima.


Capitolo 2.

ERA l'inizio di luglio quando giunse la notizia della morte di sua nonna. Stava facendo i preparativi per l'apertura del locale, quando arriv la telefonata di Emiko, sua sorella. Sapeva che le condizioni della nonna non erano buone, il fegato e i reni si erano indeboliti e c'era quindi da aspettarsi che non sarebbe vissuta a lungo. Ciononostante Katsuro non era andato a trovarla. Era preoccupato per lei, ma c'erano dei motivi per cui non voleva ritornare a casa.
La veglia funebre  domani, e il giorno dopo ci sar il funerale. Quando riesci ad arrivare? gli chiese Emiko. Katsuro poggi sul bancone il gomito del braccio con cui teneva la cornetta, e con l'altra mano si gratt la testa.
Devo mettermi d'accordo col proprietario.
Sent Emiko che sbuffava. S, ma lavori come aiutante, no? Non mi hai detto che prima il proprietario era da solo? Non sar un gran problema se ti prendi un giorno o due. E poi non andavi dicendo che avevi scelto proprio quel lavoro, invece di altri part-time, perch potevi assentarti quando volevi?
Effettivamente era cos. Emiko aveva buona memoria e un carattere risoluto, non era il tipo di persona che si poteva imbrogliare facilmente. Katsuro sprofond nel silenzio.
Sarebbe un problema se non venissi, continu Emiko con un tono di voce pi aspro. Pap non sta bene, e la mamma  molto provata perch ha dovuto assistere la nonna. E poi non  stata proprio lei a prendersi cura di te? Almeno al suo funerale ci devi venire.
Katsuro sospir. Ho capito. In qualche modo far.
Vedi di arrivare il prima possibile. Se riesci, anche stanotte.
Quello  impossibile.
Allora domattina. O al pi tardi per mezzogiorno.
Ci penso.
S, ma pensaci davvero. Dopotutto finora ti hanno lasciato fare come volevi.
Che razza di modo di parlargli, pens, stava per dirglielo quando lei riagganci.
Pos il ricevitore, si sedette su uno sgabello e fiss il quadro sul muro con sguardo assente. Raffigurava una spiaggia di Okinawa. Era un luogo che il proprietario amava molto e ovunque, nel piccolo locale, c'era qualche oggetto che ne evocava l'atmosfera.
Il suo sguardo si pos su un angolo, dove erano sistemate una sedia di vimini e una chitarra folk. Erano entrambe riservate a lui. Quando un avventore aveva una richiesta, Katsuro si sedeva l e suonava per lui. A volte i clienti cantavano al suono della sua musica, ma di solito era lui a farlo. Molti di quelli che lo sentivano per la prima volta rimanevano meravigliati, e dicevano che non sembrava affatto un dilettante. E spesso aggiungevano che era un peccato che non diventasse un professionista.
Lui si schermiva, ma dentro di s avrebbe voluto rispondere che era da un pezzo che ci provava. Per quello aveva mollato l'universit.
Era ai tempi delle scuole medie che si era interessato alla musica. Quand'era al secondo anno, una volta che era andato a casa di un compagno di classe, aveva visto una chitarra. L'amico gli aveva detto che era di suo fratello pi grande, e gli aveva spiegato come si suonava. Era la prima volta nella sua vita che toccava una chitarra. All'inizio non sapeva muovere bene le dita, ma provando e riprovando era riuscito a suonare una semplice strofa di una canzone. La gioia di quel momento era qualcosa che non si poteva esprimere a parole. L'aveva attraversato una sensazione di benessere che non aveva mai provato quando era costretto a suonare il flauto durante le lezioni di musica.
Qualche giorno dopo, disse ai genitori senza mezzi termini che voleva una chitarra. Suo padre era un pescivendolo, totalmente estraneo alla musica. Dopo aver strabuzzato gli occhi si era arrabbiato, tuonando che non doveva frequentare amici del genere. Probabilmente nella sua testa un giovane che suonava la chitarra equivaleva a un poco di buono. Lui lo implor disperato, facendo tutte le promesse che gli venivano in mente: avrebbe studiato molto e sarebbe entrato nel miglior liceo della zona, e se invece non ci fosse riuscito avrebbe lasciato perdere la chitarra e non l'avrebbe mai pi suonata.
I genitori si meravigliarono per la sua reazione, dato che Katsuro non aveva mai desiderato qualcosa a tal punto. La prima ad ammorbidirsi fu la madre, e poi anche il padre gliela diede vinta. Tuttavia non lo port in un negozio di strumenti bens a un banco dei pegni. Che si facesse andar bene una chitarra di quelle, gli disse. Magari poi la butterai, quindi non ne comprer una nuova, aggiunse, con aria torva.
Lui fu comunque felice, e quella notte dorm con la chitarra di seconda mano accanto al cuscino.
Si esercitava quasi tutti i giorni, seguendo un manuale che aveva rimediato in una libreria dell'usato. Naturalmente, visto che lo aveva promesso ai suoi, si impegnava anche nello studio; grazie a questo i suoi voti migliorarono sensibilmente e, se nei giorni festivi se ne stava a suonare la chitarra nella sua camera al piano di sopra, i genitori non avevano niente di cui lamentarsi. E, alla fine, riusc a essere ammesso senza problemi al liceo.
Visto che nella scuola c'era un circolo di musica leggera, ci entr senza pensarci due volte. Con due dei compagni che conobbe l misero in piedi una band e suonarono in diversi posti. All'inizio eseguivano brani di gruppi famosi, ma poi cominciarono a proporne di originali. A comporli era principalmente Katsuro, che era anche il cantante solista. Gli altri componenti della band apprezzavano molto le sue canzoni.
Al terzo anno, per, la band si sciolse spontaneamente per via degli imminenti esami di ammissione. I tre si erano ripromessi di ricostituirla se fossero riusciti a entrare tutti all'universit senza problemi, ma la cosa non avvenne. Uno di loro, infatti, non super l'esame e quando ci riusc, l'anno successivo, il discorso non venne pi ripreso.
Katsuro si iscrisse alla facolt di Economia presso un ateneo di Tokyo. In realt avrebbe voluto dedicarsi alla musica, ma sapendo che avrebbe incontrato una forte opposizione da parte dei suoi genitori lasci perdere. Fin da piccolo il suo futuro era deciso: avrebbe portato avanti la pescheria di famiglia, e i suoi non si erano mai sognati che potesse scegliere una strada diversa. E, in fondo, lui stesso immaginava vagamente che le cose sarebbero andate cos.
All'universit c'erano parecchi circoli musicali. Entr in uno di quelli, ma rimase quasi subito deluso. I membri del club pensavano solo a divertirsi e non sembravano affatto prendere la musica sul serio. Non appena prov a lamentarsi cominci a essere malvisto.
Ma quante arie ti dai. La musica  soltanto un passatempo!
Infatti! Che pensi di fare impegnandoti tanto? Non diventerai certo un professionista.
Katsuro decise di abbandonare il circolo senza rispondere a nessuna di queste critiche. Pensava infatti che fosse inutile stare a discutere: le cose a cui aspiravano erano troppo diverse.
Da allora non aveva pi fatto parte di alcun circolo. Dopotutto era meglio rimanersene da solo; a stare con gente che non aveva voglia di fare niente ci si stressava e basta.
In quel periodo inizi a partecipare a concorsi amatoriali. A cantare davanti a un pubblico era abituato dai tempi del liceo. All'inizio non superava nemmeno le selezioni preliminari, ma continuando a provare e riprovare cominci a classificarsi tra i primi posti. Inoltre a quei concorsi c'erano una serie di partecipanti abituali e, a un certo punto, presero a salutarsi tra loro.
Katsuro ne trasse un forte stimolo: la passione. L'idea cio di sacrificare tutto per migliorare la propria musica. Ogni volta che ne ascoltava le esecuzioni pensava che anche lui non poteva essere da meno.
Cominci a dedicare alla musica tutto il tempo della sua giornata. Anche quando mangiava o faceva il bagno, a occupare i suoi pensieri erano soltanto i nuovi brani. Di conseguenza inizi a saltare le lezioni all'universit. Non vedeva la ragione di andarci. E, ovviamente, non avendo ottenuto i crediti dovette ripetere l'anno.
I genitori non si resero affatto conto che il loro unico figlio, che avevano mandato a Tokyo, avesse fatto quella fine. Erano convinti che, come  normale, dopo quattro anni si sarebbe laureato e sarebbe tornato a casa. Per questo, quando Katsuro nell'estate dei suoi ventun anni annunci loro, per telefono, che aveva lasciato l'universit, dall'altro capo del filo sua madre si mise a piangere. Poi fu il turno di suo padre, che urlandogli nelle orecchie gli chiese che razza di storia fosse quella.
Voleva dedicarsi alla musica e quindi non aveva senso continuare a frequentare le lezioni. A questa risposta il padre strill ancora pi forte, ma lui gli attacc la cornetta in faccia. Quella stessa sera i genitori arrivarono a Tokyo, il padre rosso in volto e la madre invece esangue.
Parlarono fino all'alba, nell'angusto monolocale in cui viveva. Gli dissero che, se davvero aveva lasciato l'universit, se ne tornasse subito a casa e prendesse in mano il negozio di famiglia. Lui per non assent. Se lo avesse fatto, disse, l'avrebbe rimpianto per tutta la vita, e non cedette: fino a che non avesse realizzato le proprie aspirazioni sarebbe rimasto a Tokyo. Senza aver quasi dormito, i suoi tornarono indietro col primo treno. Mentre li guardava andare via, dalla finestra del suo appartamento, le loro figure apparivano piccole e tristi. In cuor suo si scopr a pregare per loro.
Da quell'episodio erano trascorsi tre anni. Secondo i piani originali avrebbe dovuto essersi gi laureato da un pezzo, ma Katsuro non aveva ancora niente in mano. Trascorreva un giorno dopo l'altro sempre nello stesso modo, esercitandosi per partecipare ai concorsi amatoriali. Si era anche classificato bene diverse volte, e pensava che, se avesse continuato a prendervi parte, prima o poi qualche addetto ai lavori lo avrebbe notato. Tuttavia, fino a quel momento, nessuno lo aveva contattato; aveva anche inviato dei demo ad alcune case discografiche, ma non aveva ricevuto risposta.
Solo una volta un cliente che frequentava spesso il locale lo aveva presentato a un critico musicale. Katsuro, che aspirava a diventare un cantautore, aveva eseguito davanti a lui un paio dei suoi pezzi, quelli di cui si sentiva pi sicuro.
Il critico, che aveva i capelli bianchi un po' arricciati, sembrava compiaciuto: I brani hanno una loro freschezza e anche il modo di cantare  buono. Sono ottimi.
Katsuro era felice; sorse in lui la speranza che il suo debutto fosse ormai prossimo. Il cliente che glielo aveva presentato fece la fatidica domanda al posto suo. Ha un futuro da professionista? Katsuro era un fascio di nervi e non riusciva a guardare l'uomo in faccia.
Il critico lasci passare un attimo prima di rispondere. Mmhh, a quello non penserei, disse dubbioso.
Katsuro alz il viso e gli chiese il perch.
Di gente brava a cantare ce n' molta. Se la tua voce avesse un timbro particolare sarebbe diverso, ma non  questo il caso.
Di fronte a tanta schiettezza non riusc a controbattere. Era una cosa che sapeva bene anche lui.
E i pezzi? Crede siano buoni? chiese il proprietario, presente alla scena.
Certo, sono buoni. Per essere stati scritti da un dilettante, rispose il critico con voce meccanica. Ma purtroppo rimangono su quel livello. Rimandano a qualcosa di gi sentito, insomma mancano di originalit.
Erano parole davvero dure. Avvilito e mortificato, Katsuro si sent avvampare.
Con ogni probabilit non c'era alcun talento in lui, e credere di potersi guadagnare il pane con la musica era soltanto superbia. Cominci a pensarla cos.


Capitolo 3.

IL giorno dopo usc dall'appartamento che era passato mezzogiorno. Con s aveva una borsa sportiva e un porta abiti, nel quale vi era un completo nero che aveva preso in prestito dal padrone del locale. Non sapendo quando sarebbe rientrato a Tokyo avrebbe voluto portarsi anche la chitarra, ma immaginando che i genitori avrebbero avuto da ridire decise di lasciar perdere. Per mise nella borsa l'armonica.
Prese il treno alla stazione di Tokyo. La carrozza era semivuota, quindi si accomod in uno scompartimento per quattro e, tolte le scarpe, pos le gambe sul sedile davanti. La citt dove si trovava la casa di famiglia era a pi di due ore di treno, considerando i cambi. Aveva sentito dire che c'erano impiegati che facevano i pendolari con Tokyo, ma per lui era impensabile.
Quando gli aveva detto della morte di sua nonna, il proprietario gli aveva subito dato il permesso di assentarsi. Aveva aggiunto, come per persuaderlo:  una buona occasione per parlare con calma con i tuoi genitori. Di cosa farai dopo e di tutto il resto. Ma suonava come se gli stesse suggerendo, implicitamente, che forse era il momento di lasciar perdere la musica.
Mentre guardava dal finestrino le risaie che scorrevano via, pens distrattamente che forse, dopotutto, non era cosa per lui. Una volta a casa, i suoi genitori gli avrebbero sicuramente chiesto qualcosa. Fino a quando hai intenzione di sognare a occhi aperti? Il mondo non  tutto rose e fiori. Datti una svegliata e prendi in mano il negozio, tanto non saresti in grado di trovare un lavoro rispettabile... Riusciva facilmente a immaginare le loro parole.
Katsuro scosse lievemente la testa, e cerc di smettere di pensare soltanto a cose deprimenti. Apr la borsa e tir fuori il walkman e le cuffie. Quest'apparecchio, ideato l'anno precedente, era un'invenzione epocale perch permetteva di godersi la musica in qualunque luogo.
Premette il pulsante di avvio e chiuse gli occhi. Ci che gli giunse alle orecchie era un suono elettronico che riproduceva una bellissima melodia. A suonare era la Yellow Magic Orchestra, i cui membri erano tutti giapponesi ma che era diventata famosa all'estero. Girava voce che, quando a Los Angeles avevano aperto il concerto dei The Tubes, il pubblico li avesse acclamati con una standing ovation.
Erano le persone come loro che avevano talento. Mentre cercava di non pensarci, ecco che quell'idea densa di pessimismo gli attravers il petto.
Il treno giunse alla stazione pi vicina a casa dei suoi. Uscito dall'edificio, un panorama familiare gli si par davanti agli occhi. Dei negozietti fiancheggiavano la via principale, che si congiungeva poi con una grande arteria stradale. Davano l'idea che a frequentarli fossero soltanto i clienti abituali del vicinato. Era la prima volta che tornava dopo aver lasciato l'universit, ma l'atmosfera del quartiere era esattamente la stessa.
Katsuro si arrest. La serranda del negozio, incassato tra un fioraio e un fruttivendolo, era alzata per met. Al di sopra si stagliava l'insegna UOMATSU, al cui fianco era scritto in caratteri pi piccoli: PESCE FRESCO e CATERING.
Era stato il nonno ad aprire la pescheria, anche se all'inizio era in un luogo diverso e pare fosse molto pi spaziosa. L'edificio per era stato raso al suolo dalle fiamme durante la guerra, e quindi, dopo la fine del conflitto, avevano riaperto in quello attuale.
Katsuro pass sotto la serranda semiaperta. L'interno del locale era buio e nella vetrina refrigerata non c'erano pesci. In questa stagione il cibo crudo non si conservava nemmeno un solo giorno, ed era probabile che avessero congelato le rimanenze. Sul muro era appeso un cartello che annunciava la disponibilit di anguilla grigliata. L'odore del pesce gli suscitava un senso di nostalgia.
Prosegu verso il fondo del negozio, che era collegato all'abitazione. La porta scorrevole era chiusa, ma la luce vi filtrava attraverso e sembrava che al di l qualcuno si muovesse.
Fece un respiro e disse: Sono tornato, ma un attimo dopo si stava chiedendo se non avesse fatto meglio a dire buongiorno. La porta si apr di colpo. In piedi c'era Emiko, che indossava un abito nero. Non la vedeva da un po', e gli sembr gi adulta. Lei lo guard dall'alto in basso e poi sbuff.
Meno male! Cominciavo a pensare che non saresti venuto.
E perch mai? Ti avevo detto che in qualche modo avrei fatto, no? rispose. Si tolse le scarpe, attravers l'uscio e gett un'occhiata all'interno della stanzetta. Ci sei solo tu? Mamma e pap?
Emiko corrug la fronte. Sono l da un pezzo. Anch'io dovevo dare una mano, ma ho pensato che se fossi arrivato e non avessi trovato nessuno non avresti saputo che fare. Quindi ti ho aspettato.
Katsuro si strinse nelle spalle e disse: Ho capito.
Senti un po', non avrai intenzione di venire alla veglia funebre vestito cos, vero?
Ovviamente no. Ora mi cambio.
Sbrigati per.
S, va bene.
Prese il bagaglio e sal le scale. Al piano di sopra c'erano due stanze con i tatami, una pi grande e una pi piccola. La pi grande era quella che Katsuro aveva usato fino alla fine del liceo. Quando apr il pannello scorrevole si sent soffocare: le tende erano tirate e la stanza buia. Pigi l'interruttore sul muro e la luce bianca del neon illumin l'ambiente in cui aveva vissuto in passato, silenzioso e immutato. Sulla scrivania era ancora fissato il suo vecchio temperamatite, e nemmeno i poster attaccati al muro erano stati tolti. Sulla libreria c'erano i libri di scuola e il manuale per imparare la chitarra.
Poco dopo essersi trasferito a Tokyo, Katsuro aveva saputo dalla madre che Emiko avrebbe voluto usare quella stanza. Lui aveva risposto che non gli importava. A quell'epoca, infatti, pensava gi di dedicarsi alla musica e presumeva che non avrebbe pi fatto ritorno alla casa dei suoi.
Il fatto che la stanza fosse rimasta tale e quale voleva dire che probabilmente loro si aspettavano che sarebbe tornato. A questo pensiero prov un senso di oppressione.
Indoss il completo e usc di casa assieme alla sorella. Fortunatamente, per essere luglio era abbastanza fresco. La veglia si teneva presso la sala comunale; era una struttura costruita di recente, che distava una decina di minuti a piedi. Quando entrarono nella zona residenziale si meravigli per come si era trasformato il panorama. Emiko diceva che molte persone si erano trasferite l. Katsuro si ritrov a pensare che dopotutto anche in quella cittadina c'erano stati dei cambiamenti.
Mentre camminavano, Emiko gli chiese: Insomma, come lo vedi?
Sapeva a cosa si riferiva, ma fece comunque finta di non capire e rispose: Come vedo cosa?
Non  ovvio? Il futuro. Hai deciso di dedicarti alla musica, e va bene, ma pensi che ce la farai?
Certo! Altrimenti non insisterei, no? Mentre pronunciava quelle parole sent che dentro di s qualcosa si agitava. Ebbe la sensazione di stare mentendo a se stesso.
Eppure c' qualcosa che non mi convince. Possibile che nella nostra famiglia ci sia qualcuno con tanto talento? E poi, vedi, sono stata a diversi tuoi concerti, e credo che effettivamente tu sia bravo. Per riuscire a sfondare come professionista  un discorso completamente diverso.
Katsuro fece una smorfia. Piantala di dire cose tanto insolenti. Cosa ne vuoi sapere tu, che non te ne intendi?
Pens che si sarebbe infuriata, invece rispose con freddezza.
Esatto, non me ne intendo. Non so nulla del mondo della musica, per questo te l'ho chiesto. Dammi un punto di vista concreto! Quali sono i tuoi piani? Come pensi di procedere d'ora in avanti? Quand' che arriver il momento in cui sarai in grado di mantenerti con la musica? Sono tutte cose che non sappiamo, ed  per questo che mamma e pap sono in pena.
Sua sorella aveva ragione, ma Katsuro sbuff.
Se tutto procedesse senza intoppi nessuno faticherebbe tanto. Anche se dubito che una persona uscita da un'universit femminile della zona e che ha trovato impiego in una cassa di credito locale sia in grado di capirlo.
Si riferiva a Emiko, che si sarebbe laureata la primavera dell'anno successivo e aveva gi trovato lavoro con largo anticipo. Adesso si sarebbe infuriata, si disse, ma lei si limit a fare un grosso sospiro. Poi, come se fosse infastidita, gli domand: Hai mai pensato a quando i nostri genitori saranno vecchi?
Katsuro sprofond nel silenzio. Era una delle cose a cui non voleva pensare.
Un mese fa pap  svenuto. Uno dei soliti attacchi di cuore.
Lui si ferm e la guard in faccia.
Davvero?
Davvero!, rispose lei. Per fortuna non  stato niente di grave.  successo quando la nonna era allettata, ci siamo parecchio agitati.
Non ne sapevo nulla.
Sembra che sia stato pap a dire a nostra madre di non dirti nulla.
Mmhh...
Forse aveva pensato che non c'era bisogno di farlo sapere a un figlio ingrato come lui? Di nuovo non seppe cosa ribattere, e non pot far altro che tacere.
Ripresero a camminare e, fino a che non arrivarono alla sala comunale, nessuno dei due disse pi nulla.


Capitolo 4.

LA sala era un edificio di un solo piano, simile a un'abitazione privata ma leggermente pi grande. Uomini e donne vestiti a lutto andavano e venivano indaffarati. Ad accogliere i convenuti c'era sua madre Kanako, che stava scambiando qualche parola con un uomo smagrito. Katsuro si avvicin lentamente.
Quando si accorse di lui, Kanako assunse un'espressione stupita. Stava per salutarla, ma vide il volto dell'uomo che le stava accanto e rimase senza parole. Era suo padre Takeo, talmente dimagrito da sembrare un'altra persona. Dopo averlo fissato un po' con la bocca chiusa, il padre si decise a parlare.
Sei venuto, allora. L'avrai saputo da qualcuno. Il tono era brusco.
Me lo ha detto Emiko.
Ah.
Takeo si volt verso la figlia, e poi torn a guardare Katsuro.
Hai il tempo di venire fino a qui?
A Katsuro quelle parole suonarono come una versione abbreviata di: Non avevi intenzione di non farti pi vedere finch non avessi realizzato le tue aspirazioni?
Se mi stai dicendo che devo tornare a Tokyo, posso farlo anche subito!
Sua madre lo guard con aria di rimprovero. Il padre fece un gesto infastidito.
Non  quello che ho detto. Ho molto da fare, quindi evita di seccarmi.
E si allontan rapidamente. Mentre lo guardava andarsene, la madre disse: Bentornato a casa. In realt temevo che non saresti venuto.
Probabilmente era su sua indicazione che Emiko gli aveva telefonato.
Emiko ha insistito parecchio. Ma piuttosto, quanto  dimagrito pap. Ho sentito che  svenuto di nuovo. Sta bene?
A Katsuro sembr che sua madre scrollasse le spalle.
Si comporta come se niente fosse, ma a me sembra che si sia piuttosto indebolito. D'altra parte ha superato i sessanta.
Di gi?
Takeo aveva sposato Kanako quando aveva gi pi di trent'anni. Fin da bambino Katsuro si era spesso sentito ripetere la storia del padre che, impegnato nella ricostruzione della pescheria, non aveva certo il tempo di cercarsi una moglie.
Verso le sei, l'ora di inizio della veglia, i parenti cominciarono ad arrivare uno dopo l'altro. Takeo aveva molti fratelli, e quindi soltanto i congiunti dalla sua parte erano pi di venti. L'ultima volta che Katsuro li aveva visti risaliva a pi di dieci anni prima.
Uno zio, pi giovane del padre di tre anni, venne a stringergli la mano con aria nostalgica.
Oh, Katsuro! Ma guarda come stai bene. Vivi ancora a Tokyo? Che fai nella vita?
Mah, diverse cose.
Come diverse cose? Non sarai mica andato fuori corso all'universit per avere il tempo di spassartela?
Katsuro trasal. Evidentemente i genitori non avevano detto ai parenti che aveva lasciato gli studi. La madre era l vicino e aveva sicuramente sentito la conversazione, ma si era voltata dall'altra parte senza dire nulla. Prov un senso di umiliazione nel pensare che non se la sentissero di dire agli altri che il proprio figlio aveva deciso di dedicarsi alla carriera musicale.
Ma d'altra parte valeva lo stesso per lui, che non era capace di affermarlo esplicitamente. Cos non andava bene.
Si inumid le labbra e alz lo sguardo fino a guardare lo zio negli occhi.
L'ho lasciata.
Eh? esclam lo zio con aria stupita.
L'universit. L'ho lasciata. Ho abbandonato gli studi a met.
Mentre con la coda dell'occhio vedeva la madre irrigidirsi, continu.
Voglio guadagnarmi da vivere con la musica.
La musica?
L'espressione dello zio lasciava pensare che non avesse mai sentito quella parola in vita sua.
La veglia era iniziata e la conversazione termin l. Con aria poco convinta, lo zio avvicin un altro parente e si mise a parlare con lui. Forse voleva accertarsi che quello che Katsuro gli aveva detto fosse vero.
Dopo la lettura del sutra, la veglia prosegu come da programma. Katsuro bruci dell'incenso. Nella fotografia la nonna aveva un sorriso gentile. Si ricord di come, quand'era bambino, lei l'avesse sempre coccolato. Se fosse stata viva l'avrebbe senz'altro appoggiato anche ora.
Terminata la veglia si trasferirono in un'altra stanza dove era stato approntato un rinfresco con sushi, birra e bevande. Da una rapida occhiata era chiaro che erano rimasti soltanto i parenti. La tristezza era un po' mitigata dal fatto che la defunta aveva quasi novant'anni. Piuttosto, l'atmosfera era distesa per il piacere di ritrovarsi tutti insieme dopo tanto tempo.
All'improvviso, per, la voce di qualcuno tuon: Falla finita! Non ti impicciare degli affari altrui! Anche senza bisogno di guardare, persino a Katsuro fu chiaro che si trattava di suo padre.
Non sono affari altrui. Prima che si trasferisse nel posto attuale, quella era la casa della buonanima di nostro padre. Io ci ho vissuto l.
A litigare col padre era lo zio di poco prima. Erano entrambi paonazzi, forse per colpa dell'alcol.
La casa che ha costruito pap  bruciata durante la guerra. Quella di adesso, invece, l'ho fatta io. Non hai nessun diritto di metterci bocca.
Ma che dici? C' l'insegna UOMATSU, quindi  la stessa attivit iniziata in quell'altro posto. L'insegna l'hai ereditata da nostro padre! E allora come ti viene in mente di chiudere un negozio a cui teniamo tanto senza avvisarci?
Chi ha mai detto di volerlo chiudere? Ho tutta l'intenzione di portarlo avanti ancora per un bel po'.
Ancora per un bel po'? Conciato come sei? Ma se non riesci nemmeno a trasportare le cassette di pesce. E poi, l'idea stessa di mandare il tuo unico figlio a fare l'universit a Tokyo  stata un'assurdit. Che se ne dovrebbe fare un pescivendolo di tanto studio?
Che intendi dire? Che i pescivendoli sono da disprezzare?
Takeo si era alzato in piedi. Sembravano sul punto di azzuffarsi ma le persone l attorno intervennero a calmarli, e si rimise seduto.
Che assurdit. Che gli  saltato in mente?
Anche se teneva la voce bassa, lo zio continuava a borbottare mentre beveva del sak da una coppetta.
Lasciare l'universit e mettersi a fare il cantante. Come si fa a permettere a qualcuno di fare delle idiozie del genere?
Falla finita! Non sono affari tuoi! gli rispose di rimando Takeo.
Il litigio era sul punto di riaccendersi e le zie lo presero e fecero sedere lo zio in un posto pi distante. Anche se il diverbio era sotto controllo, l'atmosfera di imbarazzo generale non si dissolse. Uno dei parenti si alz e, scusandosi, disse che doveva andare. Anche gli altri seguirono il suo esempio e si ritirarono.
Potete tornare a casa anche voi, disse Takeo alla moglie e ai figli, resto io a controllare la brace per l'incenso.
Sei sicuro? Cerca di non stancarti troppo!
A Kanako, che si preoccupava per lui, Takeo replic, palesemente infastidito, di non trattarlo come un malato.
Katsuro lasci la sala comunale assieme alla madre e alla sorella. Tuttavia, mossi alcuni passi, si ferm e disse loro: Scusatemi, tornate pure senza di me.
Che succede? Hai dimenticato qualcosa? gli chiese la madre.
No, non proprio... rispose lui, mangiandosi le parole.
Vuoi parlare con pap? domand Emiko, e lui annu.
S, pensavo che forse sarebbe meglio che lo facessi.
Infatti. Va bene, allora andiamo, mamma.
Kanako per non accennava a muoversi. Dopo aver guardato per un po' a terra, come se stesse riflettendo fra s e s, alz lo sguardo sul figlio.
Guarda che tuo padre non ce l'ha con te. Pensa davvero che sia meglio che tu faccia quello che vuoi.
Tu dici?
 per questo che prima litigava con tuo zio, non credi anche tu?
Gi...
Katsuro la pensava allo stesso modo. Le parole che suo padre aveva usato con lo zio - Falla finita! Non sono affari tuoi! - erano una dichiarazione di intenti nei confronti del mondo esterno: sapevano che il loro unico figlio stava facendo di testa propria e in linea di massima erano d'accordo nel lasciarlo fare. Per questo voleva comprendere quali fossero le sue vere intenzioni.
Tuo padre vuole che tu realizzi il tuo sogno, continu la madre.  convinto di non doverti intralciare. Non vorrebbe mai che, a causa della sua malattia, tu rinunciassi alle tue aspirazioni. Se vuoi parlare con lui fai pure, ma non dimenticarti quanto ti ho detto.
Va bene, ho capito.
Dopo essersi assicurato che si fossero incamminate, Katsuro torn sui propri passi.
La situazione aveva preso una piega che non aveva assolutamente previsto quando era salito sul treno alla stazione di Tokyo. Era preparato a sentirsi rimproverare dai suoi, e anche al biasimo dei parenti. Invece erano stati proprio i genitori a fargli da scudo. Ripens a quando, tre anni prima, avevano lasciato il suo appartamento senza essere riusciti a persuaderlo. Chiss cosa gli aveva fatto cambiare idea.
Le luci della sala comunale erano quasi tutte spente. Solo una filtrava all'esterno, quella della finestra della stanza pi in fondo. Senza passare per l'ingresso, Katsuro si avvicin cercando di attutire il suono dei suoi passi. Al di l del vetro, c'erano degli shoji a precludere la vista della stanza. Tuttavia c'era uno spiraglio, e riusc a sbirciare all'interno.
Non era la stanza dove si era tenuta la veglia, ma la vera e propria sala funebre dov'era sistemata la bara. Sull'altare, nella parte anteriore, ardeva dell'incenso. Nella prima fila di sedie pieghevoli disposte nella stanza si vedeva la figura di Takeo.
Si stava giusto chiedendo che cosa stesse facendo, quando il padre si alz. Tir fuori dalla borsa che aveva l accanto qualcosa che sembrava avvolto in un panno bianco. Poi si avvicin al feretro e cominci ad aprire lentamente l'involto. Quando il contenuto apparve lanci un bagliore, e in quell'attimo Katsuro cap di cosa si trattava. Era un coltello, un vecchio coltello. I racconti su quel coltello li aveva sentiti talmente tante volte da non poterne pi.
Era quello che il nonno aveva utilizzato da quando aveva aperto la pescheria. Quando si era deciso che Takeo gli sarebbe succeduto, il coltello era passato nelle sue mani. Pare che fosse proprio con quel coltello che aveva imparato il mestiere quando era giovane. Takeo lo poggi sopra la bara. Poi, dopo aver rivolto lo sguardo alla fotografia della nonna, congiunse le mani e inizi a pregare.
Nell'osservarlo, Katsuro si sent stringere il petto. Gli sembr infatti di capire che cosa il padre stesse raccontando a sua nonna in cuor suo. Forse si stava scusando del fatto che il negozio che aveva ereditato dal padre sarebbe finito con lui. O che non avrebbe potuto consegnare quel coltello, lascito di suo padre, nelle mani del suo unico figlio.
Katsuro si allontan dalla finestra. Evitando l'ingresso principale, si lasci la sala comunale alle spalle.
5
AVVERT un profondo dispiacere per suo padre. Era la prima volta che provava un sentimento del genere, di una tale intensit. Doveva essergli grato per avergli permesso di comportarsi in modo tanto egoistico.
Ma poi, avrebbe davvero potuto lasciare le cose com'erano?
L'aveva detto anche lo zio: le condizioni fisiche del padre sembravano pessime, in effetti. In un tale stato di cose non era per niente chiaro fino a quando avrebbe potuto occuparsi della pescheria. Al momento era la madre ad amministrarla, ma doveva anche accudire suo padre. Non era affatto improbabile che potesse dover chiudere bottega da un momento all'altro. E in quel caso che sarebbe successo?
Dalla primavera dell'anno successivo Emiko avrebbe iniziato a lavorare. Si trattava di una cassa di credito locale, quindi avrebbe potuto rimanere a casa coi suoi. Tuttavia era impensabile che potesse provvedere anche a loro con il suo solo stipendio.
E quindi? Rinunciare alla carriera musicale e prendere in consegna la pescheria?
Era la soluzione pi realistica. Ma che ne sarebbe stato allora del sogno coltivato per tanti anni? Secondo sua madre, il padre sosteneva che non avrebbe mai voluto che Katsuro vi rinunciasse per causa sua.
Tir un sospiro, poi si guard intorno e si ferm. Era arrivato in una zona che non conosceva affatto. Visto che erano aumentate le abitazioni, probabilmente aveva sbagliato percorso.
Camminando pi svelto, fece un giro dei dintorni e alla fine arriv su una strada familiare. Una volta l vicino c'era un terreno vuoto dove giocava spesso da bambino. La strada saliva dolcemente, e Katsuro riprese a camminare con pi calma. Poco pi avanti vide sulla destra una costruzione che ricordava bene. Era un negozio, dove comprava spesso oggetti di cartoleria. Non vi erano dubbi: anche sull'insegna, per quanto sbiadita, si leggeva EMPORIO NAMIYA.
A parte gli oggetti che vi aveva acquistato, Katsuro aveva altri ricordi legati a quel posto. Pi di una volta aveva infatti chiesto consiglio al vecchio proprietario per qualche cruccio. Ovviamente, a pensarci ora non si trattava di grandi problemi. Come arrivare primo nella corsa di velocit alla festa sportiva della scuola; o come far s che a Capodanno i parenti gli regalassero pi soldi. Preoccupazioni di poco conto, insomma, a cui il vecchietto, tuttavia, rispondeva sempre con coscienziosit. La risposta sulla paghetta di Capodanno era stata: Fare in modo che debbano mettere il denaro in una busta trasparente. Cos facendo sar imbarazzante per gli adulti, che amano fare bella figura, inserire pochi soldi.
Chiss come stava? Assorto in ricordi nostalgici, Katsuro osserv il negozio. La serranda arrugginita era stata abbassata, e anche dalle finestre dell'abitazione al piano superiore non filtrava alcuna luce. Gir attorno e arriv alla rimessa, che era l a fianco. Quante volte aveva scarabocchiato le pareti di quella rimessa. Il proprietario non si era arrabbiato, ma si era limitato a dirgli che, se proprio doveva disegnarci sopra, almeno ci facesse qualcosa di bello. Purtroppo non v'era pi traccia di quei disegni. Erano passati pi di dieci anni, e probabilmente erano sbiaditi fino a scomparire.
Proprio in quel momento sent il rumore di una frenata provenire dalla facciata dell'edificio. Katsuro sporse la testa rimanendo all'ombra della rimessa. C'era una ragazza che stava scendendo da una bicicletta. Una volta a terra, tir fuori qualcosa dalla borsa che teneva a tracolla e lo infil nell'apposita buca sulla serranda dell'emporio. Assistendo alla scena, Katsuro si lasci sfuggire un'espressione di sorpresa. Il suo tono di voce non era alto, ma rimbomb terribilmente, forse per il fatto che tutto era avvolto nel silenzio. Lei lo guard atterrita, e con aria agitata cerc subito di inforcare la bicicletta. Probabilmente pensava che fosse un pervertito.
Aspetta! Aspetta, per favore. Non sono un maniaco!
Venne fuori agitando le mani.
Guarda che non mi stavo nascondendo. Stavo solo dando un'occhiata a questo edificio, che non vedevo da tanto tempo.
Lei gli rivolse uno sguardo circospetto mentre rimaneva in sella, col piede pronto sul pedale. Aveva i capelli lunghi, raccolti in una coda; non portava quasi trucco, ma aveva dei bei lineamenti. Doveva avere la sua stessa et, o qualche anno in meno. Forse faceva qualche sport, dato che le braccia che uscivano dalle maniche della maglietta sembravano robuste.
Mi hai vista, vero? chiese lei. Aveva una voce roca. Katsuro non cap a che cosa si stesse riferendo quindi rimase in silenzio. Lei lo incalz: Non hai visto quel che stavo facendo? Dal tono sembrava lo stesse rimproverando.
Mi  sembrato che tu abbia imbucato una busta...
Lei aggrott le ciglia e mordendosi il labbro inferiore distolse lo sguardo. Poi torn a guardarlo negli occhi.
Ti chiedo un favore. Dimenticati di quanto hai appena visto. E anche di me.
Cosa?...
Lei accenn un saluto e fece per avviarsi.
Aspetta! Spiegami soltanto una cosa, per favore.
Katsuro gli era corso dietro e in un attimo fu davanti alla bicicletta.
La busta che hai imbucato poco fa era forse una richiesta di consigli?
Lei abbass il mento e lo guard dal basso in alto.
Ma tu chi sei?
Uno che conosceva bene questo emporio. Quand'ero bambino ho chiesto consiglio al proprietario su alcuni problemi...
E ti chiami?
Katsuro scroll le spalle. Prima di chiedere il nome agli altri non bisognerebbe presentarsi?
Sempre in sella alla bicicletta, lei sospir.
Non ti dir il mio nome. La busta di prima non era una richiesta di consigli. Era una lettera di ringraziamento.
Di ringraziamento?
Pi di sei mesi fa ho chiesto un parere e ho ricevuto un consiglio prezioso. Grazie a questo ho potuto risolvere il mio problema, e cos ho voluto ringraziare.
Hai chiesto un parere? All'Emporio Namiya? Ma il vecchio vive ancora qui? chiese Katsuro, mentre guardava alternativamente la ragazza e il negozio malconcio.
Lei pieg la testa di lato, dubbiosa.
Non ho idea se ci viva o meno. Per l'anno scorso, quando imbucavo le lettere qui, la mattina dopo trovavo la risposta nella cassetta del latte sul retro...
Ma certo! Era cos che funzionava: la notte si infilavano nella buca le lettere in cui si erano scritti i propri problemi, e la mattina dopo c'era la risposta nella cassetta del latte.
Si potr chiedere consiglio anche ora?
Chiss! In effetti  trascorso parecchio tempo da quando ho chiesto un parere. E forse la lettera di ringraziamento che ho appena imbucato non verr letta. Ma comunque ho deciso di scriverla lo stesso.
Il consiglio che aveva ricevuto doveva essere davvero prezioso.
Scusami, disse lei, posso andare? Si  fatto tardi e a casa si preoccuperanno.
Certo, vai pure.
Katsuro si spost di lato. Lei premette con forza sul pedale; la bicicletta inizi a muoversi e prese subito velocit. Ci vollero meno di dieci secondi perch sparisse dal suo campo visivo.
Guard di nuovo l'Emporio Namiya. Non c'era traccia di anima viva. Se davvero arrivavano delle risposte alle richieste di consigli, l'unica spiegazione possibile era che ci vivessero dei fantasmi.
Katsuro sbuff. Che scemenza. Cose del genere mica esistevano. Si gratt leggermente la testa e si allontan da quel luogo.
Quando arriv a casa, Emiko era nel soggiorno da sola. Gli disse che non riusciva a dormire, e quindi si stava bevendo un cicchetto. Sul tavolino c'erano una bottiglia di whisky e un bicchiere. Sua sorella era ormai diventata un'adulta senza che lui se ne rendesse conto. La madre era gi andata a dormire.
Hai parlato con pap? gli chiese Emiko.
No. Alla fine non sono tornato alla sala comunale. Ho fatto una passeggiata.
Una passeggiata? E dove sei andato a quest'ora?
Qua e l. Senti, ti ricordi dell'Emporio Namiya?
Namiya? S, certo. Quel negozio che  in quel posto strano.
Ci vive ancora qualcuno?
Eh? rispose lei, assumendo un tono perplesso. Non mi sembra proprio. Tempo fa il negozio ha chiuso e da allora la casa  sempre stata vuota.
Ecco, mi pareva infatti.
Perch?  successo qualcosa all'edificio?
No, no. Niente.
Emiko arricci le labbra, poco convinta.
Senti un po', piuttosto. Che hai intenzione di fare? Vuoi davvero lasciare andare in malora la pescheria?
Non usare quell'espressione!
Ma  di questo che si tratta. Se non lo prendi in gestione tu non c' altra soluzione che chiudere il negozio. Per me andrebbe anche bene, ma come facciamo con pap e mamma? Mica vorrai che vadano in malora anche loro?
Piantala! Ci sto pensando su.
Ah s? E come ci stai pensando? Spiegamelo!
Ti ho detto di farla finita!
Sal di corsa le scale e si butt sul letto con ancora addosso il completo. Nella testa gli frullavano tanti pensieri ma, forse per colpa dell'alcol, non riusciva a rimetterli insieme.
Non pass molto tempo che si alz di nuovo, lentamente. Si mise alla scrivania e apr un cassetto. C'era un blocco di fogli e anche una penna a sfera.
Apr il blocco e cominci a scrivere: Gentile Emporio Namiya.
6
L'INDOMANI anche il funerale si svolse senza incidenti. I volti dei presenti erano pi o meno quelli del giorno precedente. I parenti arrivarono presto ma, forse per via della questione della sera prima, tutti trattarono Katsuro con distacco. Lo zio non gli si avvicin nemmeno.
A parte i congiunti, presenziavano dei commercianti che avevano il negozio nella stessa strada della pescheria e dei membri del comitato di quartiere. Erano tutte persone che Katsuro conosceva fin da quand'era bambino. Tra di loro scorse la figura di un suo ex compagno. Siccome indossava l'abito scuro non se ne era accorto immediatamente, ma non vi erano dubbi che fosse proprio un suo compagno di classe dei tempi delle medie. La sua famiglia gestiva un negozio di timbri e sigilli.
Gli torn in mente ci che aveva sentito dire da qualcuno tempo addietro. Il compagno, che aveva perso il padre quando era ancora un bambino, aveva imparato dal nonno l'arte di intagliare i sigilli e, una volta diplomato alla scuola superiore, aveva cominciato a dare una mano in negozio. In sostanza, quel giorno era venuto al funerale in rappresentanza della famiglia.
Dopo aver fatto bruciare dell'incenso, era passato davanti a Katsuro e ai suoi, e si era inchinato con compostezza. In quel momento sembrava molto pi adulto di lui.
Quindi, il feretro fu trasportato al forno per essere cremato. Poi la famiglia e i parenti tornarono alla sala comunale e si diede inizio alla cerimonia buddhista. Takeo pronunci qualche parola di commiato e pose fine al rito funebre.
Dopo aver aspettato che tutti se ne fossero andati, anche Katsuro e i suoi si prepararono a tornare a casa. C'era molta roba da portare via. Aprirono il portello del furgone del negozio e caricarono tutti i pezzi dell'altare buddhista e i fiori, cos che lo spazio libero tra i sedili posteriori era molto ridotto. Alla guida c'era il padre.
Katsuro, siediti tu davanti, disse sua madre. Lui per scosse il capo.
Meglio che vai tu. Io torno a piedi.
Kanako assunse un'espressione scontenta. Forse pensava che non volesse sedersi accanto al padre.
Devo passare da una parte, ma torno subito.
Voltando le spalle a sua madre, che sembrava poco convinta, Katsuro cominci a camminare speditamente. Gli sarebbe seccato sentirsi chiedere dove andava.
Mentre camminava guard l'orologio. Erano quasi le sei del pomeriggio.
La notte prima, a un'ora tarda, era sgattaiolato fuori di casa per andare all'Emporio Namiya. Infilata nella tasca dei suoi jeans c'era una busta marrone, e nel foglio a righe al suo interno erano buttate gi in dettaglio tutte le sue attuali preoccupazioni. Ovviamente a scriverle era stato lui stesso.
Non aveva rivelato il suo nome, ma aveva cercato, per quanto possibile, di non nascondere nulla. E poi aveva anche chiesto consiglio su cosa sarebbe stato meglio fare: inseguire il suo sogno o rinunciarvi e proseguire l'attivit di famiglia?
A dire il vero la mattina, appena aperti gli occhi, si era gi pentito. Si chiedeva perch avesse fatto una cosa tanto stupida. In quella casa sicuramente non viveva nessuno. Magari la ragazza della sera prima aveva qualche rotella fuori posto. E se cos fosse stato, allora era nei guai. Non voleva certo che un estraneo leggesse la sua lettera. D'altro canto nutriva la speranza che potesse essere tutto autentico e che anche lui, come la ragazza, avrebbe potuto ricevere un consiglio preciso. Camminava per la salita in uno stato d'animo a met tra dubbio e aspettativa, e dopo un po' apparve la vecchia costruzione dell'Emporio Namiya. La sera prima era troppo buio per rendersene conto ma le pareti, che originariamente dovevano essere state di un bel color crema, erano ormai completamente annerite.
Tra il negozio e la rimessa vi era uno stretto passaggio. Per arrivare sul retro non c'era altra via, quindi prosegu verso il fondo, stando attento a non sporcarsi l'abito toccando il muro.
Sul retro c'era una porta di servizio e, a lato di questa, era stata sistemata una cassetta per il latte fatta di legno. Deglut e tir su il coperchio. Era duro, ma riusc ad aprirlo.
Guardando all'interno vide che c'era una busta marrone. Infil la mano e la tir fuori. Sembrava fosse la stessa che aveva utilizzato Katsuro, che era stata riciclata. Al posto del destinatario era scritto, con una penna nera: Per l'Artista Pescivendolo.
Rimase a bocca aperta. Allora dopotutto qualcuno ci viveva! Katsuro and davanti alla porta di servizio e tese l'orecchio, ma non si sentiva alcun suono. Forse la persona che rispondeva alle lettere viveva da un'altra parte, e ogni sera controllava se fossero arrivate richieste di consigli. La teoria filava, ma perch mai avrebbe dovuto fare una cosa del genere? Piegando la testa perplesso, si allontan dal quel luogo. Al momento non aveva importanza, ci sar stata senz'altro una spiegazione. Piuttosto, voleva sapere cosa dicesse la risposta.
Con la busta in mano gir un po' per i dintorni, cercando un posto tranquillo, e alla fine giunse a un piccolo parco. C'erano solo un'altalena, uno scivolo e il recinto della sabbia, e non c'era l'ombra di essere umano. Katsuro si accomod su una panchina in un angolo e, dopo aver tirato dei respiri profondi, apr la busta. Dall'interno usc un unico foglio di carta. Col cuore che gli batteva all'impazzata, si mise a leggere.
Gentile Artista Pescivendolo,
ho ricevuto la lettera che conteneva i suoi crucci.
Grazie per avermi messo a parte dei suoi problemi da ricchi.
Ma che bella cosa. Lei  l'unico figlio di una famiglia che ha una pescheria da generazioni? Cos, senza bisogno di far niente, erediter l'attivit. E avendo gi una clientela affezionata non dovr faticare per crearsene una dal nulla.
Se lo lasci chiedere: attorno a lei non ci sono persone preoccupate per il fatto che non trovano lavoro? In questo caso lei appartiene proprio a una generazione fortunata.
Provi a pensare a come sar il futuro tra trent'anni. Vedr che non ci sar pi la possibilit di fare affermazioni tanto spensierate. Sar una fortuna anche solo avere un lavoro. Arriver un tempo in cui, pur laureandosi, non ci sar la certezza di trovare un impiego. Arriver, stia sicuro. Sono disposto a scommetterci.
E invece lei ha lasciato gli studi? Ha mollato? Ha fatto sborsare del denaro ai suoi genitori e ha gettato alle ortiche l'universit che aveva scelto? Sul serio?
E poi, la musica? Aspira a diventare un artista? Vuole gareggiare imbracciando una chitarra anche a costo di sacrificare il negozio di famiglia? Santo cielo!
Guardi, non ho voglia di darle nessun consiglio. Mi viene da dirle di fare come le pare. Penso che alle persone che vivono secondo idee tanto superficiali faccia bene prima o poi vedersela brutta. D'altra parte anch'io, per una serie di circostanze, mi trovo costretto a farmi carico del nome di questo emporio, e quindi una risposta gliela do.
Non le dir nulla di offensivo. Lasci stare la chitarra e si sbrighi a prendere in mano la pescheria. Suo padre non sta bene, no? Non  il caso di stare a spassarsela. Tra l'altro non riesce a pagarsi da mangiare con la musica, giusto? Ci riescono soltanto persone speciali, dotate di talento. Per lei  impossibile.
Smetta di sognare simili sciocchezze e guardi piuttosto la realt.
Emporio Namiya
Via via che leggeva, la mano che reggeva il foglio era scossa da tremiti. Di rabbia, ovviamente.
Ma come si permetteva? Perch avrebbe dovuto star l a sentirsi insultare in modo tanto cattivo?
Rinunciare alla musica e occuparsi del negozio di famiglia? Si aspettava che gli sarebbe tornata indietro una risposta del genere: a voler essere realisti quella era la strada pi sicura. Nonostante ci, che razza di modo di scrivere era quello? C'era un limite anche alla scortesia.
Si pent di aver chiesto consiglio. Accartocci lettera e busta e se le ficc in tasca, poi si alz. Le avrebbe gettate via non appena avesse trovato un cestino.
Tuttavia di cestini in giro non ce n'erano, e alla fine torn a casa con la risposta ancora in tasca.
I genitori e la sorella stavano disponendo i pezzi dell'altare funebre davanti all'altarino di famiglia.
Dove sei stato? Hai fatto tardi, gli disse la madre.
S, rispose salendo le scale.
Una volta in camera, si cambi e lanci la busta e il foglio accartocciati nel cestino.
Per ci ripens immediatamente, e li raccolse. Distese il foglio, pieno di pieghe, e lo lesse di nuovo, ma per quante volte lo scorresse il senso di disgusto non si placava.
Decise di non pensarci, ma non ce la faceva a lasciare le cose come stavano. Chi aveva scritto quella risposta era incappato in un grosso equivoco. Aveva scritto pescheria da generazioni e questo lasciava pensare che stesse immaginando un negozio chiss quanto bello. E probabilmente pensava anche che la persona che gli aveva chiesto un consiglio fosse un figlio di pap, cresciuto in una famiglia agiata.
Gli aveva scritto: Guardi piuttosto la realt. Non  che lui avesse mai guardato altro. Proprio per questo si tormentava, ma evidentemente chi aveva risposto non aveva colto la questione.
Katsuro si sedette alla scrivania, apr il cassetto e tir fuori il blocco e la penna. Ci mise un po', ma la lettera che scrisse era la seguente:
Gentile Emporio Namiya,
Grazie per la sua risposta. Mi ha sorpreso, perch non mi aspettavo di riceverne alcuna. Per, leggendola, sono rimasto deluso.
Glielo dico senza mezzi termini: lei non ha proprio capito per niente i miei problemi. So benissimo che  pi sicuro continuare l'attivit di famiglia, non c' bisogno che me lo dica lei.
Tuttavia, per quanto al momento attuale possa apparire sicuro, ci non significa affatto che sia la strada verso la prosperit economica.
Credo ci sia un malinteso: il nostro  un piccolo negozio. Non si pu dire che abbia una vasta clientela n che sia fonte di grandi guadagni; serve giusto a garantire quel che serve per vivere. Anche se gestissi un negozio del genere, questo non vorrebbe dire che mi sarei assicurato il futuro. E quindi non  forse ragionevole voler cercare altre strade? Gliel'ho scritto anche nella lettera precedente: per adesso mia madre e mio padre appoggiano quest'idea. Se abbandonassi il mio sogno li getterei nella disperazione.
C' un'altra cosa che ha frainteso: io considero la musica un vero e proprio lavoro. Voglio guadagnarmi da vivere cantando, suonando e componendo brani. Forse lei pensa che io sia una persona che si diletta d'arte solo come passatempo? Per questo mi chiede se aspiro a diventare, come lei dice, un artista'. Devo allora smentirla fermamente. Io non voglio fare l'artista che guarda il mondo con aria distaccata, voglio sporcarmi le mani, voglio essere un musicista.
So benissimo che solo le persone di particolare talento ci riescono, come lei ha scritto. Ma perch afferma che io quel talento non ce l'ho? Non ha mai ascoltato le mie canzoni, o sbaglio? Veda di non saltare a conclusioni soltanto sulla base dei suoi preconcetti. Come in tutte le cose, uno non lo sa finch non ci prova, o no?
Attendo una sua risposta,
Musicista Pescivendolo
7
DI' un po', quand' che torni a Tokyo?
All'indomani del funerale Katsuro stava pranzando quando il padre, con un asciugamano avvolto attorno alla testa, entr dal negozio e lo interrog a bruciapelo. La pescheria aveva riaperto quello stesso giorno e di buon mattino, dalla finestra della sua camera, aveva visto suo padre che andava col furgoncino ad acquistare il pesce all'ingrosso.
Non ho ancora deciso, rispose a mezza bocca.
Ti puoi davvero permettere di stare qui e prendertela tanto comoda? La strada verso la carriera musicale, come la chiami tu,  cos facile?
Guarda che non me la sto prendendo comoda. Sto riflettendo su diverse cose.
Su cosa?
E basta! Che vuoi da me?
Tre anni fa sei sbottato allo stesso modo. Datti da fare con tutto te stesso, anche fino allo sfinimento!
Che palle! Lo so gi, non c' bisogno che me lo dici tu!
Katsuro pos le bacchette e si alz. Sua madre lo guardava dalla cucina con aria preoccupata.
Verso sera usc di casa, ovviamente per andare all'Emporio Namiya. La notte prima aveva infatti imbucato la sua seconda lettera nell'apertura sulla serranda.
Quando apr la cassetta del latte, proprio come il giorno precedente c'era la busta che Katsuro aveva utilizzato. Quindi era vero che la persona che rispondeva veniva a controllare ogni giorno se fossero arrivate nuove richieste di consigli. Lesse la risposta nello stesso parco in cui aveva letto l'altra.
Gentile Musicista Pescivendolo,
che sia grande o che sia piccolo, un negozio  sempre un negozio.  grazie a quello che lei  potuto andare all'universit, o no? E se le cose vanno male non  il dovere di un figlio fare qualcosa?
Dice che i suoi genitori sono dalla sua parte, ma dei genitori normali appoggiano sempre i propri figli, almeno fintanto che non compiono qualche misfatto. Quindi cosa ha intenzione di fare, di approfittare della loro disponibilit?
Non le ho detto di non fare assolutamente musica. Potrebbe farla per hobby.
Glielo dico chiaro e tondo: lei non ha talento musicale. Non ho mai sentito le sue canzoni, ma lo so ugualmente. Dopotutto non mi ha detto che sono trascorsi tre anni e ancora non se ne vedono i frutti? Questa  la prova che lei non ha talento.
Guardi i musicisti che vendono molto: per tutti loro non  passato cos tanto tempo prima che venissero notati. Le persone che brillano in modo particolare attraggono immancabilmente l'attenzione di qualcuno. Invece lei non  stato notato da nessuno, deve riconoscerlo. Deve prendere coscienza della realt.
Le d fastidio essere chiamato artista? Anche questo  un segno che lei non  al passo coi tempi. A ogni modo, io non do cattivi consigli, quindi non perda tempo e si metta a fare il pescivendolo.
Emporio Namiya
Katsuro si morse il labbro. Come la precedente, anche questa risposta era orribile. L'aveva veramente annientato.
Per, incredibilmente, non si arrabbi pi di tanto. Anzi, si sent persino rinfrancato nel sentirsi parlare senza mezzi termini.
La rilesse e tir un profondo sospiro.
 proprio cos, pens. Non poteva che ammettere che, in fondo, era d'accordo. Il modo di esprimersi era sgarbato, ma il contenuto aveva centrato il punto. Se avesse brillato in modo particolare qualcuno se ne sarebbe accorto... Dentro di s lo sapeva, ma fino a quel momento aveva distolto lo sguardo da quella verit. Si era consolato dicendosi che, semplicemente, la fortuna non aveva ancora girato dalla sua parte, ma la verit era che se avesse avuto talento la fortuna non sarebbe certo stata necessaria.
Finora nessuno gli aveva parlato cos. Gli avevano detto che non sarebbe stato facile e che avrebbe fatto meglio a lasciar perdere. Dopotutto nessuno voleva prendersi una tale responsabilit. Questa risposta, per, era diversa. Non ci girava attorno.
Eppure... pens mentre posava di nuovo lo sguardo sul foglio.
Chiss che tipo di persona era, questa che riusciva a scrivere senza mezzi termini ci che pensava. Una persona che di solito usava, almeno in una certa misura, delle circonlocuzioni, ma le cui parole apparivano del tutto prive di tatto. Sicuramente non si trattava del vecchio signor Namiya che Katsuro conosceva bene. Se fosse stato lui avrebbe sicuramente scelto delle parole pi gentili.
Pens che gli sarebbe piaciuto conoscerlo. C'erano tante cose che non si riuscivano a comunicare per lettera. Voleva incontrarlo e parlarci direttamente.
Quella notte, Katsuro usc di nuovo di soppiatto. Come al solito aveva una busta nella tasca dei jeans, che conteneva la terza lettera. Dopo averci pensato e ripensato, questo era quanto aveva scritto:
Gentile Emporio Namiya,
grazie per aver risposto alla mia seconda lettera.
Devo essere sincero,  stato uno choc. Non mi aspettavo di venire criticato cos aspramente. Pensavo che dopotutto avessi anch'io un qualche talento, e nutrivo il sogno che prima o poi avrei finalmente avuto successo.
Tuttavia, nel sentirmi parlare chiaro, mi sono sentito sollevato.
Vorrei guardare dentro me stesso da capo. A pensarci bene ho la sensazione di essermi intestardito a voler inseguire un sogno. E forse, ci  dovuto in parte al fatto che  troppo tardi per potersi tirare indietro.
Per, mi vergogno a dirlo, non riesco a prendere una decisione. Sento di voler percorrere ancora un po' questa strada.
Mi sono reso conto di quale sia il mio vero cruccio. Che cosa io debba fare l'ho capito gi da molto tempo, solo che non riesco a decidermi ad abbandonare il mio sogno. Anche adesso, non riesco a capire come potrei farlo.  come quando uno ama senza essere ricambiato. Anche se sa che l'amore non sboccer non riesce a dimenticare la persona di cui  innamorato.
Non so esprimere bene ci che sento attraverso la scrittura, quindi vorrei chiederle un favore. Potrebbe incontrarmi almeno una volta e ascoltare quello che ho da dire? Mi interessa molto sapere che tipo di persona  lei.
Dove posso venire per incontrarla? Basta che me lo dica e verr ovunque lei voglia.
Musicista Pescivendolo
L'Emporio Namiya si ergeva come sempre in mezzo alla semioscurit. Katsuro si avvicin alla serranda e apr lo sportellino della buca delle lettere. Cominci a infilarci la busta che aveva tirato fuori dalla tasca dei jeans, ma si ferm a met.
Aveva infatti avuto la sensazione che, al di l, ci fosse qualcuno.
Se cos fosse stato, dall'altra parte avrebbero dovuto tirare a s la busta, quindi decise di vedere cosa succedeva lasciandola infilata a met.
L'orologio aveva passato da poco le ventitr.
Katsuro infil la mano nell'altra tasca e tir fuori l'armonica. Dopo aver inspirato a fondo cominci a suonare dolcemente, rivolto verso la serranda. Voleva che chi era all'interno lo ascoltasse.
Tra tutti quelli che aveva scritto era il suo brano preferito. Il titolo era Rinascita, e non aveva ancora aggiunto le parole. Non gli era venuto in mente niente di adatto. Quando lo eseguiva in pubblico, lo suonava sempre con l'armonica. Era una ballata con una melodia rilassante.
Dopo aver eseguito una strofa e un ritornello, smise di suonare e guard la busta infilata a met nella buca. Non parevano intenzionati a tirarla dentro, quindi era probabile che all'interno non ci fosse nessuno. Forse venivano a ritirare la corrispondenza al mattino.
La spinse con la punta di un dito e ud il suono fievole che produsse mentre cadeva a terra.
8
KATSURO svegliati.
Sentendosi scuotere con forza, Katsuro apr gli occhi e si trov davanti il volto smorto di sua madre. Aggrott le ciglia e sbatt le palpebre pi volte.
Che diamine succede? chiese, prendendo l'orologio da polso accanto al cuscino. Erano appena passate le sette del mattino.
Tuo padre. Pare sia svenuto mentre era al mercato.
Cosa?
Si tir su per met, e un istante dopo era pienamente sveglio. Quando?
Mi hanno telefonato proprio adesso. Dicono che l'hanno portato in ospedale.
Salt in piedi e allung una mano verso i jeans, appoggiati allo schienale della sedia.
Finito di prepararsi, usc di casa con la madre e la sorella. Sulla serranda avevano attaccato un cartello che informava della temporanea chiusura. Cercarono un taxi e si diressero di corsa all'ospedale. Ad attenderli c'era un dirigente del mercato ittico, che sua madre sembrava conoscere di vista.
L'uomo cominci a spiegare. Si  sentito male all'improvviso mentre trasportava della merce. E quindi abbiamo chiamato immediatamente un'ambulanza...
Davvero? Sono desolata che vi siate dovuto prendere tutto questo disturbo. Ora ci pensiamo noi, lei torni pure al mercato, disse Kanako ringraziandolo.
Il trattamento d'urgenza era terminato e il medico di turno era pronto a riferire le condizioni. Katsuro ed Emiko entrarono assieme alla madre.
In poche parole si tratta di stress da sovraffaticamento. Per questo il cuore  indebolito. Avete qualche idea di quale possa essere il motivo?  stato costretto a qualche sforzo eccessivo ultimamente? chiese loro il medico dai capelli bianchi e dai modi garbati, con un tono di voce tranquillo.
Quando Kanako gli disse che c'era appena stato il funerale, l'uomo annu, come se trovasse la spiegazione convincente.
Probabilmente non  dovuto soltanto a un fattore fisico, ma anche alla continua tensione psicologica. Al momento non sono in grado di dirvi nulla riguardo alle condizioni del suo cuore, in ogni caso sar meglio che facciate attenzione. E vi consiglio di fargli fare dei controlli periodici.
La madre rispose che l'avrebbero certamente fatto.
Gli dissero che potevano vedere il paziente, e quindi si diressero immediatamente da lui. Takeo era sdraiato su un letto nella stanza adibita ai trattamenti d'urgenza. Quando li vide assunse un'espressione imbarazzata.
Non c'era bisogno che veniste tutti quanti. Non  niente.
Tentava di mostrarsi forte, ma la sua voce era tutt'altro che energica.
Forse abbiamo riaperto il negozio troppo presto, dopotutto. Avresti fatto meglio a riposare due o tre giorni.
Alle parole di Kanako, Takeo si rabbui e scosse la testa.
Ti pare una cosa possibile? Se chiudessimo come farebbero i nostri clienti? C' gente che viene apposta da noi per comprare il pesce.
S, ma se ti sacrifichi fino a rovinarti la salute cosa ci guadagni?
Ti ho detto che non  niente!
Pap, vedi di non strafare, disse Katsuro. Se proprio vuoi riaprire il negozio ti dar una mano io.
Gli sguardi degli altri tre si fissarono sul suo volto. Tutti e tre allibiti.
Rimasero per un attimo in silenzio, e poi Takeo sbott. Che diavolo vai dicendo? Che cosa potresti fare? Non sai nemmeno sfilettare il pesce!
Non  vero. Te ne sei dimenticato? Quand'ero al liceo ti aiutavo ogni estate.
Ma quello non significa certo essere dei professionisti.
S, ma...
Katsuro si interruppe. Suo padre aveva tirato fuori la mano destra da sotto la coperta, e la stava agitando per farlo smettere.
Come faresti con la musica?
Be', lascerei perdere...
Che dici! disse Takeo storcendo il labbro. Vuoi scappare?
No, non  cos. Ma penso che sarebbe meglio se mi mettessi a lavorare anch'io al negozio.
Takeo fece schioccare la lingua.
Tre anni fa ci hai detto tutte quelle cose dandoti tante arie, e alla fine lasceresti perdere tutto? Te lo dico chiaro e tondo: non ho alcuna intenzione di lasciarti il negozio.
Katsuro rimase sbigottito e si volt a guardarlo. Sua madre si lasci sfuggire un: Ma caro! con voce preoccupata.
Mi avessi detto che vuoi fare il pescivendolo a tutti i costi allora il discorso sarebbe diverso. Ma non  andata cos. Se prendessi in mano il negozio con un tale stato d'animo non diventeresti mai un pescivendolo decente. Dopo qualche anno cominceresti a chiederti se non avresti fatto meglio a fare il musicista.
E invece no.
S, ti dico. Lo so. E a quel punto cominceresti a trovarti varie giustificazioni: ho dovuto prendere in mano il negozio perch pap si  indebolito e gli  preso un colpo, mi sono dovuto sacrificare per il bene della famiglia, e via dicendo. Finiresti per incolpare gli altri di tutto, senza prenderti nessuna responsabilit.
Caro, non c' bisogno di parlargli in questo modo.
Tu stai zitta! Allora? Non sai cosa rispondere eh? Sei hai qualcosa da recriminare dillo pure.
Katsuro mise il broncio e guard il padre con astio.  una cosa tanto brutta che io mi preoccupi per la famiglia?
Takeo sbuff.
E che cosa avresti mai realizzato per poterti permettere di dire parole tanto nobili? Hai continuato a fare musica, ma hai portato a casa qualche risultato? Non mi pare, giusto? Visto che hai deciso di dedicarti completamente a una cosa, ignorando persino quello che i tuoi genitori avevano da dire, dovresti quantomeno portarla a termine. Pensare di poter fare il pescivendolo senza nemmeno essere riuscito a far ci  francamente offensivo.
Dopo aver detto tutto questo senza prendere fiato, Takeo si premette il petto con una lieve smorfia di dolore.
Ma insomma! intervenne sua madre. Stai bene? Emiko, chiama il dottore.
Lascia stare, non  niente. Katsuro, ascoltami bene!
Rimanendo sdraiato, suo padre si volt a guardarlo con un'espressione grave.
N io n la pescheria siamo messi talmente male da dover dipendere da te. Quindi non pensare a cose che non ti riguardano e cerca di darci dentro impegnandoti fino in fondo. Vai a Tokyo e combatti. Se tornerai sconfitto pazienza, ma cerca di lasciare la tua impronta. Non scomodarti a tornare finch non ci sarai riuscito.  chiaro?
Dato che Katsuro taceva, non trovando le parole per ribattere, chiese con tono ancora pi deciso: Allora, hai capito?
Ho capito, rispose Katsuro con un filo di voce.
Davvero? Guarda che  una promessa da uomo a uomo!
Cos incalzato, Katsuro annu vigorosamente.
Appena tornato a casa dall'ospedale, cominci subito a preparare i bagagli. Ma non si limit a quello, si mise anche a sistemare le cose che aveva lasciato l nella sua stanza quando se n'era andato. Nessuno le aveva riordinate in quel lungo lasso di tempo, e quindi la faccenda si rivel impegnativa.
Per favore, disfatevi della scrivania e del letto. E se non la usate buttate via anche la libreria, disse a sua madre mentre approfittava del pranzo per fare una pausa. Comunque sia, quella stanza non la user pi.
Allora posso prendermela io? chiese Emiko, che pranzava assieme a loro.
S, certo.
Che bello, rispose lei, battendo leggermente le mani.
Katsuro, tuo padre ha detto quelle cose, ma tu sai che puoi tornare quando vuoi, vero?
Katsuro rivolse un sorriso amaro a sua madre. Eri l accanto, l'hai sentito anche tu:  una promessa da uomo a uomo.
S, ma... prov a obiettare sua madre, lasciando la frase a met.
Le pulizie della stanza lo impegnarono fino a sera. Un po' prima Kanako era andata all'ospedale e aveva riportato Takeo a casa. Il colorito di suo padre sembrava migliorato rispetto a quella mattina.
Per cena c'era il sukiyaki. Evidentemente sua madre aveva deciso che per quella sera potevano concedersi della carne di prima scelta. Emiko era felice come una bambina mentre suo padre, al quale avevano detto di evitare sigarette e alcolici per qualche giorno, si lamentava di non poter bere della birra. Per Katsuro fu il primo pasto caratterizzato da un'atmosfera rilassata da quando c'era stato il funerale.
Finita la cena si prepar a rientrare a Tokyo. Sua madre gli propose di aspettare l'indomani, ma il padre la riprese, dicendole di lasciargli fare come voleva.
Allora vado.
Con un bagaglio in ciascuna mano, Katsuro prese commiato dai genitori e dalla sorella.
In gamba! gli disse la madre, mentre suo padre rimaneva in silenzio.
Uscito di casa, decise di non andare direttamente in stazione ma di fare una tappa intermedia. Voleva passare un'ultima volta all'Emporio Namiya: forse nella cassetta del latte c'era la risposta alla lettera del giorno prima.
Effettivamente era proprio cos. Katsuro se la infil nella tasca dei pantaloni e guard di nuovo quel negozio ormai in rovina. L'insegna, coperta dalla polvere, sembrava sul punto di iniziare a raccontargli qualcosa.
And in stazione, e dopo essere salito sul treno, lesse la lettera.
Gentile Musicista Pescivendolo,
ho letto la sua terza lettera.
Non posso spiegarle il motivo, per mi  impossibile incontrarla di persona. Inoltre  meglio che non succeda, perch probabilmente ne rimarrebbe deluso. Finirebbe per l'odiarsi pensando di aver chiesto consiglio a una persona come me. Quindi meglio lasciar perdere.
E cos si  persuaso a rinunciare? Forse per  solo una cosa momentanea. Dopotutto lei aspira a una carriera musicale, e magari quando legger questa lettera avr gi cambiato idea.
Se ci sia un bene o sia un male non so proprio dirglielo, mi dispiace.
C' per una cosa che ci tengo a farle sapere. Non sar affatto inutile che lei percorra quella strada. Sono convinto che ci sar qualcuno che trover la salvezza in uno dei suoi brani. E la musica che lei ha creato rimarr.
Mi troverei in difficolt a spiegarle perch posso affermare tutto ci con certezza, ma  la verit. La prego, ci creda fino all'ultimo. Ci creda fino all'ultimo dell'ultimo.
Questo  tutto ci che posso dirle.
Emporio Namiya
Terminata la lettura, Katsuro rimase perplesso. Che razza di risposta era quella? Era stranamente gentile, e non vi era traccia del tono aggressivo che aveva usato fino ad allora. Ma la cosa pi strana era che aveva intuito la sua rinnovata decisione di diventare un musicista. Ma forse era proprio per quella capacit di leggere nell'animo delle persone che veniva chiamato l'Emporio Namiya che d consigli sui problemi.
Ci creda fino all'ultimo dell'ultimo, aveva scritto. Si chiese che cosa potesse significare. Forse che prima o poi avrebbe coronato il suo sogno? Ma come poteva essere in grado di affermarlo?
Katsuro rinfil la lettera nella busta e la mise nella borsa. Comunque sia mi sento rincuorato, pens.
9
NEL negozio di dischi dove era passato per caso c'era una montagna di cd con la copertina blu. Katsuro ne prese uno in mano e assapor la sensazione di felicit. Sul davanti era stampato il titolo: Rinascita, e sotto la scritta Matsuoka Katsuro.
Finalmente ce l'aveva fatta, era riuscito ad arrivare in cima.
Il tragitto era stato lungo. Armato di una ferrea determinazione era tornato a Tokyo e si era buttato ancor pi a capofitto nella musica. Aveva continuato a partecipare a qualunque competizione, a sostenere audizioni e a inviare demo alle case discografiche. Di concerti per strada ne aveva fatti un numero infinito.
Tuttavia, nonostante tutto questo, il successo non era arrivato.
Il tempo era passato in un batter d'occhio, e lui si era ritrovato a non capire pi cosa fosse meglio fare. A un tratto, uno spettatore che era venuto per caso ad ascoltare una sua esibizione gli aveva proposto di fare un concerto per gli ospiti di una comunit di accoglienza per minori.
Si chiedeva a che pro farlo, ma aveva accettato.
La comunit dov'era andato era una struttura piccola, che ospitava meno di venti bambini. Si era esibito con un po' di imbarazzo, e con altrettanto imbarazzo l'avevano accolto i suoi ascoltatori.
Per non ci era voluto molto prima che uno di loro cominciasse a battere le mani. Come fosse stato un segnale, anche gli altri bambini lo avevano imitato, e alla fine anche Katsuro si era fatto prendere dal ritmo e aveva iniziato a divertirsi.
Era da molto tempo che non si sentiva cos bene a cantare. Da allora aveva girato varie strutture in tutto il Giappone, e il suo repertorio di canzoni per bambini superava ormai i mille brani. Alla fine, insomma, non era riuscito a debuttare...
Katsuro pieg la testa, perplesso. Non era riuscito a debuttare? Ma allora questi cd cos'erano? Non erano la prova che ci era riuscito? Era il suo preferito tra tutti i suoi brani.
Prov a canticchiare Rinascita ma non riusciva a ricordare il testo. Che stupido! L'aveva scritto lui, eppure...
Come diavolo facevano le parole? Apr la custodia, tir fuori il libretto e cerc di sfogliarlo. Le sue dita per non si muovevano. Il libretto, ripiegato, non si apriva. Dal negozio cominci a diffondersi un suono assordante. Cos'era mai? Che razza di musica era?...
Un istante dopo, Katsuro apr gli occhi. Per un attimo non cap dove si trovava. Un soffitto sconosciuto, una parete, una tenda. Fece vagare lo sguardo e alla fine si rese conto di essere in una stanza dell'istituto Marumitsuen.
L'allarme mandava un suono assordante. Si sentivano delle grida, e delle voci che dicevano che era scoppiato un incendio e di stare calmi.
Katsuro si alz di scatto. Prese la borsa da viaggio e il giubbotto, e si infil le scarpe. Meno male che si era coricato con i vestiti addosso. Che fare con la chitarra? Meglio lasciar perdere, decise in un secondo.
Uscito dalla stanza, trasal: il corridoio era invaso dal fumo. Un dipendente della struttura, con un fazzoletto sulla bocca, lo chiamava con dei cenni: Da questa parte. Venga da questa parte.
Cominci a correre seguendo le indicazioni dell'uomo, e scese le scale due gradini alla volta. Arrivato al piano di sotto, per, si arrest perch intravide la sagoma di Seri nel corridoio.
Che stai facendo! Sbrigati, scappa! le grid.
Seri aveva gli occhi iniettati di sangue e le guance bagnate dalle lacrime.
Mio fratello... Non trovo Tatsuyuki.
Cosa? Dov' andato?
Non lo so. Forse alla terrazza. Quando non riesce a dormire va sempre l.
La terrazza...
Esit un attimo, poi si mosse veloce. Diede i suoi bagagli a Seri.
Prendili, e sbrigati a scappare.
Lasciandosi alle spalle la ragazzina, che lo guardava con gli occhi sgranati, sal di corsa le scale.
In poco tempo il fumo si era fatto pi denso, e gli scendevano gi grosse lacrime. La gola gli doleva. Non solo il suo campo visivo era peggiorato, ma faceva fatica a respirare. Lo spaventava il fatto che non si vedessero le fiamme. Cos' che stava bruciando, e dove?
Rimanere oltre era rischioso. Doveva scappare? Proprio mentre se lo stava chiedendo, sent il pianto di un bambino.
Ehi! Dove sei? grid. In quell'attimo il fumo gli riemp la gola. Mentre tossiva convulsamente, si mosse in avanti.
Si ud il rumore di qualcosa che crollava e nello stesso momento il fumo si dirad, lasciando apparire un ragazzino accovacciato in cima alle scale: era senza dubbio il fratello di Seri.
Se lo mise sulla schiena e cerc di scendere le scale. In quell'istante il soffitto collass con un boato, e in un attimo furono circondati da un mare di fuoco.
Il bambino si mise a strillare e Katsuro entr in confusione.
Tuttavia non potevano rimanere fermi, e l'unica via di salvezza era scendere le scale.
Con il ragazzino sulle spalle, Katsuro corse attraverso le fiamme. Non sapeva bene nemmeno lui dove andare, ma dietro di loro c'era un enorme demone di fuoco che li inseguiva. Sent il dolore percorrergli tutto il corpo. Non riusciva a respirare.
Nello stesso momento bagliori scarlatti e una profonda oscurit lo avvolsero.
Gli sembr che qualcuno lo stesse chiamando, ma non poteva rispondere. Non riusciva a fare il minimo movimento. Non capiva neanche se quello fosse o meno il suo corpo.
La sua coscienza si allontanava. Probabilmente stava per addormentarsi.
Come in un sogno, gli vennero in mente alcune frasi di una lettera.
Non sar affatto inutile che lei percorra quella strada. Sono convinto che ci sar qualcuno che trover la salvezza in uno dei suoi brani. E la musica che lei ha creato rimarr.
Mi troverei in difficolt a spiegarle perch posso affermare tutto ci con certezza, ma  la verit. La prego, ci creda fino all'ultimo. Ci creda fino all'ultimo dell'ultimo.
Ah, ecco.  questo l'ultimo, allora? Devo crederci ancora, anche adesso? Se  cos, allora, avr lasciato la mia impronta, pap? Anche se  una sconfitta...
10
FINO a poco prima, lo stadio gremito era attraversato da grida entusiastiche. I tre brani che aveva proposto come bis erano pensati proprio per scatenare l'euforia dei suoi fan.
L'ultimo brano, per, aveva un tono diverso. I suoi ammiratori di lunga data sembravano saperlo e, quando prese il microfono e lo aggiust, diverse decine di migliaia di persone rimasero in assoluto silenzio.
L'ultimo brano  quello di sempre, disse l'artista dal talento senza pari.
 il brano con cui ho raggiunto la fama, ma la sua importanza va ben oltre. La persona che lo ha composto  quella che ha salvato mio fratello, l'unica famiglia che ho. Lo ha salvato sacrificando la propria vita. Se non lo avessi incontrato, ora non sarei qui. Per questo continuer a cantare questo brano per sempre:  l'unico modo in cui posso sdebitarmi.
E le note iniziali di Rinascita cominciarono a risuonare.


PARTE TERZA
Nella Civic fino all'alba


Capitolo 1.

ATTRAVERSATI i tornelli della stazione, guard l'orologio da polso. Le due lancette indicavano che erano da poco passate le otto e mezza di sera. Che strano, pens, e alz lo sguardo cercando nei paraggi. Come aveva sospettato, l'orologio posizionato sopra il tabellone degli orari segnava le otto e quarantacinque. Namiya Takayuki storse la bocca. Stupido aggeggio, andava di nuovo indietro!
Ultimamente accadeva spesso che quell'orologio, un regalo di suo padre per festeggiare l'ammissione all'universit, si fermasse all'improvviso. Considerato che lo aveva usato per pi di vent'anni forse era anche naturale che succedesse. Si chiese se non fosse ora di cambiarlo con uno al quarzo. Quei modelli rivoluzionari basati sull'oscillazione del minerale una volta costavano quanto un'utilitaria, ma di recente i prezzi si erano inaspettatamente abbassati.
Uscito dalla stazione, pass attraverso la via dei negozi e rimase stupito dal fatto che persino a quell'ora ce ne fossero di ancora aperti. Vedendoli dall'esterno sembravano tutti prosperare. Aveva sentito dire che con la costruzione dei nuovi quartieri periferici e l'aumento dei residenti, la domanda di esercizi di fronte alla stazione era cresciuta.
La cosa lo aveva colpito: di tutta la regione, quella cittadina era proprio anonima! Ma non gli dispiaceva sentire che la zona dove era nato e cresciuto si stava ravvivando. Anzi, si ritrov a pensare con una punta di rammarico che, se soltanto il loro negozio fosse stato in quella via commerciale...
Entr in una strada secondaria e continu dritto per un tratto. In breve arriv nell'area residenziale: ogni volta che veniva da queste parti il paesaggio era sempre un po' diverso, visto che continuavano a costruire altre case una dopo l'altra. Tra le persone che vi abitavano, non erano poche quelle che ogni giorno si recavano a lavorare fino a Tokyo. Anche utilizzando un treno espresso ci volevano un paio d'ore. Non ce la potrei mai fare, pens. Al momento stava in affitto in un condominio nell'area metropolitana. L'appartamento non era molto spazioso, ma c'erano comunque un soggiorno, due camere, una cucina abitabile e il bagno, e ci viveva con sua moglie e il figlio di dieci anni.
Per, si disse, riconsiderando la questione. Fare il pendolare da qui era impossibile ma qualche compromesso in termini di ubicazione e accessibilit era forse necessario. Nella vita erano tante le cose che non andavano come uno aveva pensato. Che i tempi per andare al lavoro si allungassero era una delle cose che bisognava sopportare con pazienza.
Uscito dalla zona residenziale arriv a un incrocio a T; qui pieg a destra e prosegu per la leggera salita. Avrebbe anche potuto camminare a occhi chiusi: il suo corpo ricordava perfettamente dove e quanto la strada curvasse. Dopotutto era quella che aveva percorso per andare a scuola fino a quando si era diplomato.
Non pass molto tempo che sulla destra cominci ad apparire una piccola costruzione. I lampioni erano accesi, ma i caratteri dell'insegna erano anneriti e si leggevano a fatica. La serranda era abbassata.
Si ferm davanti al negozio e alz di nuovo lo sguardo all'insegna. Emporio Namiya... da vicino si leggeva a malapena. Tra il negozio e la rimessa c'era uno stretto passaggio largo poco pi di un metro. Takayuki lo attravers per andare sul retro. Quand'era alle elementari era qui che appoggiava la bicicletta.
Dietro c'era una porta di servizio, e accanto a quella una cassetta per il latte. Erano oltre dieci anni che non se lo facevano pi consegnare. Avevano smesso poco dopo che sua madre era morta, ma la cassetta era rimasta l.
Accanto c'era un pulsante. Una volta, quando lo si premeva, suonava il campanello ma ora non pi.
Gir il pomello della porta e lo tir a s e, come prevedibile, quella si apr senza sforzo. Come sempre.
Prima dell'ingresso vero e proprio, nello spazio apposito erano allineati i sandali che conosceva bene e un paio di vecchie scarpe di cuoio. Appartenevano tutti alla stessa persona.
Salut dicendo: Buonasera, a bassa voce. Non ci fu risposta, ma prosegu lo stesso. Si tolse le scarpe ed entr in casa. All'interno, c'era la cucina e poi una stanza in stile giapponese. Ancora pi avanti c'era la parte adibita a negozio.
Yuji era nella stanza, seduto al tavolino basso inginocchiato sui talloni, e indossava dei pantaloni da lavoro e un maglione. Non si mosse da quella posizione, gir soltanto il viso in direzione di Takayuki e abbass gli occhiali da lettura sulla punta del naso.
Che c'? Ah, sei tu?
Ma pap, non era chiuso a chiave! Quante volte ti avr detto che devi chiudere bene la porta?
Non c' problema. Se arriva qualcuno me ne accorgo subito.
Ho visto come te ne sei accorto! Non hai nemmeno sentito la mia voce.
Ho sentito qualcosa, ma ero concentrato sui miei pensieri e rispondere era una seccatura.
Ancora questa scusa? disse Takayuki e, posando sul tavolino la busta di carta che aveva con s, si sedette a gambe incrociate. Tieni. Ti ho portato i panini dolci di Kimuraya che ti piacciono tanto.
Oh, rispose Yuji con gli occhi che gli brillavano. Sei sempre cos gentile.
Ma figurati,  una sciocchezza.
Yuji si tir su e prese la busta di carta. Gli sportelli dell'altarino buddista l accanto erano aperti; dopo averla posata sul ripiano dell'altare, rimase in piedi l davanti e fece suonare per due volte la campana. Poi si sedette di nuovo al suo posto. Era piccolo di statura e magro, ma per essere vicino agli ottant'anni il suo portamento era ancora buono.
Di' un po', hai cenato?
Ho mangiato del sobaa tornando dall'ufficio. Pensavo di fermarmi qui stanotte.
Mmhh. E l'hai detto a Fumiko?
S. Anche lei era preoccupata per te. Come ti senti?
Ringraziando il cielo va tutto bene. Non c' bisogno che qualcuno venga a vedere come sto.
Potresti anche evitare di dirlo, visto che sono qui proprio per questo.
Dico solo che non c' bisogno che ti preoccupi. Ma piuttosto, prima ho fatto il bagno e l'acqua  ancora l. Non dovrebbe essersi raffreddata, quindi approfittane se vuoi.
Mentre parlavano, lo sguardo di Yuji si era spostato sul tavolino. Sopra di esso c'erano dei fogli, e di lato vi era poggiata una busta. L'intestazione diceva: Gentile Emporio Namiya.
Quella  arrivata stasera? chiese Takayuki.
No,  stata recapitata ieri a notte fonda. L'ho trovata quando si  fatto giorno.
Ma allora non avresti dovuto rispondere in mattinata?
Le risposte alle richieste di consigli inviate all'Emporio Namiya venivano messe nella cassetta per il latte il mattino seguente. Era una delle regole stabilite da Yuji. Per rispettarla si alzava alle cinque e mezza.
In realt, visto che era notte fonda, la persona che mi ha chiesto consiglio  stata gentile e ha scritto che potevo rispondere con un giorno di ritardo.
Ah, ecco.
Che discorso insensato, pens Takayuki. Perch mai il proprietario di un emporio doveva preoccuparsi di dare consigli a degli estranei? Ovviamente conosceva bene tutta la storia. Ne avevano addirittura scritto su un settimanale, e subito dopo le richieste erano aumentate. Ce n'erano di serie, ma una buona parte erano fatte per scherzo. Anche quelle che sembravano a tutti gli effetti fatte per dispetto non erano poche. Rimase famosa la volta in cui, in una stessa notte, erano arrivate pi di trenta lettere. Erano chiaramente scritte dalla stessa mano, e contenevano un mucchio di sciocchezze. Per Yuji si era impegnato a rispondere persino a quelle. Quella volta Takayuki gli aveva detto di smetterla.
Come la metti la metti, si tratta di un dispetto.  da stupidi mettersi allo stesso livello e rispondere davvero.
Tuttavia il suo vecchio padre non sembrava affatto averne avuto abbastanza. Anzi, gli disse: Non hai proprio capito niente, con aria di commiserazione. E quando Takayuki gli chiese a brutto muso cos' che non avesse capito, Yuji, con la massima calma, gli rispose quanto segue.
Che sia per scherzo o per dispetto, le persone che mandano quelle lettere all'Emporio Namiya non sono poi tanto diverse da chi chiede un consiglio. Gli si  aperta una crepa nel cuore, e da quella crepa fluisce fuori qualcosa di importante. Te lo dimostra il fatto che quella gente viene ugualmente a prendere le risposte, a guardare nella cassetta del latte.  pi forte di loro: vogliono sapere cosa ha risposto il vecchietto del Namiya alle loro lettere. Riflettici un attimo: anche se si tratta di domande stupide, richiede comunque un bello sforzo pensarne pi di trenta. E, dato che ha faticato tanto, non  affatto vero che non vuole nessuna replica. Per questo mi sforzo di pensarci con grande attenzione e gli rispondo. Non si deve mai ignorare la voce del cuore delle persone.
Yuji aveva davvero risposto con impegno a ciascuna delle trenta e pi richieste che probabilmente venivano da una stessa persona, e aveva lasciato le lettere nella cassetta del latte prima che si facesse mattina. Quando si accinse ad aprire il negozio, verso le otto, erano tutte sparite. In seguito non si erano pi verificati episodi del genere. Invece, una sera, era arrivata una lettera che conteneva una sola riga: Mi dispiace. Grazie. La grafia somigliava molto a quella delle trenta richieste di consiglio. Takayuki non avrebbe mai potuto dimenticare il volto di suo padre che, pieno d'orgoglio, gli mostrava quel messaggio.
Forse era quella la sua ragione di vita, pens. Circa dieci anni prima, quando la madre di Takayuki era andata all'altro mondo per via di un problema cardiaco, Yuji aveva perso ogni vitalit. I figli erano gi andati via di casa. Privato della forza di vivere alla soglia dei settant'anni, per lui un'esistenza solitaria era quanto mai dura.
Takayuki aveva una sorella di due anni pi grande, Yoriko. Lei per viveva con i genitori del marito, per cui non ci si poteva fare tanto affidamento. A occuparsi di Yuji doveva essere lui. Tuttavia si era appena formato una famiglia, e abitavano in un piccolo appartamento di propriet dell'azienda per cui lavorava. Non c'era spazio per poter ospitare anche suo padre. Come se avesse capito i problemi che avevano i suoi figli, Yuji, seppur abbattuto, non aveva mai detto di voler chiudere il negozio. E Takayuki si era un po' adagiato nell'abnegazione di suo padre.
Un giorno per gli arriv una telefonata inattesa da Yoriko.
Non volevo crederci. Sta decisamente meglio, sembra addirittura pi arzillo di prima che mamma morisse. Non sai che sollievo. Quindi per ora va tutto bene. Perch non vai anche tu a trovarlo? Ti assicuro che rimarrai sorpreso.
La voce di sua sorella, che era andata dopo tanto tempo a vedere come stava il padre, sprizzava gioia. E poi, in tono concitato, gli chiese: E lo sai perch pap sta cos bene? Takayuki rispose di no, e lei continu: Infatti, come potresti saperlo. Quando l'ho sentito mi sono meravigliata ancora di pi. Poi gli spieg tutta la faccenda: suo padre aveva aperto una specie di sportello di consulenza.
Takayuki non riusc a mettere bene a fuoco la questione. Si chiese soltanto di che cosa mai potesse trattarsi e si affrett ad andare a trovare suo padre non appena ebbe un giorno libero. La scena che gli si par davanti agli occhi aveva dell'incredibile. C'era una folla che si ammassava davanti all'emporio, per lo pi bambini ma anche qualche adulto. Sembrava che stessero osservando una parete del negozio. Vi erano attaccati tanti fogli di carta e la gente li guardava e rideva.
Si avvicin e osserv anche lui il muro, sopra le teste dei bambini. I fogli che vi erano attaccati erano di diverso tipo: carta da lettera, fogli di quaderno, persino dei foglietti di bloc-notes. Prov a leggerne il contenuto. Uno diceva:
Vorrei un consiglio. Vorrei prendere il massimo dei voti nel compito in classe, senza studiare ma senza nemmeno imbrogliare copiando. Come posso fare?
La scrittura era senza ombra di dubbio quella di un bambino. La relativa risposta era attaccata subito sotto, e la grafia era quella di Yuji, che Takayuki conosceva bene.
Chiedi al maestro di preparare un compito in classe incentrato sulla tua persona. Visto che le domande saranno su di te, le tue risposte saranno senz'altro corrette. E quindi prenderai il massimo dei voti.
Takayuki rimase perplesso: pi che un consiglio sembrava uno sfoggio d'arguzia.
Scorse anche le altre richieste. Erano tutte abbastanza scherzose: vorrei che venisse Babbo Natale ma a casa non abbiamo un camino; se la Terra diventer Il pianeta delle scimmie da chi potrei imparare il loro linguaggio, e via dicendo. Per Yuji aveva risposto diligentemente a una a una, e per di pi le sue risposte sembravano riscuotere grande successo. L vicino era poggiato uno scatolone con una fessura, e una scritta recitava: LA SCATOLA DEI CONSIGLI: CHIEDETE PURE QUALSIASI COSA.
 una specie di passatempo.  cominciato tutto da una provocazione dei ragazzini del vicinato, ma una volta iniziato non ho potuto pi tirarmi indietro. Per sembra che piacciano molto, c' addirittura gente che viene da lontano per leggere le risposte. Comunque non so bene se servano a qualcosa. Certo che i ragazzini di oggi sembrano prenderci gusto a mandarmi delle richieste piuttosto contorte, e quindi mi devo spremere le meningi.  abbastanza faticoso.
Mentre Yuji raccontava tutto questo aveva un sorriso un po' tirato, ma era quanto mai pieno di vita. Era proprio cambiato rispetto a quando aveva perso la moglie. Dopotutto sua sorella non aveva mentito.
Questa faccenda dei consigli, che era diventata la nuova ragione di vita del padre, all'inizio era una cosa sostanzialmente scherzosa ma presto cominciarono ad arrivare delle richieste pi serie. A quel punto aveva pensato che fosse brutto farle mettere nello scatolone, davanti agli occhi di tutti, e aveva escogitato il sistema della buca sulla serranda e della cassetta per il latte. Tuttavia, quando gli arrivava una richiesta con un problema divertente, continuava ad appenderla con la relativa risposta sulla parete del negozio.
Yuji sedeva sui talloni davanti al tavolino tondo, con le braccia conserte. Aveva un blocco di fogli davanti a s, ma non pareva intenzionato a prendere la penna in mano. Protendeva in avanti il labbro inferiore e aveva la fronte aggrottata.
Sei veramente assorto nei tuoi pensieri, disse Takayuki.  una questione complicata?
Il padre annu leggermente.
 una richiesta da parte di una donna. Sono quelle che mi mettono pi in difficolt.
Spieg che si trattava di questioni d'amore. Yuji si era sposato con un matrimonio combinato, e raccontava che fino al giorno delle nozze lui e la sua futura sposa non si conoscevano bene l'un l'altra. Takayuki trovava assurdo che una persona vissuta in un'epoca del genere desse consigli su problemi di cuore.
Rispondi un po' a caso, allora.
Che dici! Come potrei mai? ribatt Yuji, con una sfumatura di irritazione nella voce.
Takayuki fece spallucce e si alz in piedi. Mi prendo della birra, va bene?
Non giunse risposta, ma apr comunque il frigorifero. Era un modello a due sportelli che la sorella aveva portato l due anni prima, quando avevano cambiato quello di casa sua. Fino a quel momento aveva usato un frigorifero monoporta, un catorcio acquistato nel 1960. A quell'epoca Takayuki era all'universit.
Nel frigo c'erano due bottiglie di birra da mezzo litro. A Yuji piacevano gli alcolici, quindi nel suo frigorifero la birra non mancava mai. Una volta le cose dolci non le guardava nemmeno, e soltanto dopo i sessanta il suo cibo preferito erano diventati i panini dolci di Kimuraya.
Tir fuori una bottiglia e la stapp, poi prese due bicchieri dalla credenza e torn al tavolino.
Bevi anche tu?
No, ora non mi va.
Ah s? Questa mi  nuova.
Non bevo finch non ho finito di scrivere la risposta. Te lo ripeto ogni volta.
Sar, mugugn Takayuki annuendo, e si vers della birra nel bicchiere.
Yuji si volt lentamente verso di lui con aria assorta.
Pare che abbia una moglie e dei figli, disse all'improvviso.
Takayuki rimase a bocca aperta. Che storia  questa?
Yuji prese tra le dita la busta appoggiata l accanto.
La donna che mi ha chiesto consiglio. Il padre ha moglie e figli.
Non era molto chiaro cosa volesse dire. Takayuki bevve la birra d'un sorso e pos il bicchiere.
Non fatico a crederlo. Anche mio padre ha moglie e figli. La moglie  morta, ma i figli sono vivi, e infatti eccomi qua.
Yuji si irrigid e scosse la testa, come se fosse risentito.
Non sto parlando di me stesso. Non  il padre della donna, ma quello del figlio.
Il figlio? Ma di chi?
Oh, insomma! disse Yuji sempre pi irritato. Quello che porta in grembo. La donna.
Rimase dapprima perplesso, ma poi cap.
Ah, quindi si tratta di questo? La donna che ti ha chiesto consiglio  incinta? E l'uomo che l'ha messa incinta ha moglie e figli?
Esatto.  quel che ti sto dicendo da un pezzo.
Be', ti esprimi male! Se dici soltanto padre' chiunque capirebbe che si tratta del padre della donna.
Sarebbe una conclusione affrettata.
Mah, sar, rispose Takayuki poco convinto, e allung una mano verso il bicchiere.
E quindi? Che ne pensi? chiese Yuji.
Di cosa?
E me lo domandi? Il suo compagno ha una moglie e dei figli, e lei  incinta del suo bambino. Cosa pensi dovrebbe fare?
Finalmente si riusciva a capire qualcosa del problema. Takayuki bevve la birra ed emise un profondo respiro.
Le ragazze di oggi sono proprio senza principi. E per di pi sono anche stupide. Cosa pensava che venisse fuori di buono a frequentare un uomo sposato. Cos'aveva in mente?
Yuji fece una smorfia e sbatt la mano sul tavolo.
Non mi interessano i tuoi commenti. Rispondi alla mia domanda.
Ma non  ovvio? Deve abortire. Che altra risposta le si potrebbe dare?
Yuji sbuff e si gratt dietro le orecchie. Ho sbagliato a chiedertelo.
Perch? Che intendi dire?
Yuji pieg le labbra in una smorfia di disgusto e cominci a tamburellare sulla busta.
Deve abortire. Che altra risposta le si potrebbe dare... Questa sarebbe la tua replica? Sar venuto in mente anche a lei, non ti pare?  proprio per questo che si sta tormentando, o non l'hai capito?
Di fronte a un commento tanto tagliente Takayuki tacque. Aveva ragione.
Yuji continu: Lei stessa ha scritto che sarebbe meglio abortire. Il suo ragionamento  molto lucido: il suo compagno non sembra intenzionato a prendersi le proprie responsabilit, e tirare su il bambino da sola sarebbe una fatica immane. D'altronde non pu ignorare il fatto che, dentro di s, sente di volerlo assolutamente dare alla luce e non riesce a prendere in considerazione l'aborto. Riesci a capirne il motivo?
No, direi di no. Tu s?
C' scritto nella lettera. Dice che per lei questa  l'ultima occasione.
In che senso l'ultima?
Se se la lascia sfuggire non potr avere dei figli suoi. Una volta era sposata ma, per quanto provasse, non riusciva a rimanere incinta. Si  fatta visitare in un ospedale e le  stato detto che la sua costituzione rende difficili le gravidanze. Pare che il medico le abbia anche consigliato di rinunciare ad avere figli. Per questo il matrimonio  naufragato.
Un caso di infertilit, insomma...
Comunque, questa  la ragione per cui lei crede che sia la sua ultima occasione. Stando cos le cose capisci anche tu che non le si pu rispondere semplicemente che deve abortire.
Takayuki vuot il bicchiere e prese la bottiglia.
Capisco quel che vuoi dire, per sarebbe meglio che non lo facesse nascere, non trovi? Povero bambino, sarebbe certamente una vita di sofferenza.
Ma scrive che  preparata anche a quello.
Dice cos eh? disse Takayuki e, dopo essersi versato della birra, alz lo sguardo e continu: Comunque, non mi sembra che voglia un consiglio. Se questo  ci che ha scritto vuol dire che ha gi deciso di farlo nascere. Qualunque risposta tu le dia non cambier molto, non trovi?
Yuji assent.  probabile.
In che senso  probabile?
C' una cosa che ho compreso in tanti anni che leggo queste richieste. In molti casi chi chiede consiglio ha gi preso una decisione. Vuole soltanto accertarsi che sia quella giusta. Per questo tra loro c' chi mi scrive di nuovo dopo aver letto la risposta. Probabilmente perch il contenuto  diverso da quello che si aspettava.
Takayuki bevve la birra e il viso gli si contrasse. E hai passato tanti anni a occuparti di una seccatura del genere?
Anche questo  un modo per aiutare le persone. Proprio perch  una seccatura vale la pena di farlo.
Mah, se ti diverti. Comunque sia, se le cose stanno cos allora non c' bisogno di starci tanto a pensare. Se ha gi deciso di farlo nascere allora basta scriverle qualcosa tipo: tieni duro e dai alla luce un bel bambino. O no?
Yuji guard il volto di suo figlio con un'espressione triste e scosse la testa.
Allora non hai capito proprio niente.  vero che dalla lettera traspare la sua voglia di farlo nascere, ma la cosa importante  che il sentimento e la volont sono due cose separate. Potrebbe essere che lei, pur desiderando fortemente di farlo nascere, si renda conto che non ha altra scelta che abortire, e che abbia scritto questa lettera proprio per rafforzare questa decisione. Quindi se le dicessi di darlo alla luce a tutti i costi otterrei l'effetto opposto. Di farla soffrire inutilmente.
Takayuki si premette le tempie con la punta delle dita. Gli era venuto mal di testa.
Io le scriverei di fare un po' come le pare.
Non ti preoccupare, nessuno vuole risposte da te. Per ora devo cercare di capire la psicologia di questa donna.
Yuji incroci di nuovo le braccia.
Che fatica, mormor tra s e s Takayuki. Per riflettere sulla risposta da dare, proprio come stava facendo ora, era per suo padre il massimo del divertimento. Questo rendeva difficile affrontare la questione: Takayuki infatti quella sera non era andato l solo per vedere come stava il suo vecchio padre.
Pap, puoi ascoltarmi un momento? C' una cosa di cui ti devo parlare.
Come? Non lo vedi anche tu che adesso sono impegnato?
Non ti ruber molto tempo, e poi pi che impegnato mi sembri assorto nei tuoi pensieri. Forse se occupi la mente con qualcosa di diverso ti verr una buona idea.
Come se dopotutto fosse d'accordo, Yuji si gir verso il figlio con il volto accigliato. E dunque, che c'?
Takayuki raddrizz la schiena.
Ho sentito da Yoriko che il negozio se la passa male.
Subito Yuji storse la bocca. Ma perch non si fa gli affari suoi, quella l.
Me ne ha parlato perch  preoccupata.  tua figlia,  normale che sia cos.
In passato, Yoriko aveva lavorato in un ufficio di consulenza fiscale. Grazie all'esperienza accumulata, era lei che si occupava della dichiarazione dei redditi dell'emporio. Per qualche giorno prima, terminata la dichiarazione di quell'anno, aveva telefonato a Takayuki.
Siamo messi male! Col negozio, intendo. Pi che in rosso siamo in scarlatto. Te lo direbbe chiunque altro. Non c' nemmeno bisogno di provare a frodare il fisco: con una dichiarazione del genere non dobbiamo pagare nemmeno un centesimo.
Quando Takayuki le aveva chiesto se la situazione fosse cos grave lei aveva risposto: Se andasse pap di persona a presentare la dichiarazione, probabilmente gli suggerirebbero di fare domanda per un sussidio economico.
Takayuki si volt verso il padre.
Non sarebbe ora di chiudere bottega? Gli abitanti di questa zona ormai si servono nei negozi che sono vicino alla stazione. Prima, quando qui vicino c'era la fermata dell'autobus, si riusciva a vendere qualcosa anche in questa zona, ma ora che c' la stazione  impossibile. Sarebbe meglio lasciar perdere.
Yuji si sfreg il mento con aria disgustata.
E se chiudo il negozio, che dovrei fare?
Takayuki inspir e disse: Dovresti venire ad abitare con noi.
Yuji aggrott le ciglia. Ma che dici?
Takayuki si guard intorno e not le crepe sulle pareti.
Se chiudi bottega non c' ragione per cui tu debba rimanere a vivere in un posto scomodo come questo. Vieni a vivere con noi. Fumiko  d'accordo.
Yuji sbuff dal naso. In quella stanzetta?
In realt stiamo pensando di trasferirci. Penso sia arrivato il momento di comprare una casa tutta nostra.
Da dietro gli occhiali, gli occhi di Yuji si fecero pi grandi. Tu? Una casa?
Be', non c' niente di strano. Ormai ho quasi quarant'anni. Ci stiamo guardando in giro e quindi ci chiedevamo cosa fare con te.
Yuji distolse lo sguardo e agit la mano. Non c' bisogno che vi diate pensiero per me.
Perch?
Mi arranger per conto mio. Non voglio che dobbiate occuparvi di me.
D'accordo, ma comunque non mi pare possibile. Come pensi di andare avanti non avendo praticamente nessuna entrata dal negozio?
Non sono affari tuoi. Ti ho detto che mi arranger!
Ti arrangerai come?
Basta! sbott Yuji. Domani devi andare in ufficio, vero? Quindi dovrai alzarti presto. Invece di stare qui a blaterare vai a fare il bagno e poi a dormire. Io sono molto impegnato. Ci sono delle cose che devo fare.
Impegnatissimo! Devi soltanto scrivere la risposta, ribatt Takayuki, indicando il tavolo con il mento.
Yuji si limit a guardare con astio il blocco di fogli. Sembrava non avesse pi voglia di replicare.
Takayuki tir un sospiro e si alz. Vado a fare il bagno.
Ma non arriv alcuna risposta.
La stanza da bagno di casa Namiya era angusta. Mentre rimaneva a mollo nella vecchia vasca di acciaio inox, rannicchiato con le ginocchia in bocca, Takayuki guard fuori dalla finestra. Accanto alla casa c'era un grosso pino e se ne scorgevano appena i rami. Era un panorama che ricordava fin da bambino.
Probabilmente a suo padre dispiaceva di pi per la sua attivit di consigliere che per il destino del negozio. Forse pensava che, una volta chiusa bottega e andato via di l, nessuno sarebbe pi andato a chiedere i suoi consigli. Era quasi certamente cos. Riusciva a dare consigli perch lo prendeva come uno svago.
Sarebbe stato crudele togliergli questo divertimento all'improvviso.
La mattina seguente si alz alle sei. La sveglia a molla che usava una volta gli torn utile. Mentre si vestiva nella stanza al piano superiore sent un rumore in basso, fuori dalla finestra. La scost un poco, in silenzio, e guard gi: c'era una figura umana che si stava allontanando dalla cassetta per il latte. Era una donna, vestita di bianco e con i capelli lunghi. Non riusc a scorgerne il volto.
Usc dalla stanza e scese di sotto. Anche Yuji si era gi alzato e stava facendo bollire dell'acqua in una pentola nella cucina.
Takayuki lo salut.
Ah, ti sei gi alzato? chiese Yuji dando uno sguardo all'orologio appeso alla parete. Come farai per la colazione?
Non preoccuparti, devo andare via subito. Ma piuttosto, com' andata a finire la faccenda del consiglio?
Yuji stava prendendo del katsuobushi, i fiocchi di tonno essiccato, da una scatola di latta, ma si ferm e si gir verso Takayuki con aria infastidita.
Le ho risposto, ovviamente. Mi ci  voluta tutta la notte.
E cosa le hai scritto?
Questo non te lo posso dire.
Perch?
Perch  cos.  una regola.  per rispetto della sua privacy.
Takayuki sbuff e si gratt la testa. Non si sarebbe mai aspettato che suo padre conoscesse la parola privacy'.
Quella donna  venuta ad aprire la cassetta per il latte.
Come dici? L'hai vista? chiese Yuji, con disapprovazione.
L'ho intravista di sfuggita dalla finestra del piano di sopra.
Non  che lei se n' accorta, vero?
Penso di no.
Pensi?
Stai tranquillo. Si  trattato di un istante.
Yuji sporse in fuori il labbro inferiore e scosse la testa.
Non bisogna cercare di vedere le persone che vengono a chiedere consiglio.  una delle regole. Se pensano di essere visti non tornano pi.
Ma insomma, non ho mica cercato di vederla.  capitato per caso.
Ti fai vedere dopo tanto tempo e ti metti a fare delle assurdit, borbott, mentre cominciava a preparare il brodo di katsuobushi.
Takayuki si scus a mezza voce ed entr in bagno. Poi si lav i denti al lavandino, si sciacqu il viso e termin di prepararsi. In cucina Yuji stava preparando un'omelette con destrezza. Una destrezza probabilmente acquisita in lunghi anni di vita solitaria.
Per adesso va bene cos, disse, rivolto al padre di spalle. Non c' bisogno che vieni a vivere con noi.
Yuji rimase in silenzio. Sembrava non ritenesse di dover rispondere qualcosa.
Ho capito. Allora io vado.
S, rispose Yuji a bassa voce, rimanendo di spalle.
Takayuki usc dalla porta di servizio. Quando prov ad aprire la cassetta per il latte, all'interno non c'era nulla. Chiss cosa le aveva risposto suo padre, si chiese, un po'... anzi molto incuriosito.

a. Pasta di grano saraceno, che viene consumata sia fredda sia in brodo caldo, accompagnata da vari condimenti. (N.d.T.)


Capitolo 2.

L'AZIENDA per cui lavorava Takayuki si trovava a Shinjuku, al quarto piano di un palazzo che affacciava su Yasukuni Dori. Si occupava di vendita e noleggio di macchine per ufficio, e la clientela era costituita per lo pi da piccole e medie imprese. Il giovane presidente andava proclamando che il futuro erano i microcomputer. Intendeva dire che stava per aprirsi un'epoca in cui sarebbe stato normale averne uno in ogni luogo di lavoro. Takayuki, che aveva studiato materie umanistiche, si chiedeva a cosa potessero mai servire. Secondo il presidente i loro usi erano praticamente illimitati.
Quindi anche voi vedete di informarvi a riguardo! era il suo intercalare preferito.
Quando gli arriv la telefonata di sua sorella Yoriko, Takayuki era in ufficio e stava leggendo Introduzione ai microcomputer. Il contenuto era incomprensibile e Takayuki era l l per lanciare il libro per terra.
Perdonami se ti ho chiamato al lavoro, si scus Yoriko.
Non ti preoccupare. Piuttosto, che succede? Si tratta ancora di pap? Non gli venivano in mente altri motivi per cui sua sorella dovesse chiamarlo.
E infatti si trattava proprio di quello.
Ieri sono andata a vedere come sta, ma il negozio era chiuso. Tu ne sai niente?
No, nulla. Cos' successo?
Quando gliel'ho chiesto mi ha risposto che non  successo nulla. Ogni tanto tiene chiuso, dice.
Mah, allora sar cos.
No, proprio per niente. Mentre tornavo indietro ho fermato una vicina e le ho chiesto come se la passasse l'emporio. Al che lei mi ha detto che aveva chiuso una settimana prima.
Takayuki aggrott la fronte. Che strano.
Vero? Tra l'altro pap non aveva un bel colorito, e mi  sembrato anche parecchio dimagrito.
Pensi che stia male?
Potrebbe essere...
Effettivamente era una faccenda preoccupante. Al momento per Yuji la principale ragione di vita era dare consigli a chi gli scriveva dei propri tormenti. Ma la prima condizione perch potesse continuare tale attivit era che il negozio rimanesse in piedi.
Era trascorso un anno da quando era andato l per convincerlo a chiudere. Se ripensava a com'era andata quella volta, gli sembrava assurdo che avesse preso una simile decisione senza essere neppure malato.
Ho capito. Andr da lui quando esco di qui.
Scusami per la seccatura, per sarebbe un sollievo. Con te forse si aprir e ti spiegher il vero motivo.
Takayuki non ne era molto convinto. Prover a chiederglielo, e chiuse la telefonata.
Terminato l'orario di lavoro usc dall'ufficio e si diresse verso la casa del padre. Lungo il tragitto chiam sua moglie Fumiko da un telefono pubblico, e quando le spieg la situazione lei apparve preoccupata.
L'ultima volta che avevano incontrato Yuji era stato a Capodanno, quand'era tornato alla casa di famiglia portando con s la moglie e il figlio. Da allora erano trascorsi circa sei mesi. Cos'era successo in quel lasso di tempo?
Arriv all'Emporio Namiya che erano passate da poco le nove. Si ferm e osserv l'edificio: la serranda era abbassata, e in questo non vi era nulla di strano, ma ebbe l'impressione che il negozio avesse perso ogni vitalit.
And sul retro e gir la maniglia, ma stranamente la porta era chiusa a chiave. Tir fuori il proprio mazzo, che non usava ormai da molti anni.
Apr la porta ed entr. La luce in cucina era spenta. Avanz un poco. Yuji aveva steso il futon sul pavimento della stanza in stile giapponese, e vi si era coricato.
Doveva essersi accorto del rumore, perch si era girato e guardava verso di lui.
Che c'? Che ti  successo?
A me non  successo niente! Sono venuto perch Yoriko mi ha telefonato preoccupata.  vero che hai chiuso il negozio? E per di pi da una settimana?
Yoriko, eh? Quella si impiccia sempre degli affari altrui.
Ma quali affari altrui! Vuoi dirmi che succede? Ti senti male?
Non  niente.
Una risposta del genere significava che effettivamente non stava bene.
Cos' che ti fa male?
Ti ho detto che non  niente! E poi non  questione di cosa mi faccia male o di dove senta dolore.
Ma allora cosa succede? Perch stai tenendo chiuso l'emporio? Vuoi spiegarmi?
Yuji rimase in silenzio. Quant'era ostinato, pens Takayuki. Ma poi, guardando il volto di suo padre, trasal: aveva aggrottato le sopracciglia e teneva la bocca serrata. La sua espressione lasciava trasparire un forte senso di angoscia.
Pap, ma cosa...
Takayuki, disse Yuji, hai una stanza?
Che intendi dire?
A casa tua. A Tokyo.
S, annu Takayuki. L'anno precedente avevano acquistato una villetta a Mitaka. L'edificio non era nuovo, ma prima di entrarci lo avevano ristrutturato. Anche suo padre era venuto a vederla.
Hai una stanza in pi, vero?
Finalmente cap cosa voleva dire Yuji, e allo stesso tempo fu colto di sorpresa.
Certo, rispose. Se intendi dire una stanza per te, quella  gi pronta.  una stanza in stile giapponese al pianoterra. Mi pare che tu l'abbia vista quando sei venuto a trovarci. Non  molto grande, ma ha una buona esposizione.
Yuji fece un profondo sospiro e si gratt la spalla.
E Fumiko?  davvero d'accordo? Proprio adesso che avete una casa tutta per voi arriva questo vecchio che si autoinvita. Sar un bel fastidio.
Di questo non devi preoccuparti. Quando abbiamo comprato la casa, l'abbiamo scelta apposta in vista di questa evenienza.
...Ah, davvero?
Hai deciso di trasferirti? Per noi va bene in qualsiasi momento.
Senza cambiare espressione, Yuji rispose che aveva capito. Allora pare che vi dovrete occupare di me.
Takayuki sent che si stava commuovendo. Quel giorno era infine giunto. Fece per attenzione a non lasciar trasparire nulla sul suo volto.
Non farti problemi. Per non capisco cosa  successo. Tempo fa mi avevi detto che avresti voluto proseguire l'attivit indefinitamente. Non  che davvero stai male?
Non si tratta di questo. Non stare a preoccuparti per niente.  che... Come potrei dire?... Yuji si interruppe e tacque. Poi riprese: Penso che sia arrivato il momento.
Takayuki annu. Capisco, rispose. Di fronte a un'affermazione del genere non c'era molto da poter rispondere.
Yuji lasci l'Emporio Namiya una settimana dopo. Fecero il trasloco da soli, senza affidarsi a una ditta. Portarono via soltanto lo stretto necessario e lasciarono il resto nel negozio. D'altronde non era nemmeno chiaro che cosa ne sarebbe stato dell'edificio. Se anche l'avessero messo in vendita non si sarebbe presentato nessun acquirente. Per il momento, quindi, avevano deciso di lasciare le cose come stavano.
Mentre andavano verso la nuova casa di Yuji, la radio del furgone preso a noleggio trasmetteva Mia cara Elly dei Southern All Stars, un brano uscito a marzo di quell'anno che aveva avuto un grande successo.
Fumiko e il figlio accolsero a braccia aperte il nuovo inquilino. Ovviamente Takayuki era conscio che, nel suo intimo, lei probabilmente pensava fosse una seccatura. Tuttavia era una donna cos gentile e assennata da non farne parola. Era per questo che l'aveva sposata.
Anche a Yuji sembrava piacere quel suo nuovo modo di vivere. Trascorreva il tempo leggendo in camera sua o guardando la televisione, e a volte faceva delle passeggiate. Ma pi di tutto sembrava felice per la possibilit di vedere tutti i giorni il volto di suo nipote.
Quella serenit per non dur a lungo.
Poco dopo essersi trasferito da loro, Yuji si ammal all'improvviso. Gli vennero dei dolori nel cuore della notte e fu quindi portato in ospedale con un'ambulanza. Si lamentava per un forte mal di pancia, e siccome era la prima volta che accadeva Takayuki era sconcertato.
La mattina seguente parl con il medico dell'ospedale. Servivano altri accertamenti ma probabilmente era un cancro al fegato.
E per di pi in fase terminale, aggiunse il medico occhialuto con tono metallico. Takayuki si accert se intendesse dire che non c'erano speranze di salvarlo. Con lo stesso tono il medico gli rispose che avrebbero fatto meglio a pensare che fosse cos. Non avrebbe avuto senso operarlo.
Yuji non era ovviamente presente al colloquio, che avveniva mentre era ancora addormentato per l'anestesia.
Rimasero d'accordo che non gli avrebbero rivelato il vero nome della malattia, ma che il medico ne avrebbe trovato un altro che facesse al caso.
Quando sua sorella Yoriko seppe della cosa pianse a dirotto. Biasim s stessa per non averlo portato prima all'ospedale. Nel sentirla anche Takayuki prov un senso colpa. Aveva pensato che suo padre non stesse bene ma non aveva assolutamente immaginato che si trattasse di una cosa tanto grave.
E cos cominci la lotta di Yuji contro la malattia. Per fortuna, ammesso che si potesse chiamarla cos, non accusava dolori. Gli dispiaceva vederlo sempre pi magro ogni volta che lo andava a trovare ma, per quanto fosse allettato, se non altro sembrava relativamente vivace.
Era trascorso pi o meno un mese. Un giorno Takayuki pass da lui di ritorno dal lavoro e lo trov in piedi che guardava fuori dalla finestra. La stanza era per due persone ma in quel momento l'altro letto era vuoto.
Ti trovo bene, disse Takayuki.
Yuji guard il figlio e ridacchi tra s e s.
Allora, di solito sono messo male. Be', ci sono dei giorni in cui va meglio in effetti.
Meglio cos. Ti ho portato dei panini dolci, disse Takayuki poggiando una busta di carta sulla libreria l accanto.
Yuji la guard e poi rivolse uno sguardo al figlio.
Ho un favore da chiederti.
Che cosa?
Teneva gli occhi bassi e quando parl, con tono esitante, le sue parole giunsero del tutto inaspettate a Takayuki.
Voleva tornare al negozio.
E cosa avresti intenzione di fare una volta tornato l? Di riaprire bottega? Ridotto cos?
Di fronte alle domande del figlio, Yuji scosse la testa.
Non c' quasi pi niente da vendere quindi di certo non posso riaprire. Ma non importa. Vorrei solo tornare in quella casa.
Per fare cosa?
Yuji chiuse la bocca. Sembrava incerto se fosse meglio rispondere o meno.
Cerca di essere ragionevole. In queste condizioni non sei in grado di vivere da solo. Qualcuno dovrebbe venire l e occuparsi di te. Capisci anche tu che  una cosa piuttosto complicata.
Al che Yuji aggrott la fronte e scosse la testa.
Non c' bisogno che venga nessuno. Me la cavo da solo.
Non mi sembra possibile. Ed  ovvio che non si possa lasciar andare in giro da sola una persona malata. Smettila di dire sciocchezze.
Yuji stava per ribattere qualcosa ma si volt verso Takayuki e lo guard fisso. Mi basta anche solo una notte.
Una notte?
S, una notte. Soltanto una. Vorrei che mi lasciassi l, da solo.
Ma che ti prende? Che storia  questa?
Parlarne  inutile, probabilmente non capiresti. Ma non solo tu. Pensereste tutti che mi sono rimbambito e non mi dareste retta.
Per finch non me ne parli non puoi saperlo, non ti pare?
Suo padre scosse la testa.  inutile. Sono quasi certo che non ci crederesti.
Come? Non crederei a cosa?
Yuji non rispose, ma disse con un tono di voce diverso: Senti un po', Takayuki, il dottore dell'ospedale ve lo ha detto, vero? Posso essere dimesso quando voglio. Dopotutto, visto che non c' una cura,  meglio lasciar fare al malato quello che preferisce. Non vi ha detto cos?
Fu il turno di Takayuki di rimanere in silenzio. Quello che suo padre diceva corrispondeva a verit. Gli avevano dichiarato che avrebbe potuto andarsene all'altro mondo da un momento all'altro dato che non c'era pi niente da fare.
Ti prego, Takayuki, disse Yuji, congiungendo le mani davanti al viso.
Takayuki si irrigid. Smettila!
Non mi  rimasto pi tempo. Non mi faresti fare quello che voglio senza dirmi e chiedermi niente?
Le parole del vecchio padre si accumulavano come pietre in fondo al cuore di Takayuki. Non sapeva nemmeno lui perch, ma sent che non poteva non esaudire il suo desiderio.
Tir un sospiro. Quando vorresti andare?
Sarebbe meglio il prima possibile. Se facessimo stanotte?
Stanotte? ribatt con uno sguardo alterato. Ma perch tutta questa fretta?
Te l'ho detto. Non mi  rimasto pi tempo.
Ma dovr dare delle spiegazioni a tutti gli altri.
Non serve. A Yoriko e ai tuoi non dire nulla. All'ospedale baster dire che torno temporaneamente a casa. Andiamoci direttamente da qui.
Pap, ma cos' successo? Vuoi spiegarmi?
Yuji distolse il viso. Se te ne parlo poi dirai che non se ne fa niente.
Non lo far, te lo prometto. Ti porter al negozio, quindi parla.
Si gir lentamente verso Takayuki. Davvero? E crederai a quello che ti dir?
S, davvero. Ti creder.  una promessa da uomo a uomo.
Bene, disse Yuji annuendo. Allora ti racconter tutto.


Capitolo 3.

SEDUTO al posto del passeggero, Yuji era rimasto in silenzio ma non sembrava nemmeno dormire. Dopo tre ore da quando avevano lasciato l'ospedale, cominciava a profilarsi un panorama familiare e guard fuori dal finestrino con aria nostalgica.
Takayuki aveva detto soltanto a sua moglie che avrebbe portato via il padre dall'ospedale. Essendo malato non poteva trasportarlo in treno e quindi l'unica era usare la macchina. Inoltre era molto probabile che quella sera non riuscisse a rientrare a casa.
Di fronte a loro apparve l'Emporio Namiya. Si avvicin lentamente con la Honda Civic che aveva comprato l'anno precedente e si ferm l davanti. Dopo aver tirato il freno a mano guard l'orologio: erano appena passate le undici di sera.
Eccoci qua.
Spento il motore, Takayuki fece per scendere ma Yuji allung una mano e gli tocc la coscia.
Va bene cos. Torna pure indietro.
Ma...
Quante volte te l'ho gi detto? Me la cavo da solo. Non voglio nessuno intorno.
Takayuki abbass lo sguardo. Capiva lo stato d'animo di suo padre. Certo, prendendo per vera quella storia incredibile.
Scusami, disse Yuji. Mi hai portato fin qui e io mi comporto in modo cos egoista.
Ma no, non ti preoccupare, rispose Takayuki, strofinandosi il naso. Allora quando si far giorno verr a vedere come va. Cercher di ingannare il tempo da qualche parte fino a quell'ora.
Non vorrai mica dormire in macchina? Guarda che non ti fa affatto bene!
Ti sembra di poter dire una cosa del genere? Proprio tu che sei gravemente malato. Mettiti nei miei panni: pensi che potrei lasciare mio padre infermo in una casa praticamente abbandonata e andarmene via serenamente? Non posso far altro che venire a vedere come va quando sar mattina. Quindi  pi comodo aspettare dentro la macchina.
Yuji storse la bocca, e le rughe del suo viso sembrarono farsi pi profonde. Scusami.
Sei sicuro che non avrai problemi a rimanere da solo? Non  che, quando torno, ti trovo l dentro morto al buio.
S, tranquillo. E poi non abbiamo ancora disdetto il contratto della luce, quindi non sar buio, rispose Yuji e, aperta la portiera, mise i piedi a terra. I suoi movimenti erano quanto mai insicuri.
Ah, giusto, disse voltandosi. Stavo per dimenticarmi una cosa molto importante. Devo consegnarti questa, e porse a Takayuki una busta.
Cosa sarebbe?
In realt pensavo di lasciartela come testamento, ma visto che ti ho gi raccontato ogni cosa non c' problema anche se te la consegno ora. Anzi, forse  meglio cos. Leggila dopo che sar entrato in casa. E giura che, dopo averla letta, rispetterai le mie volont. Se non lo farai, ci che sto per fare ora perderebbe ogni senso.
Takayuki prese la busta. Non c'era scritto nulla, n sul davanti n dietro, ma all'interno sembravano esserci dei fogli.
Allora, a dopo, disse Yuji scendendo dalla macchina, e cominci a incamminarsi appoggiandosi al bastone che si era portato dall'ospedale.
Il figlio non riusc a rispondere. Non gli venivano le parole. Yuji non si volt nemmeno una volta a guardarlo e scomparve nel passaggio tra la casa e la rimessa.
Takayuki rimase per un po' assorto, poi torn in s e apr la busta. Effettivamente conteneva dei fogli, il cui contenuto era piuttosto singolare.
Caro Takayuki,
quando leggerai questa lettera non sar pi tra voi.  triste, lo so, ma purtroppo non c' niente da fare. E poi, forse, il senso di tristezza mi avr abbandonato prima della fine. C' un'unica ragione per cui ti ho lasciato queste righe: ho una richiesta che devi esaudire qualsiasi cosa accada.
La questione  molto semplice. Vorrei che, quando si avviciner il trentatreesimo anniversario della mia morte, tu renda pubblico in un modo o nell'altro il seguente annuncio.
Il giorno X del mese Y - qui ovviamente ci va l'anniversario della mia morte -, da mezzanotte fino all'alba, verr riaperto il servizio di consulenza dell'Emporio Namiya con una richiesta per tutti coloro che si sono rivolti a esso in passato e ne hanno ricevuto risposta. Come hanno influito quelle risposte sulla vostra vita? Sono state utili? Oppure non sono servite a niente? Saremo felici di sentire le vostre opinioni qualunque esse siano. Inserite pure le missive nella buca sulla serranda, come si faceva una volta. Grazie per la vostra cortesia.
Per te questa richiesta sar senz'altro insensata. Per per me  una faccenda importante. Anche se pensi che sia una stupidaggine, vorrei che comunque facessi quello che ti chiedo.
Tuo padre
Rilesse la lettera due volte e poi sorrise amaramente.
Come si sarebbe comportato se il padre gli avesse lasciato quello strano testamento senza avergli spiegato niente? La risposta era ovvia. Con ogni probabilit l'avrebbe ignorato. Avrebbe pensato che con l'approssimarsi della morte suo padre era impazzito e la cosa sarebbe finita l. Se anche, per ipotesi, se la fosse presa a cuore sul momento, non vi era dubbio che poi l'avrebbe dimenticato. Non nell'immediato magari, ma dopo trent'anni non ne sarebbe rimasto nemmeno un frammento nella sua memoria.
Per ora non se la sentiva proprio di ignorarlo, dopo aver ascoltato il bizzarro racconto di Yuji. Che, allo stesso tempo, spiegava anche il profondo tormento di suo padre.
Quando glielo aveva confessato, Yuji aveva tirato fuori un ritaglio di un quotidiano e glielo aveva porto dicendo di leggerlo.
Era un articolo di circa tre mesi prima che riferiva le circostanze della morte di una donna che viveva in un paese l vicino. Secondo quanto vi era scritto, al porto un'utilitaria era caduta in mare e diverse persone avevano assistito alla scena. Una volta allertati, la polizia e i vigili del fuoco si erano precipitati sul posto ma la donna al volante era gi morta. Tuttavia il bambino, di appena un anno, che si trovava al posto del passeggero era stato sbalzato fuori dalla vettura subito dopo la caduta, ed era stato ritrovato che galleggiava sull'acqua, miracolosamente illeso. Alla guida c'era una donna di nome Kawabe Midori, di ventinove anni, nubile. Aveva preso in prestito l'utilitaria da un'amica, dicendole che doveva portare il bambino all'ospedale. Secondo i vicini non sembrava avere un lavoro e viveva in ristrettezze. Non avendo pagato diverse mensilit di affitto le era stato ordinato di lasciare l'abitazione alla fine del mese. Dal momento che sul luogo dell'incidente non c'erano tracce di frenata, la polizia riteneva ci fossero buone possibilit che avesse tentato di uccidersi assieme al bambino. L'articolo si concludeva cos.
Takayuki aveva chiesto al padre cosa significasse e Yuji aveva stretto gli occhi, con aria sofferente.  la donna di quella volta, aveva detto, quella che mi aveva chiesto consiglio perch era incinta e il partner aveva gi una famiglia, ricordi? Sono quasi certo che si tratti di lei. Ci sono dei dettagli che coincidono: abitava in un paese vicino, il bambino di un anno.
Ma forse, aveva ribattuto Takayuki, non potrebbe trattarsi di coincidenze?
Yuji aveva scosso la testa.
Come pseudonimo aveva scelto Green River. Kawabe Midori, il fiume verde.a Anche questa  una coincidenza? Io non credo.
Takayuki non aveva saputo che dire. Effettivamente era un po' troppo perch fosse un caso.
Comunque, aveva continuato Yuji, il problema non  se questa donna fosse o meno la persona che si  rivolta a me quella volta. La cosa importante  se la mia risposta fosse giusta o no. Anzi, non solo quella volta.  fondamentale che io sappia come siano state le tante risposte che ho scritto in questi anni per ciascuno di coloro che mi hanno chiesto consiglio. Le ho sempre scritte dopo aver riflettuto a lungo, e posso affermare che non c' stata una sola volta in cui abbia risposto a vanvera. Ma in realt non so se siano veramente state utili ai loro destinatari. Potrebbe anche essere che, seguendo i miei consigli, si siano invece ritrovati profondamente infelici. Nell'attimo in cui ho preso coscienza di questo non ho pi avuto pace. Non me la sentivo di continuare a consigliare la gente a cuor leggero. Per questo ho chiuso il negozio.
Di questo si trattava, dunque, aveva pensato Takayuki. Il motivo per cui suo padre, che fino a quel momento si era ostinato a non voler chiudere l'emporio, avesse cambiato idea all'improvviso era rimasto un grande mistero.
Anche dopo che sono venuto a vivere con voi questo pensiero non mi ha mai abbandonato. Non riuscivo a dormire la notte all'idea che le mie risposte avessero potuto scombinare la vita di qualcuno. E quando mi sono ammalato ho pensato che fosse una punizione divina.
Che esagerazione, aveva detto Takayuki. Qualunque fosse la risposta, alla fine a decidere era comunque stato chi si era rivolto a lui. Se anche questa decisione si fosse rivelata infelice, non doveva sentirsene lui responsabile.
Per Yuji non riusciva a vederla in questo modo. Giorno dopo giorno, dal suo letto d'ospedale non aveva fatto altro che pensare a questa cosa. Ma a un certo punto aveva cominciato a fare uno strano sogno. E non c'erano dubbi: il sogno riguardava l'Emporio Namiya.
Era notte inoltrata. Qualcuno stava infilando una lettera nella buca della serranda. Io vedevo la scena, ma non mi era chiaro da dove. Mi sembrava di essere in cielo, o forse l accanto. A ogni modo osservavo tutto. Per non si trattava di adesso, ma del futuro... qualche decina di anni nel futuro. Se mi chiedessi da cosa lo capivo non ti saprei rispondere, ma era cos.
Il sogno si ripeteva quasi ogni sera. Alla fine si rese conto che non era semplicemente un sogno. Stava avendo una premonizione di eventi che sarebbero accaduti.
A imbucare le lettere erano le persone che in passato si erano rivolte a me per un consiglio, e alle quali avevo risposto. Volevano farmi sapere come era cambiata la loro esistenza. Voglio andare a ritirare quelle lettere, aveva detto Yuji.
Ma se sono lettere del futuro come farai? aveva chiesto Takayuki.
Se andr all'emporio mi arriveranno.  un discorso un po' strano, ma ho questa sensazione. Perci voglio tornare al negozio a qualunque costo.
Il tono di Yuji era deciso. La sua non sembrava una fantasticheria o un'allucinazione.
La storia non era assolutamente credibile, tuttavia Takayuki aveva fatto una promessa. Non poteva certo voltare le spalle a suo padre.

a. Il cognome della donna, Kawabe, significa sponda del fiume mentre il nome, Midori, indica il colore verde. (N.d.T.)


Capitolo 4.

QUANDO apr gli occhi all'interno dell'angusto abitacolo della Civic, i dintorni erano ancora avvolti dall'oscurit. Accese la luce di cortesia e controll l'ora. Mancavano una manciata di minuti alle cinque.
Aveva parcheggiato lungo la strada, accanto a un parco pubblico. Raddrizz lo schienale, quasi completamente abbassato, e dopo essersi sgranchito il collo scese dall'auto.
Approfitt dei bagni del parco e si sciacqu anche il volto. Veniva spesso a giocare qui quand'era bambino. Una volta uscito, si guard intorno e rimase sorpreso per quanto fosse piccolo. Era un mistero come all'epoca riuscisse a giocarci a baseball.
Torn alla macchina e avvi il motore. Accese i fari e part dolcemente. Da qui la casa distava qualche centinaio di metri.
Il cielo si era un po' rischiarato. Quando giunse davanti all'Emporio Namiya i caratteri dell'insegna si riuscivano gi a leggere.
Scese dall'auto e and sul retro. La porta era chiusa a chiave. Aveva con s il doppione, ma prefer bussare.
Qualche secondo dopo si sent un fruscio dall'altra parte, e poi il rumore della serratura che veniva sbloccata. La porta si apr e apparve il volto di Yuji. Aveva un'espressione serena.
Mi chiedevo se potessimo andare, disse Takayuki con la voce un po' rauca.
Vieni, entra.
Mise piede in casa e chiuse la porta dietro di s. In quel momento gli sembr che l'aria fosse leggermente cambiata. Come se si fossero isolati dal mondo esterno.
Si tolse le scarpe e avanz oltre l'ingresso. Anche se la casa era stata abbandonata da diversi mesi, l'interno non si era danneggiato molto, e anche la polvere non era terribile come si sarebbe aspettato.
 inaspettatamente pulito. Anche se non c' ricambio... d'aria, stava per dire, ma le parole gli rimasero in bocca quando il suo sguardo si pos sul tavolo di cucina.
C'erano delle buste allineate. Diverse decine. Erano tutte delle belle buste e riportavano come destinatario Emporio Namiya.
Sono... arrivate stanotte?
Yuji fece cenno di s e si accomod su una sedia. Dopo aver fatto scorrere lo sguardo sulle lettere guard Takayuki.
Era proprio come pensavo. Appena mi sono seduto qui hanno cominciato a cadere all'interno dalla buca sulla serranda. Sembrava quasi che stessero aspettando il mio ritorno.
Takayuki pieg la testa di lato.
Dopo che sei entrato sono rimasto per un po' davanti alla casa. Guardavo il negozio ma non si  avvicinato nessuno. O meglio, non  proprio passato nessuno sulla strada.
Ah s? Be', per sono arrivate tutte queste lettere, rispose Yuji, allargando le braccia. Sono le risposte dal futuro.
Takayuki prese una sedia e si sistem di fronte a suo padre. Non posso crederci...
Non avevi detto che credevi alle mie parole?
No, o meglio s. Tuttavia...
Yuji fece un risolino amaro.
Dentro di te non eri convinto, eh? E allora, quando hai visto tutte queste? O stai pensando che le abbia preparate io?
Non dico questo. Non ne avresti avuto il tempo.
Sarebbe stata una bella fatica preparare tutte queste buste e i relativi fogli. E poi, te lo dico tanto per essere chiari, nessuna di queste  merce del negozio.
S, lo so.  tutta roba che non ho mai visto.
Takayuki era un po' perplesso. Sembrava una favola, era davvero possibile? Gli venne persino il dubbio che qualcuno, con un abile gioco di prestigio, si stesse prendendo gioco di loro. Ma non vedeva la ragione per cui avrebbe dovuto farlo. Che divertimento poteva mai esserci nell'ingannare un vecchio ormai prossimo alla morte?
Delle lettere dal futuro... Probabilmente era ragionevole pensare che si fosse verificato un miracolo del genere. E se davvero era la verit si trattava di una cosa incredibile. Una situazione per cui normalmente si sarebbe esaltato tantissimo. Invece era tranquillo. C'era un po' di confusione nella sua testa, ma nel complesso era calmo, cosa che sembrava strana persino a lui.
Le hai lette tutte? chiese.
S, rispose Yuji, e prese una busta. Ne tir fuori il contenuto e lo porse a Takayuki dicendo: Dacci un'occhiata.
Davvero posso?
Non c' problema.
Takayuki prese i fogli e li dispieg. Oh, esclam sorpreso. Non erano scritti a mano, erano caratteri stampati sul foglio bianco. Quando lo disse a Yuji, questi annu.
Pi della met delle lettere hanno i caratteri stampati, come quella. Chiss, sembra che in futuro ci sar una macchina che permetter di stampare facilmente i testi.
Bastava anche solo quello ad avvalorare la tesi che provenissero dal futuro. Takayuki fece un profondo respiro e cominci a scorrere il messaggio.
Caro Emporio Namiya,
davvero avete riaperto? Ho trovato scritto che  soltanto per una notte, ma di cosa si tratta? Ero molto indeciso su cosa fare, ma alla fine mi sono detto: anche se  una presa in giro, pazienza, e mi sono deciso a scrivere.
Quanti anni saranno trascorsi, una quarantina? Avevo scritto una cosa del genere: Come posso fare a prendere il massimo dei voti nel compito in classe senza studiare?
 vero che ero uno studente delle elementari, ma la mia domanda era proprio stupida. Per lei, signor Namiya, mi aveva dato una risposta stupenda.
Chiedi al maestro di preparare un compito in classe incentrato sulla tua persona. Visto che le domande saranno su di te, le tue risposte saranno senz'altro corrette. E quindi prenderai il massimo dei voti.
Quando l'ho letta mi  sembrato un imbroglio. In realt volevo sapere come prendere il massimo nelle prove di grammatica e di matematica.
Per questa risposta  rimasta impressa nella mia memoria. Quand'ero alle medie e poi al liceo, ogni volta che c'era un compito in classe mi tornava sempre in mente, tanto forte era il segno che aveva lasciato. Ero infatti felice che qualcuno avesse preso sul serio la domanda un po' scherzosa di un ragazzino.
Ma  stato solo quando ho cominciato ad avere a che fare con dei bambini a scuola che ho capito quanto eccezionale fosse la sua risposta. Esatto, sono diventato un insegnante.
Poco dopo aver iniziato a insegnare mi sono scontrato con un muro. I miei alunni non si aprivano con me e quasi non ascoltavano ci che gli dicevo. Anche tra di loro non andavano affatto d'accordo e, se cercavo di fare qualcosa, non si registravano progressi. A parte un numero molto ristretto di amici, erano completamente disinteressati gli uni agli altri.
Ho provato diverse cose: a farli divertire con dei giochi o facendo sport, a organizzare delle discussioni di gruppo, ma si sono risolte tutte in fallimenti. Nessuno si divertiva.
A un certo punto un bambino mi ha detto che non gli interessava fare cose del genere, e che volevano invece che insegnassi loro a prendere il massimo dei voti nei compiti in classe.
Sentendomi dire una cosa del genere sono trasalito. Mi  tornata in mente una cosa importante.
Immagino che l'abbia gi capito. Ho deciso di far fare loro un test scritto, che ho chiamato Test degli amici: ho preso un alunno a caso e ho creato diverse domande incentrate su di lui. A partire dalla data di nascita, l'indirizzo, se avesse o meno fratelli e sorelle, il lavoro dei genitori, fino a hobby, talenti particolari, cantante o personaggio televisivo preferito e via dicendo. Una volta terminato il test ho fatto dare le risposte al diretto interessato e ciascuno le ha confrontate con le proprie.
All'inizio erano sconcertati, ma alla seconda o terza volta hanno cominciato a mostrare un po' di entusiasmo. Il segreto per prendere il massimo punteggio era uno solo: conoscere bene i propri compagni di classe. Sono diventati talmente comunicativi da essere quasi irriconoscibili.
Per me, un insegnante alle prime armi,  stata un'esperienza importante. Mi ha convinto che avrei potuto farcela ed effettivamente continuo a insegnare anche oggi.
Tutto questo lo devo a lei, signor Namiya. Avrei voluto ringraziarla ma non sapevo come. Sono felice di avere avuto quest'occasione per farlo.
Il ragazzino del punteggio massimo
P.S.: Immagino che questa lettera verr ritirata dalla famiglia del signor Namiya. Vi pregherei di presentarla come offerta all'anima del defunto. Vi ringrazio.
Nell'istante in cui Takayuki alz gli occhi dal foglio, Yuji gli chiese cosa ne pensasse.
In definitiva  andato tutto bene, no? si affrett a dire. Me la ricordo quella domanda. Quello che ti aveva chiesto di spiegargli come prendere il punteggio massimo senza studiare. Ed  stato proprio quel ragazzino a mandarti questa lettera!
Sono rimasto sorpreso anch'io. E mi  anche grato. Ma io non ho fatto altro che rispondere con un po' d'arguzia a una domanda mezza scherzosa.
Per lui non l'ha mai dimenticato.
Cos pare. Non solo non l'ha dimenticato, ma ne ha anche tratto un insegnamento che gli  stato utile per la vita. Quest'uomo mi ringrazia, ma io c'entro poco:  grazie alla sua forza che le cose sono andate bene.
Quel che  certo  che  stato felice del fatto che non hai ignorato la sua domanda scritta per scherzo e lo hai preso sul serio. Penso che sia per questo che ha continuato a ricordarsi di te.
Ma non ho fatto niente di speciale, disse Yuji guardando le buste. Anche le altre lettere sono simili. Tutti mi ringraziano per le mie risposte. La cosa mi rende felice ma leggendo i loro messaggi mi sono reso conto che la ragione per cui ci che ho detto loro  stato cos utile  soltanto una: che il loro animo  buono. Se non si fossero sforzati di vivere onestamente e impegnandosi al massimo, probabilmente qualunque risposta avessero ricevuto non avrebbe portato a niente.
Takayuki annu. Era d'accordo.
 bello che tu sia riuscito a saperlo, non trovi? Dopotutto ci significa che quel che hai fatto non era sbagliato.
Mah, chiss, rispose Yuji e, dopo essersi grattato una guancia con la punta di un dito, prese un'altra busta.
C' una lettera che vorrei tu leggessi.
Io? E perch?
Se la leggi capirai.
Takayuki prese la busta e tir fuori i fogli che vi erano all'interno. Era scritta a mano, in una grafia nitida e fitta.
Gentile Emporio Namiya,
ho appreso dalla Rete la notizia che riaprirete soltanto per stanotte e non mi sono data pace finch non ho messo mano alla penna.
Per la verit ho soltanto sentito parlare del signor Namiya dell'Emporio. A rivolgersi a lei  stata un'altra persona ma, prima di rivelarle chi fosse, vorrei raccontarle la mia storia.
Da bambina abitavo in una comunit di accoglienza per minori. Non ho memoria di quando sia giunta l. Fin da quando ho avuto coscienza di me ho vissuto assieme agli altri bambini, e non mi  mai sembrata una cosa fuori del normale.
Quando per ho cominciato a frequentare la scuola, sono sorti in me dei dubbi. Perch non avevo dei genitori? Perch non avevo una casa?
Un giorno, una delle operatrici della struttura, quella di cui mi fidavo di pi, mi ha parlato delle circostanze che mi avevano portato l. Secondo il suo racconto, mia madre era morta in un incidente quando avevo un anno di vita. Mi ha anche spiegato che non ho mai avuto un padre. I dettagli me li avrebbe rivelati quando fossi diventata pi grande.
Come stavano davvero le cose? Perch non avevo un padre? Il tempo passava senza che i miei dubbi si dissipassero.
Poi, quand'ero alle medie, nel corso di scienze sociali ci assegnarono il compito di cercare gli eventi accaduti nell'anno in cui eravamo nati. Ero in biblioteca e stavo esaminando l'edizione in formato ridotto dei quotidiani quando per caso mi imbattei in quell'articolo.
Riferiva di come un'utilitaria era caduta in mare e la donna che era al volante, Kawabe Midori, fosse deceduta. Aveva accanto a lei la figlia di circa un anno e non c'erano segni di frenata, quindi c'era un fondato sospetto che volesse suicidarsi.
Ero venuta a conoscenza del nome di mia madre e di dove vivesse, perci ebbi la certezza che la storia dell'articolo riguardava proprio me.
Fu uno choc. Apprendere che la morte di mia madre non era stato un incidente bens un atto intenzionale, e venire a sapere che aveva premeditato un omicidio, voleva cio uccidere anche me, mi colp nel profondo.
Uscita dalla biblioteca non tornai alla comunit. Se mi chiedesse dove fossi andata non le saprei rispondere. Non lo ricordo bene neppure io. In quel momento la mia testa era preda di pensieri funesti: avrei dovuto morire in quell'incidente? Se anche ero sopravvissuta la mia vita non valeva niente? La persona che pi avrebbe dovuto amarmi a questo mondo mi aveva quasi ammazzato. Che valore poteva avere l'esistenza di una come me?
La polizia mi trov tre giorni dopo. Ero svenuta in un angolo di un piccolo parco divertimenti sulla terrazza di un grande magazzino. Non avevo alcuna idea del perch fossi andata in un posto del genere. Mi ricordo per che pensai che forse avevo avuto l'idea di poter morire facilmente buttandomi gi da un luogo alto.
Fui portata in ospedale. Oltre a essere molto debole avevo anche molte ferite da taglio sui polsi. Nella borsa di scuola che stringevo gelosamente fu trovato un taglierino sporco di sangue.
Per un po' non parlai con nessuno. Anzi, mi dava angoscia anche solo vedere il volto di altre persone. Non mangiavo quasi nulla e dimagrivo a vista d'occhio.
A quel punto venne a trovarmi una persona. Era la mia migliore amica all'interno della comunit di accoglienza. Avevamo la stessa et e lei aveva un fratellino problematico. Erano entrambi stati accolti nella struttura per via delle sevizie dei genitori. Lei era bravissima a cantare e a me piaceva molto la musica, e quindi eravamo diventate amiche.
Con lei riuscii a parlare. Dopo aver conversato a lungo del pi e del meno, all'improvviso mi disse che quel giorno era l per rivelarmi una cosa importante.
Aveva saputo tutta la mia storia da qualcuno della comunit, e mi disse che voleva parlarmene. Era stata quella persona a chiederle di farlo, perch sapeva che non avrei ascoltato nessun altro tranne lei.
Le risposi che sapevo gi tutto, e che non volevo sentire altro. Lei per scosse la testa con decisione. Poi mi disse che ci che sapevo non era che una piccola parte, e che ignoravo tutta la verit.
Per esempio, mi chiese, sapevo quale fosse il peso corporeo di mia madre quand'era morta? Le risposi che non avevo modo di saperlo. Al che, lei disse che era di trenta chili. Stavo per ribattere: E con questo? Invece dissi: Trenta chili? Soltanto?
La mia amica, annuendo, cominci a raccontarmi quanto segue.
Quando il suo cadavere era stato recuperato, Kawabe Midori era tremendamente magra. La polizia perquis il suo appartamento e non trov praticamente nulla da mangiare, a parte del latte in polvere. Anche nel frigorifero era rimasto solo un barattolino di omogeneizzato.
Da quanto era emerso, Midori non aveva un lavoro e i suoi risparmi erano agli sgoccioli. Era in ritardo con l'affitto e quindi le era stato ordinato di lasciare l'abitazione. In base a questo era ragionevole pensare che, non facendocela pi, avesse deciso di suicidarsi.
Tuttavia c'era un grosso mistero: la bambina. Perch si era salvata in modo tanto miracoloso?
In verit i miracoli non c'entravano proprio, afferm la mia amica. Ma prima di parlare di questo c'era una cosa che voleva che leggessi, mi disse, e tir fuori una lettera.
Da quel che mi rifer, la lettera era stata ritrovata nell'appartamento di mia madre. Era custodita con cura assieme a un pezzo del mio cordone ombelicale, e per questo era stata conservata. Le operatrici avevano parlato tra di loro e avevano stabilito che me l'avrebbero consegnata quando fosse arrivato il momento.
La lettera era dentro una busta, su cui era scritto: Per la signorina Green River.
Piena di esitazione, aprii i fogli. Erano scritti in bella grafia, e in un primo momento pensai fosse quella di mia madre. Ma mentre leggevo il contenuto mi resi conto che non era cos. Quella lettera era stata scritta in risposta a mia madre. Era lei Green River.
In poche parole, erano dei consigli per lei. A quanto pare aveva chiesto aiuto a questa persona. Scorrendo il testo capii che, portando lei in grembo il figlio di un uomo gi sposato, il suo dubbio era se dovesse farlo nascere o meno.
Venendo a conoscenza del segreto della mia nascita, ebbi un secondo choc. Nata come frutto di una relazione immorale, sentivo che la mia esistenza era davvero miserabile.
Davanti alla mia amica pronunciai parole di rabbia nei confronti di mia madre. Perch mi aveva fatto nascere? Sarebbe stato molto meglio se non l'avesse fatto. Cos si sarebbe risparmiata tanta sofferenza, e non avrebbe dovuto togliersi la vita.
La mia amica, per, mi disse che le cose non stavano cos, e mi intim di leggere bene la lettera.
Chi l'aveva scritta aveva detto a mia madre che la cosa importante era se il bambino che sarebbe nato avrebbe potuto essere felice o no. Il solo fatto di avere entrambi i genitori non assicurava automaticamente la felicit. E concludeva dicendole che, se non era disposta a sopportare qualunque cosa per il bene del figlio, allora, anche mettendo il caso avesse avuto un marito, le avrebbe comunque consigliato di non farlo nascere.
Tua madre ti ha fatto nascere perch era pronta a fare di tutto per te, disse la mia amica. E lo dimostra il fatto che abbia conservato con tanta cura questa lettera, aggiunse.
Secondo lei ci dimostrava che non c'era ragione per cui avrebbe voluto suicidarsi.
Mi rifer che, nell'auto ripescata, il finestrino del lato guidatore era completamente aperto. Quel giorno pioveva fin dal mattino e quindi era impensabile che l'avesse tenuto gi mentre viaggiava, ma che doveva averlo aperto subito dopo essere caduta in mare.
Non si trattava insomma di un suicidio bens di un incidente. Kawabe Midori non mangiava abbastanza e forse, mentre guidava, aveva avuto una crisi di anemia dovuta alla denutrizione. Probabilmente il motivo per cui aveva preso in prestito la macchina da un conoscente era vero: voleva portare sua figlia all'ospedale.
Aveva temporaneamente perso i sensi per via dell'anemia ed era tornata in s dopo la caduta in mare. Ancora confusa aveva aperto il finestrino, e poi per prima cosa aveva spinto fuori dall'auto la sua bambina, pregando che qualcuno la salvasse.
Quando avevano ritrovato il suo cadavere, aveva ancora la cintura di sicurezza allacciata. Forse a causa dell'indebolimento non era riuscita a riprendere completamente conoscenza.
Tra parentesi, la figlia pesava dieci chili. Quindi  ipotizzabile che la nutrisse a sufficienza.
Dopo avermi detto tutto questo, la mia amica mi chiese cosa ne pensassi. Se fossi ancora convinta che sarebbe stato meglio che non mi avesse messo al mondo.
Io non capivo bene ci che provavo. In definitiva non avevo mai incontrato mia madre. L'odio verso di lei era un sentimento astratto. Ma anche provando a tramutarlo in gratitudine mi trovai soltanto disorientata. Quindi le uniche parole che risposi furono: non penso proprio nulla.
L'incidente se l'era cercato, visto che non aveva abbastanza soldi per nutrirsi decentemente, e poi salvare sua figlia era una cosa ovvia, ma era stata stupida a non riuscire a fuggire, le dissi.
Un attimo dopo mi arriv uno schiaffo. La mia amica disse che non avrebbe voluto che parlassi in questi termini della vita di un essere umano, e scoppi a piangere. Mi ero forse dimenticata dell'incendio di tre anni prima? Sentendola dire cos trasalii.
Quell'incendio si era verificato nella struttura dove vivevamo, la sera di Natale. Anch'io mi ero spaventata molto.
Il fratellino della mia amica non aveva fatto in tempo a scappare e stava per rimetterci la vita. L'aveva scampata perch un uomo l'aveva aiutato. Era un musicista dilettante che era venuto l per la festa della vigilia. Me lo ricordo anch'io: aveva un'espressione gentile. Mentre tutti fuggivano all'esterno, solo lui ascolt la richiesta di aiuto della mia amica e si inerpic su per le scale per cercare suo fratello. Fu grazie al musicista che questi si salv, ma l'uomo riport tremende ustioni su tutto il corpo e mor in ospedale.
La mia amica mi disse che, finch avrebbero avuto vita, lei e suo fratello avrebbero continuato a ricordarsi di lui e a essergli grati. E piangendo aggiunse che voleva che anch'io capissi quanto  preziosa la vita umana.
A quel punto compresi perch le operatrici della comunit di accoglienza avessero mandato proprio lei. Ritenevano infatti che non ci fosse persona migliore di lei che potesse mostrarmi cosa dovevo pensare di mia madre. E avevano ragione. Come se mi avesse contagiato, anch'io cominciai a piangere. E riuscii finalmente a provare un sentimento di gratitudine verso quella madre di cui non avevo che frammentari ricordi.
Da quel giorno non ho pi pensato che sarebbe stato meglio non venire al mondo. Il tragitto per arrivare fino a oggi non  stato semplice, ma pensando che proviamo dolore proprio perch siamo vivi, ho superato ogni ostacolo.
E allora ci che mi ha incuriosito  la persona che ha scritto quella lettera a mia madre. In fondo era firmata Emporio Namiya e mi sono chiesta che tipo di persona fosse. E cosa intendeva dire con la parola emporio?
Ho saputo solo di recente, grazie alla Rete, che si trattava di un anziano signore a cui piaceva dare consigli alla gente. C' infatti una persona che ha raccolto i propri ricordi in un blog. Ho cercato se non ce ne fossero altre, ed  cos che ho trovato l'annuncio della riapertura.
Gentile signor Namiya, la ringrazio dal profondo del cuore per il consiglio che ha dato a mia madre. Ho sempre desiderato che ci fosse un giorno e un modo per dirglielo. Grazie, grazie davvero. Ora ne sono sicura: sono felice di essere venuta al mondo.
La figlia di Green River
P.S.: Ora lavoro come manager della mia amica. Lei ha dimostrato di avere un grande talento musicale ed  diventata una delle maggiori artiste del Giappone. In questo modo anche lei sta ripagando il suo debito di riconoscenza.
5
TAKAYUKI ripieg con cura lo spesso fascio di fogli e lo rimise nella busta.
Meno male! I tuoi consigli non erano sbagliati.
Yuji scosse la testa.
Te l'ho detto anche prima: la cosa importante  la disposizione d'animo delle persone. Mi preoccupavo che le mie risposte avessero potuto arrecare infelicit, ma a pensarci bene  un discorso ridicolo. I consigli di un mediocre vecchietto come me non hanno certo il potere di influenzare la vita delle persone. Era una preoccupazione del tutto eccessiva, rispose, ma mentre parlava il suo volto appariva felice.
Queste lettere sono il tuo tesoro. Devi conservarle con cura, disse Takayuki, ma Yuji sembr sprofondare nei suoi pensieri.
A questo proposito avrei un favore da chiederti.
Che cosa?
Vorrei che le tenessi tu.
Io? E perch?
Come ben sai non mi resta molto da vivere. Se le tenessi con me e poi venissero trovate da qualcun altro sarebbe un bel guaio. Le cose che vi sono scritte riguardano tutte il futuro.
Takayuki annu. Certo, era proprio cos, anche se non gli sembrava ancora reale.
Fino a quando vuoi che le conservi?
Direi fino a quando non sar morto.
Ho capito. Che ne pensi se le mettessi dentro la bara? Cos verrebbero bruciate durante la cremazione.
 una buona idea, disse Yuji, battendosi una mano sul ginocchio. Fai cos, per favore.
Takayuki annu e guard di nuovo le lettere. Gli sembrava davvero incredibile che a scriverle fossero state delle persone del futuro.
Pap, disse, cosa sar mai la Rete?
Ecco, infatti, rispose Yuji, puntando l'indice. Ha incuriosito anche me, ma non ne ho assolutamente idea. Per la verit esce fuori di continuo anche nelle altre lettere. Ho visto l'annuncio in Rete, e via dicendo. Ah, e salta fuori anche una cosa chiamata cellulare.
Cellulare? E che roba ?
A saperlo! Forse sar una specie di giornale del futuro, rispose Yuji, e guard Takayuki con un sorriso affettuoso. Hai letto la lettera che ti ho consegnato poco fa, vero? Come pensi di fare per esaudire la mia richiesta e diffondere l'avviso nel trentatreesimo anniversario della mia morte?
Forse con questa Rete' o con il cellulare'?
Forse s.
Takayuki fece una smorfia. Ma cosa saranno? Che razza di cosa inquietante.
Non ti preoccupare, quando arriver il futuro lo capirai. Che facciamo, ce ne andiamo?
Proprio in quel momento, dal negozio arriv un suono flebile. Il rumore di qualcosa che cadeva sul pavimento. Takayuki e suo padre si guardarono negli occhi.
Sembra che ne sia arrivata un'altra, disse Yuji.
Una lettera?
S, rispose Yuji. Vai un po' a vedere.
D'accordo, disse Takayuki ed entr nella parte adibita a negozio. Non era ancora stata messa in ordine, e la merce era rimasta sugli scaffali.
C'era uno scatolone addossato alla serranda. Quando ci guard dentro vide un foglio di carta ripiegato. Sembrava carta da lettere. Lo prese e ritorn nella stanza. C'era questo, disse.
Yuji lo apr e gli aleggi sul volto un'espressione dubbiosa.
Che succede? chiese Takayuki.
Con la bocca serrata, Yuji gli mostr il foglio.
Takayuki lasci andare un'esclamazione. Non c'era scritto nulla.
Di che si tratter?
Non ne ho idea.
Sar uno scherzo?
Forse s. Per... si interruppe e scrut il foglio. Ho come l'impressione che non sia cos.
Ma allora cos'?
Yuji pos il foglio sul tavolo e incroci le braccia.
Potrebbe essere una persona che non ha potuto darsi risposta. Forse ha un problema e non ha ancora trovato la soluzione.
E quindi ha infilato dentro un foglio in cui non c' scritto niente?...
Scusa, vorrei che mi aspettassi fuori.
Takayuki sgran gli occhi. Che hai intenzione di fare?
Non  ovvio? Rispondergli.
Ma su quel foglio non c' scritto niente. Come farai?
Ora ci rifletto su.
Ora?
Non ci metter molto. Comincia ad avviarti.
Suo padre sembrava assolutamente determinato, quindi Takayuki si arrese. D'accordo, vado. Cerca di far presto per.
Yuji rispose con un mugugno, mentre fissava il foglio. Aveva gi la mente altrove.
Quando usc fuori, ancora non albeggiava. Gli sembr strano perch aveva l'impressione di aver trascorso un considerevole lasso di tempo dentro la casa.
Torn alla Civic e non fece in tempo a sgranchirsi il collo che il resto che il cielo si era gi rischiarato. Si rese conto che probabilmente il tempo scorreva in modo diverso dentro quella casa e fuori di essa.
Decise che non ne avrebbe fatto parola con sua sorella Yoriko n con sua moglie Fumiko. Tanto, anche se gliene avesse parlato, non gli avrebbero creduto.
Dopo una serie ininterrotta di sbadigli sent un rumore che proveniva dall'edificio, e la figura di Yuji venne fuori dallo stretto passaggio. Si avvicinava lentamente, appoggiandosi al bastone. Takayuki scese dalla macchina e gli and incontro.
L'hai scritta?
S.
E cosa ne hai fatto della risposta?
L'ho messa nella cassetta per il latte, ovviamente.
E funzioner? Arriver dall'altra parte?
Ho la sensazione che lo far.
Takayuki guard suo padre. Gli sembr una creatura misteriosa.
Quando montarono in macchina gli chiese: E cos'hai risposto a quel foglio bianco?
Yuji per scosse la testa. Non rivelo il contenuto delle risposte. Te l'ho gi detto.
Takayuki scroll le spalle e avvi il motore, ma prima che avesse il tempo di far partire l'auto Yuji disse: Un attimo! Takayuki fren di colpo.
Seduto al posto del passeggero, Yuji fiss l'edificio per un po'. Era il negozio che, per diversi anni, gli aveva fornito sostentamento. Non vi era alcun dubbio che gli pesasse molto doversene distaccare. E inoltre per lui non si trattava soltanto di un'attivit commerciale.
Va bene, sussurr in un soffio. Andiamo.
Ti sei messo l'anima in pace?
S. Con questo, tutto  terminato, e detto ci chiuse gli occhi.
Takayuki fece partire la Civic.
6
ERA un peccato che i caratteri dell'insegna Emporio Namiya fossero quasi illeggibili per via della sporcizia, ma premette comunque il pulsante. Cambi angolazione e scatt delle altre foto. Non era particolarmente bravo con la macchina fotografica, e non aveva proprio idea se sarebbero venute bene o no. Poco importava, comunque, visto che non doveva mostrarle ad altre persone.
Mentre osservava il vecchio edificio, Takayuki and col pensiero agli eventi di un anno prima. A quella notte che aveva trascorso l con suo padre.
A rifletterci ora non sembravano nemmeno reali. Si domandava spesso se non fosse stato tutto un sogno. Erano davvero arrivate delle lettere dal futuro? Non aveva pi parlato degli eventi di quella volta con lui.
Tuttavia, il fatto che avesse messo dentro la sua bara il fascio di lettere ricevute in quell'occasione era una verit inconfutabile. Quando si era sentito chiedere da sua sorella e da altri parenti di che lettere si trattasse, non aveva saputo cosa rispondere.
E, a proposito di cose misteriose, come non menzionare la morte di suo padre. Anche se gli avevano detto che avrebbe potuto andarsene in qualsiasi momento, la sua fiammella aveva continuato ad ardere tremolante senza che accusasse alcun particolare dolore, proprio come il filamento prodotto dai fagioli di soia fermentati, che si allunga all'infinito senza mai spezzarsi. Anche i medici erano stupiti. Visse per quasi un altro anno senza quasi cibarsi e dormendo per la gran parte del tempo. Sembrava che per il corpo di Yuji il tempo scorresse pi lentamente.
Takayuki era assorto in questi pensieri quando si sent chiamare. Tornato in s si gir e vide una ragazza alta con un abbigliamento sportivo. Era in piedi e reggeva una bicicletta, sul cui portapacchi era legata una borsa da sport.
Mi dica pure, rispose Takayuki, cosa posso fare per lei?
La ragazza esit e poi chiese.  un parente del signor Namiya?
Takayuki si rilass e rispose: Sono suo figlio. Questo era il negozio di mio padre.
Lei spalanc la bocca e sgran gli occhi, come se fosse molto sorpresa. Ah, davvero?
Conosce il nostro negozio?
S. O meglio, non sono mai venuta a farci acquisti, rispose la ragazza stringendosi nelle spalle, quasi scusandosi.
Indovinando la situazione, Takayuki annu. Allora si  rivolta qui per un problema?
La ragazza rispose di s. Ho ricevuto un consiglio molto prezioso.
Davvero? Sono lieto di sentirlo. Quand' stato?
A novembre dell'anno scorso, mi pare.
A novembre?
L'emporio non aprir pi? chiese la ragazza, guardando il negozio.
... No, mio padre  venuto a mancare.
Sembr che rimanesse senza fiato, e il suo sguardo si intrist.
Ah s? Quando?
Il mese scorso.
Capisco... Le faccio le mie pi sentite condoglianze.
La ringrazio, disse Takayuki annuendo. Pratica qualche sport? domand guardando la borsa sportiva.
S, la scherma...
La scherma? chiese Takayuki sgranando gli occhi, genuinamente sorpreso.
Per la maggior parte della gente  uno sport sconosciuto, disse lei sorridendo e si mise in sella alla bicicletta. Mi scusi se l'ho disturbata. Arrivederci.
Si figuri.
Accompagn con lo sguardo la ragazza che si allontanava pedalando. La scherma. Effettivamente era uno sport con cui non aveva familiarit. Uno di quelli che si vedono soltanto in occasione delle Olimpiadi, e nemmeno in telecronaca, ma solo nei suoi momenti salienti. Quell'anno, tra l'altro, il Giappone aveva boicottato le Olimpiadi e quindi non aveva visto nemmeno quello.
La ragazza aveva parlato di novembre dell'anno precedente, ma doveva essersi sbagliata. In quel periodo suo padre giaceva semincosciente a letto.
Gli venne in mente una cosa e, attraversata la strada, percorse il passaggio di lato all'edificio. Arrivato sul retro, apr il coperchio della cassetta per il latte.
L'interno per era vuoto. La risposta a quel foglio bianco che suo padre aveva scritto quella notte doveva essere arrivata senza intoppi nel futuro.
7
Settembre 2012
NAMIYA Shungo era davanti al computer, incerto sul da farsi. Dopotutto era meglio lasciar perdere, forse? Sarebbe stata una bella seccatura se, con quella stramberia, avesse causato del trambusto. Inoltre era il computer di casa, quindi se la polizia si fosse messa a indagare sarebbe bastato un attimo a rintracciarlo. E i reati informatici erano puniti molto severamente.
E poi non poteva credere che Takayuki gli avesse chiesto un'assurdit del genere, lui che fino all'ultimo era rimasto lucido. Anche il suo tono quando ne avevano parlato suonava deciso.
Takayuki era il nonno di Shungo. Era morto alla fine dell'anno precedente per un cancro allo stomaco. Anche il padre di Takayuki era morto per un cancro, probabilmente era una cosa che si tramandava all'interno della famiglia.
Prima di entrare in ospedale, Takayuki aveva chiamato Shungo nella propria camera e gli aveva detto che aveva un favore da chiedergli. E per di pi voleva che non ne facesse parola con altre persone.
Di cosa si tratta, nonno? aveva domandato Shungo non sapendo resistere alla curiosit.
Tu sei bravo con il computer, vero? gli aveva chiesto.
Be', pi o meno, gli aveva risposto. Alle medie era entrato nel club di matematica, e gli capitava spesso di usarlo.
Takayuki allora aveva tirato fuori un foglio di carta.
Vorrei che a settembre dell'anno prossimo facessi girare su Internet il messaggio che c' scritto qui.
Shungo aveva preso il foglio e lo aveva letto. Il contenuto era piuttosto bizzarro.
Ma cos'? Che significa?
Takayuki aveva scosso la testa.
Non devi stare a pensarci troppo. Vorrei solo che facessi in modo che ci che vi  scritto avesse una diffusione ampia. Pensi di riuscirci?
Penso di s, per...
Per la verit vorrei farlo io stesso. Cos avevo promesso.
Promesso? A chi?
A mio padre. Che poi sarebbe il tuo bisnonno.
Il padre di mio nonno...
Per devo ricoverarmi in ospedale. E non so fino a quando rimarr in vita. Per questo ho pensato di chiedere a te questo favore.
Shungo non aveva saputo cosa rispondere. Aveva intuito dai discorsi dei suoi genitori che al nonno non rimaneva molto da vivere.
Ho capito, aveva detto. E Takayuki aveva annuito con aria soddisfatta.
Non era trascorso molto tempo da quell'episodio quando il nonno aveva infine lasciato questo mondo. Shungo aveva partecipato alla veglia e al funerale, e la salma nella bara sembrava volergli dire:  tutto nelle tue mani, ora.
Da quel momento la promessa fatta a Takayuki era diventata un pensiero costante. Continuava a chiedersi come avrebbe potuto mantenerla quando infine arriv il mese di settembre.
Shungo guard il foglio che aveva tra le mani, il foglio che aveva ricevuto dalle mani di Takayuki. Il testo diceva cos:
Il giorno 13 settembre, da mezzanotte fino all'alba, verr riaperto il servizio di consulenza dell'Emporio Namiya con una richiesta per tutti coloro che si sono rivolti a esso in passato e ne hanno ricevuto risposta. Come hanno influito quelle risposte sulla vostra vita? Sono state utili? Oppure non sono servite a niente? Saremo felici di sentire le vostre opinioni qualunque esse siano. Inserite pure le missive nella buca sulla serranda, come si faceva una volta. Grazie per la vostra cortesia.
C'era un'altra cosa che aveva avuto da lui assieme a quel foglio: una fotografia dell'Emporio Namiya. Shungo non ci era mai andato ma pareva che il negozio fosse ancora in piedi.
Sapeva dai discorsi del nonno che la famiglia paterna in passato aveva gestito un emporio, ma nessuno gliene aveva mai parlato.
Cos'era quel servizio di consulenza? E che significava che sarebbe stato riaperto?
Forse era meglio lasciar perdere. E se poi la situazione fosse stata irreparabile?
Shungo fece per chiudere il portatile, ma in quell'attimo qualcosa entr nel suo campo visivo.
Era l'orologio da polso appoggiato in un angolo della scrivania. Era un ricordo di Takayuki, il nonno a cui aveva voluto cos tanto bene. Quell'orologio, che ogni giorno rimaneva indietro di pi di cinque minuti, era stato regalato a Takayuki dal padre per festeggiare l'ammissione all'universit.
Shungo guard torvo lo schermo del computer. Sulla superficie scura del monitor spento si rifletteva il suo volto, che and a sovrapporsi a quello di suo nonno.
Una promessa da uomo a uomo andava onorata. Shungo riaccese il computer.
...
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...
FINE Parte 1.